Botswana, the place of plenty

Mombo, il luogo dell’abbondanza, un miraggio per chi ama la natura africana più estrema e selvaggia

  • di dabi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Mombo, the place of plenty – il luogo dell’abbondanza -, teatro di uno spettacolare documentario del National Geographic, un miraggio per chi, come noi, ama la natura africana più estrema e selvaggia. Un sogno impossibile da realizzare in quanto il costo di un soggiorno a Mombo è proporzionale alle sue peculiarità e fama.

Tuttavia la notizia della chiusura di Mombo Camp per ristrutturazione e, contestualmente, dell’allestimento di un campo provvisorio, accende i miei “sensori” e mette in moto un meccanismo ormai consueto. Wilderness Safaris conferma che le prenotazioni per il nuovo campo sono al completo ma che è ancora possibile ottenere una sistemazione presso Little Mombo ad un prezzo quasi dimezzato. Nonostante la promozione e le tariffe praticate, va detto che il totale è comunque una cifra esorbitante, ma il restyling di Mombo e poi di Little Mombo comporterà inevitabilmente una revisione dei prezzi e quell’area della Moremi Game Riserve continuerà ad essere per noi “comuni mortali” una faccenda impossibile, quindi… ora o mai più!

Ci diciamo, non senza imbarazzo, evvai, Botswana sia!

Fino ad ora, la nostra teoria che le occasioni vanno prese al volo e che la vita va vissuta in ogni istante senza rinviare nulla, si è rivelata vincente. Ci accingiamo così a tornare in Botswana, paese ricchissimo dal punto di vista faunistico e naturalistico, per la quarta volta.

A Mombo abbiniamo Savuti e Vumbura, 4 notti per campo, così da avere un buon margine di tempo per apprezzare ciascuna area.

Per i voli scegliamo Emirates che offre la miglior tariffa e gli operativi più comodi, con scali forse un po’ troppo dilatati ma che ci risparmiamo sicuramente il patema di perdere le diverse coincidenze.

Culliamo l’attesa di tornare in Africa mentre l’inverno è stranamente mite. Trascorrono le feste natalizie, termina gennaio, febbraio vola e prima della sua fine è già tempo di partire.

21 e 22 febbraio 2016

Domenica, la sveglia suona alle 4, è tutto pronto, ci vestiamo in fretta, chiudiamo casa e raggiungiamo Malpensa.

Con Emirates è d’obbligo uno scalo a Dubai. Dovendoci sostare 4 ore, la compagnia aerea ci omaggia di 2 buoni pasto che consumiamo in uno dei tanti ristoranti all’interno del terminal.

Si vola poi a Johannesburg, scalo lungo oltre 5 ore. Altro aereo, in un decrescendo in ordine di grandezza, diretto a Maun e infine l’aereino Wilderness Air Botswana solo per noi due.

Alle 16 del giorno seguente, lunedì, dopo 36 ore di viaggio arriviamo a Savuti camp. Compresi noi, in totale gli ospiti sono solo quattro. Avremo una guida privata, lo stesso l’altra coppia. Siamo stanchissimi, ma – memori di una mancata uscita in Zimbabwe e di un leopardo perso – prendiamo accordi per un game drive più breve. Una doccia veloce e un’ora più tardi, anche se non nutro grandi aspettative, siamo a bordo della ormai familiare jeep aperta. La prima brutta sorpresa è scoprire che il Savuti Channel si è totalmente prosciugato un mese fa. Nel suo alveo ora cresce una “foresta” di papiri. La vegetazione è ovunque, il verde è interrotto da pozze di acqua piovana più o meno grandi. Il bush e i boschetti di alberi di mopane forniscono abbondante cibo per elefanti e giraffe. L’ambiente è bellissimo, le verdi praterie sono punteggiate di “spighe” bianche. Un ippopotamo solitario colonizza una pozza, mentre una intera famiglia si è insediata in una laguna più grande. Piccoli coccodrilli e uccelli fanno da contorno. Gli ippopotami sbadigliano e, spesso, si azzuffano scuotendo l’acqua. Tra grandi e piccoli ne contiamo circa una ventina. E’ sempre piacevole osservarli e coglierli con la bocca spalancata. In questa area sono presenti due gruppi di licaoni, ne seguiamo le tracce, ma anziché i cani selvatici troviamo due leopardi. Per noi questa è una prima assoluta. Sino ad ora abbiamo ormai visto e seguito molti leopardi, ma sempre un unico esemplare per volta. Siamo raggianti nell’osservare una femmina con il figlio maschio di taglia leggermente più piccola. L’erba alta li nasconde parzialmente, non è facile fotografarli, soprattutto insieme, tanto che decido di rinunciare alle foto e di godermeli. I due felini si separano, ma mamma leopardo emette un suono che ripete - un richiamo – per segnalare la propria presenza. La coppia poi si riunisce, simula agguati cui seguono diversi attacchi. E’ stupendo vedere i due animali balzare da una certa distanza uno sull’altra, in una sorta di aggressione. E’ evidente che mamma leopardo sta insegnando al piccolo le tecniche di caccia e di cattura di una preda. Li perdiamo di vista, ma li ritroviamo poco dopo, nei pressi del loro bottino. Si tratta di un piccolo waterbuck che trascinano e nascondono nel folto di un cespuglio e che a turno divorano. Sentiamo il rumore della carne strappata e della masticazione. Attorno non c’è anima viva, nessuna jeep, né altri spettatori, solo – per pochi minuti – la seconda coppia di ospiti del campo. Una corpulenta iena si mantiene a distanza, in attesa dei resti della piccola antilope e del proprio turno per la partecipazione al banchetto. Ottimo inizio! Mi compiaccio per non aver ceduto alla stanchezza rinunciando a questa prima uscita. Il lunedì, nei campi Wilderness, è “tradizione” che si ceni nel boma e che si assista a uno spettacolo impersonato da chi lavora al campo. Molto suggestivo, il coro di voci ha una musicalità da far venire la pelle d’oca, ma il mio fisico reclama la posizione orizzontale, spero che, dopo le danze, la cena termini presto. Un comodo lettone e i suoni della notte africana mi accompagnano in un sonno rigenerante

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