DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno .4

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione PARAGUAY 4) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 4. Sezione BRASILE 5) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 5. Sezione BOLIVIA 6) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 6. Sezione CILE 7) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 7. Sezione BOLIVIA 8) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 8. Sezione PERÚ Per leggere il racconto completo bisogna seguire quest’ordine

Atterrammo su una striscia di terra larga quanto le ali. Appena misi giù i piedi inondai la pista di Miranda di succo d’arancia. Non avevo nemmeno la forza di pensare al disastro che avrei combinato se fosse successo solo un minuto prima. Il tipo elegante si sbellicava dalle risate, il pilota un po’ meno. A pochi passi dalla pista c’era una macchina che lo aspettava, con tutta la famiglia a bordo. Fu lieto di darci un passaggio fino alla stazione degli autobus. Jürgen mi vide in evidente difficoltà motoria e portò anche il mio zaino fino alla macchina: una Fiat Uno, molto comune in Brasile e in Paraguay. Riuscimmo ad entrare tutti: marito, moglie, tre bambini, io e i tre nibelunghi, oltre ai nostri zaini. La moglie conversava tranquillamente, come se viaggiare in quelle condizioni fosse una cosa di tutti i giorni. I bambini, nelle loro postazioni elevate, trasformarono quella situazione in un nuovo e divertente gioco. Arrivammo alla fermata degli autobus piuttosto rattrappiti. Il tipo ci cambiò i guaraníes avanzati e qualche dollaro, un’altra delle sue tante occupazioni. Ci salutò con l’immancabile sorriso, salì in macchina e ripartì.

FRONTIERA Il prossimo autobus sarebbe passato alle due del pomeriggio. Parlando un misto di spagnolo e di portoghese maccheronico comprammo i biglietti per Corumbá. Dei pesanti nuvoloni neri spensero in un baleno quella giornata fino ad un attimo prima radiosa, scaricando un’acquerugiola fine e persistente. Restammo ad aspettare seduti sotto la tettoia del bar. Lentamente mi ripresi e riacquistai un colorito quasi umano.

Sull’autobus capitai di fianco ad un vecchio che attaccò a parlarmi in portoghese. Quando si fermava per ritrovare il filo del discorso annuivo fingendomi interessato, quando invece dal tono mi sembrava di cogliere una battuta mi esibivo in uno dei miei soliti sorrisi ebeti. Non capivo praticamente nulla di quello che mi stava dicendo, ma il vecchio chiacchierò soddisfatto per tutto il resto del viaggio. L’autobus correva spedito sulla strada perfettamente asfaltata, che sembrava galleggiare in mezzo agli acquitrini del Pantanal, una vera e propria sfida a quella regione aspra e meravigliosa. La natura dominava ancora incontrastata. Le poche fattorie, rialzate su collinette chiamate cordilheiras, non disturbavano affatto quel paesaggio primordiale. I rami scheletrici degli alberi morti ospitavano centinaia di avvoltoi neri. Sotto di loro, nell’acqua stagnante, vagavano in cerca di nutrimento aironi, gru e jabirú, le grandi cicogne bianche e nere simbolo del Pantanal, conosciute anche come tujujú. In cielo volavano aquile, falchi e kara kara. Un capibara ci attraversò la strada e andò a tuffarsi in uno stagno, scomparendo tra la vegetazione affiorante. Essere di nuovo in movimento mi mise di ottimo umore. Jürgen era riuscito ad aggiudicarsi un posto davanti, dove poteva allungare comodamente le gambe. Hans e Carola dormivano nei sedili di mezzo. Dopo un paio d’ore giungemmo in vista del Río Paraguay. In quel punto alcuni rilievi interrompevano la piatta monotonia del paesaggio. Qui sorge Morrinho, collinetta. La sua posizione elevata le permette di salvarsi dalle disastrose inondazioni del fiume. Porto Morrinho, invece, è costituito essenzialmente da un ponte e da un misero embarcadoiro, entrambi portati via dall’ultima piena. Ci incolonnammo dietro altri veicoli fermi. Due massicci pilastri di calcestruzzo irti di tondini di ferro svettavano minacciosi sulle due opposte rive del fiume. Tutt’intorno i bulldozer avevano spianato la boscaglia lasciando una distesa di fanghiglia rossa. Ma i lavori di ricostruzione sarebbero durati ancora chissà per quanto. L’autobus entrò insieme ad altri mezzi sopra una grande chiatta. Uscimmo per sgranchirci le gambe e per gustare la magia di quel posto. A monte il fiume si allargava in un dedalo di canali e di isolette popolate da colonie di uccelli di ogni specie. Sulle sponde poltrivano numerosi jacaré, i caimani dagli occhiali. Almeno, fino a quando il rumore dell’imbarcazione non li faceva scattare rapidamente in acqua

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