Viaggio nel nord-est del Brasile - Stato del Piauì - Stato del Maranhao
"Pode entrar? Sim,Pode!" - Ottobre missionario "dentro" con Don Sandro Spinelli. Sulla soglia di una casa brasiliana, per farsi annunciare, si battono le mani. Poi, quando ci si accorge della presenza di qualcuno si domanda <>. L'immancabile risposta è >.
Sabàdo: 17 outubro 2009. Fortaleza-Cearà: ore tre del mattino. Sono sbarcato da poco compilando innumerevoli questionari compreso quello della grip suina. In questo viaggio ho proprio constatato le concrete peripezie del last-minute d'un volo low cost. Non è il jet lag che mi da fastidio ma la sommatoria dei ritardi, l'ora indecente e l'impossibilità di comunicare con chi mi aspettava ore fa, anche se non conosco il portoghese! Su queste stesse poltroncine, anni fa in compagnia, ho già bivaccato altre ore e ore di attesa. I braccioli mi accolgono come pellegrino conosciuto: sembrano piccole braccia di Morfeo. Marina, dell'organizzazione Spinelli, non può esserci in piena notte. Ha lei il biglietto e fra un'ora apre il ceck-in per Teresina. Poi tutto si risolve con un bel sospirone: un caffè insieme un abbraccio e un saluto con l'arrivederci fra una settimana. Poverina, è venuta in aeroporto cinque volte da ieri pomeriggio! L'ennesima conferma dell'ospitalità e disponibilità brasiliana.
A Teresina-Piauì giungo in perfetto orario. Oltre la vetrata scorgo Don Sandro. Non mi sento in forma. Sarà il viaggio? Col suo vecchissimo pick-up subito via per il Centro Comunitario di Canaà nel Maranhao dove c'è anche il suo eremo. Canaà si trova a cinquanta km. Da Teresina e ci si arriva attraverso i lunghi ponti del Rio Parnaìba che fa da confine di stato. Sono qui per uno scopo ben preciso (vedasi V.A. Dello scorso mese di novembre sotto il titolo "Don Sandro, una vita in difesa degli uomini"). Non c'è un attimo da perdere: voglio vivere intensamente questi momenti per poterli descrivere agli amici e stare con lui per ogni eventualità. "So già" che non è affatto convinto di presenziare alla cerimonia. Ritrovo Jùlio che con Francisco manda avanti Canaà. Jùlio ha due bambini che conosco: Natanaele e Valeria che cinque anni fa era in braccio alla mamma Jainana.
Il Centro Comunitario. E' occupato da un bel gruppo - quasi tutte ragazze - con alcuni responsabili d'una chiesa pentecostale. Di "chiese" il Brasile è pieno. Loro sono qui in ritiro sul tema "Incontriamo Dio". Canaà è una sorta di sito ecumenico dove molti gruppi e sette protestanti si alternano. Curiosamente i cattolici, a cui appartiene, sono i meno assidui. Il giorno seguente a pranzo tutti noi insieme da Jùlio, avremo modo di commentare negativamente alcuni aspetti del convegno dato che ne "sentiamo" gli effetti. Per ore e ore - dalla sera prima - si susseguono urla, grida e strepiti in forma esasperata e incomprensibile. Non credo di essere molto distante dal ritenere che qualche mente fragile, soccube e plagiata, è in balìa e in lotta contro il "demonio" e vuole "liberarsi" clamorosamente.
Canaà muore? Subito mi accorgo che c'è qualche cosa di strano che non mi torna. Canaà non sembra più quella di prima. La rigogliosa vegetazione appare spenta, rinsecchita, giallastra. L'aria non è intrisa del fresco del verde vivo. Quasi tutte le piante, anche quelle più alte e possenti, soffrono vistosamente. Il "cajù" che qui impera è dismesso, quasi nudo di fogliame. Ne parlo con Don Sandro che conferma tutte le mie e le sue preoccupazioni. E' qui da quindici giorni è si è già risvoltato le maniche della...canottiera per tentare di capire. Due sono i principali problemi: la mancanza di bagnamento costante e metodico che Jùlio e Francisco non possono garantire e, soprattutto, l'attacco dei "cupim" (termiti) che divorano tutto ciò che sa di legno. Perfino la palma di "babaçu", l'essenza più autoctona del nord-est brasiliano, è ferita a morte. A milioni, le termiti, prima si creano le loro gallerie-scudo sul terreno come se fossero delle vene bene in vista, poi risalgono la pianta penetrandovi nei punti deboli e l'assediano definitivamente creando enormi bubboni-nido in posizione strategica alla convergenza dei rami principali. Da quel momento non c'è più nulla da fare se non ingaggiando una guerra totale a colpi di fuoco e veleno. Che tristezza non aver potuto combattere per tempo questo tremendo "nemico". Sono sicuro che se Don Sandro fosse stato qui, forse si sarebbe persa una battaglia, non la guerra