L'insalata

E’ tarda sera nell’affascinante San Francisco. L’aria è gradevolmente fresca ed è ora di cena.

Siamo ormai alla terza settimana di viaggio e dopo tanti pasti frugali (ed anche qualcuno saltato) abbiamo deciso di concederci una cena speciale. In città ci sono molti locali famosi con cucina italiana ma fra tutti ce n’è stato segnalato uno in particolare ed è proprio lì che stiamo andando. Scendiamo dal taxi che ci ha “regalato” belle immagini della città illuminata ed entriamo nel ristorante; la sala è grande e l’atmosfera è invitante. Sappiamo che il personale del locale è in grande maggioranza italiano ma, per gioco, abbiamo deciso di non esprimerci nella nostra lingua. Vedremo quanto impiegano ad accorgersi che siamo connazionali. Siamo fortunati e riusciamo ad evitare la domanda relativa alla nostra provenienza. Cominciamo con un bel piatto composto da ravioli alla ricotta e tagliolini alle verdure. Sono ottimi e potremmo fare i complimenti nella nostra lingua ma preferiamo aspettare ancora un po’. Considerando le dimensioni della prima portata decidiamo di proseguire solo con un’insalata. Negli States ci sono vari modi di condire l’insalata ed è quindi necessario specificare come la si gradisce. Alla classica domanda a proposito del tipo di condimento preferito, rispondiamo di gradire quello italiano. Attendiamo l’arrivo delle insalate che non vengono preparate in cucina ma al centro della sala ristorante con una sorta di esibizione dei camerieri. Ecco, sta per cominciare un altro show!

Il cameriere prende delicatamente l’insalata con le pinze, la mette nella ciotola, aggiunge alcuni spicchi di pomodoro sbucciato, qualche broccoletto, qualche carota tagliata a julien e poche rotelline di cetriolo. A parte versa un uovo crudo in una casseruola, aggiunge pane e parmigiano grattugiato e con una frusta mischia il tutto per qualche attimo. A cosa servirà quello strano composto? E’ presto detto: con ampi gesti teatrali il cameriere lo versa nella ciotola delle verdure e con due posate di legno amalgama i vari componenti. Ci chiediamo come si possa rovinare un’insalata in quella maniera e seguiamo con lo sguardo la consegna della ciotola per vedere chi ha ordinato una cosa tanto disgustosa, con un uovo crudo dentro! Il cameriere viene da noi! Com’è possibile? Sarà uno scherzo! In un buon inglese faccio notare che avevamo ordinato il condimento italiano. Ci rispondono che quello è il condimento italiano. Mi freno e non mi esprimo come vorrei nella lingua che mi è propria poi guardo Paolo che mi fa intendere, con un gesto, di stare zitta. Accettiamo quindi il contenuto delle nostre ciotole. Riusciamo a mangiare qualche verdura e qualche foglia dopo averle ripulite il più possibile da quel miscuglio poco gradito poi, dovendo “rifarci la bocca”, chiediamo al cameriere il menu dei dessert e scegliamo un’eccellente creme caramel che gustiamo ripensando comunque alla scena di pochi minuti prima.

Si è fatto tardi ed è meglio chiedere il conto. Come lo chiediamo? In italiano naturalmente! Il nostro cameriere rimane a dir poco sorpreso e chissà perchè ritorna con il direttore del locale che ci fa notare quanto sia per loro un piacere averci in sala e offrirci i dessert ed il caffè. Ringraziamo e comunque non resistiamo alla tentazione di chiedere perché propongano come italiano un condimento del genere. Ci viene risposto che la maggior parte dei clienti stranieri, abituata a mischiare e ad appesantire le insalate con varie salse, rimane perplessa quando sente che il condimento italiano è composto “solo” da olio, aceto, sale e pepe. Per questo motivo si sono inventati una strana versione vicina ai gusti anglosassoni che, naturalmente, non consigliano mai ai clienti italiani. Torneremo in quel locale e ci comporteremo alla stessa maniera perché in fin dei conti, insalata a parte, abbiamo mangiato molto bene e ci siamo divertiti!

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