La dolce vita

Piaceri inesplorati a Budapest, una metropoli vibrante, cosmopolita, con bei parchi e una vita notturna pittoresca

  • di Kingsize
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

…la corona di quella terra che ’l Danubio riga (Dante, Paradiso)

I montanari lo sanno, e anche chi abita agli ultimi piani: è un piacere osservare dall’alto. Dalla Statua della liberazione – quella che reggeva un’elica quando fu dedicata al figlio di uno dei dittatorucoli di cui è affollata la scena politica ungherese del XX secolo – o dal belvedere della Galleria Nazionale, il panorama di Budapest, risorta dalle rovine in cui la disfatta del 1945 l’aveva lasciata, è uno spettacolo.

Identificare i punti iconici non è facile: il caseggiato è uniforme, privo dei grattacieli che caratterizzano centri più recenti, e Városliget, il grande parco cittadino, è relegato al bordo dell’industrioso alveare umano addossato a questa curva del Danubio. Il traffico scivola sulle ampie arterie che lo affiancano; i tram, come bruchi gialli su dei rametti, s’avventurano sui ponti che lo attraversano e, non avendo scadenze e preoccupazioni, si potrebbe restare per ore a gustare con indifferenza il futile andirivieni là sotto. Il piacere si fa sottilmente perverso se a sentirsi re della città si indulge dall’attico di uno stabilimento termale, a mollo in una vasca rivestita di mosaici blu: per una modesta cifra, questa carezza all’ego è possibile ogni giorno ai bagni Rudas. Sotto il terrazzo panoramico, si mangia con stile in accappatoio; sotto il ristorante, si sguazza nelle vasche recentemente rinnovate, a temperature dai 15 ai 42 °C. Dalla linearità e dall’apertura degli ambienti moderni, attraversando spogliatoi con venerandi arredi in massello, s’accede ad uno spazio dimenticato dal tempo: la grande vasca ottagonale ottomana, colla cupola stellata di minuscoli occhi dai quali raggi colorati si tuffano nell’acqua come, dalle vetrate d’una cattedrale, filtrano i colori, chiazzando la navata. Le colonne che abbracciano la piscina conferiscono all’ambiente, immerso in una perenne penombra, una sacralità che invita gli uomini discinti, che s’alternano tra le vasche, la sauna finlandese e il bagno turco, a un’attenzione maggiore verso il proprio corpo, contro cui s’accaniscono perniciose abitudini e cibi velenosi.

“Città delle terme”, annuncia un dépliant pubblicitario, e a ragione: le Király (“Reali”, ma in urgente bisogno di ristrutturazione) sono le uniche altre a ritenere la suggestione turca, mentre le Gellért, parte dell’omonimo, imponente albergo a quattro stelle, accolgono con le eleganti curve déco delle majoliche e con le onde artificiali della grande piscina all’aperto. Attrazione imprescindibile, nelle Széchenyi, piacevolmente attorniate da aiole fiorite e dal parco, ci si può lasciar portare dalla corrente circolare qui o, là, farsi massaggiare gli zebedei dai getti verticali dal fondo della vasca, nuotare nella piscina o conversare amabilmente nella terza vasca all’aperto. All’interno si snoda un rosario di pozze, piscine, saune e vapori per tutti i gusti e a tutte le temperature, e non manca nemmeno il massaggio thai. Per eludere i sensi di colpa connessi ad un’attività così ludica è necessario immergersi con la serietà d’un necessario rito sociale, quale in effetti appare essere per i locali. Sotto lo sguardo d’una voluttuosa Leda, ogni giorno è il giorno delle terme. Le partite colla scacchiera poggiata sul bordo della vasca, le confidenze che scorrono mentre l’acqua borbotta, la pura joie de vivre che ha lasciato nello spogliatoio dilemmi e doveri ricreano le scene che Diocleziano e Caracalla vivevano nelle loro terme: Budapest ha raccolto con passione il lascito di Roma

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