C'è il sole a Salvador

Una poesia di viaggio...

 

C’è il sole a Salvador. E caldo. E Milena: 24 anni, 2 figli. Aspetta settembre. Una sentenza per detenzione di droga. Alice. Sua madre. Ospitale. Sorridente. Tranquilla. Trasmette una grande forza. Suo marito. Un uomo di polso. Parla di politica con tono infervorato. Capisco abbastanza per coglierne l’insoddisfazione, che “tanto sono tutti uguali”. Come in Italia. Una normale domenica come te la immagini in Brasile. Quasi uno stereotipo. I bambini tra le case fatiscenti. Le strade ripidissime. Il calcio. Onnipresente. La musica. Ovunque. Tutte le porte aperte mostrano ventilatori e tv accese. Pomeriggio fiacco. Tempi lenti. Pure troppo. L’impatto col nuovo mondo è fortissimo. E’ amore. Perché certe immagini le vedi solo nei film. Colori accesi. Di un passato coloniale. Odori pungenti. Olio di dendè. Sole forte. Siamo ai tropici. Spiagge e palme. Ripeto, siamo ai tropici. E’ odio. Perché non hai più nessuno schema a cui aggrapparti. Perché la solitudine a volte spaventa. Perché ti chiedi “chi te l’ha fatto fare”. Perché la malinconia è una dolce compagna che non ti abbandona mai, anche se la pelle è bruciata dal sole, anche se la musica continua a suonare. C’è il sole a Salvador.

Scrissi queste parole nei miei primi giorni in Brasile. Mi aspettavano tre mesi di viaggio e solitudine, con un bagaglio emozionale pienissimo e tanti timori. Quello che ancora non sapevo è che non mi sarei mai sentita sola, che lo splendore del mondo mi avrebbe regalato una sensazione onnipresente e quasi onirica di gioia, che non avrei più smesso di ringraziare per ogni singolo momento vissuto in quel periodo. Ora conosco la saudade.

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