La città di Mostar

03-22 agosto 2002 Croazia Bosnia Erzegovina Nell’estate mi sono recata in vacanza in Croazia sconfinando anche, forse per troppo poco tempo, in Bosnia ed Erzegovina. Siamo andati in moto, Sandro ed io. Abbiamo risalito la nostra bella Italia verso est ...

  • di Paola & Sandro
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  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

03-22 agosto 2002 Croazia Bosnia Erzegovina Nell’estate mi sono recata in vacanza in Croazia sconfinando anche, forse per troppo poco tempo, in Bosnia ed Erzegovina.

Siamo andati in moto, Sandro ed io.

Abbiamo risalito la nostra bella Italia verso est passando da Firenze, Bologna, Ferrara, Rovigo, Padova, Venezia, attraversando il Piave, Portogruaro, Monfalcone, Trieste, oltrepassando il confine Sloveno a Sezana, alla volta di quello croato a Rupa per poi scendere su Rijeka, chiamata da noi italiani Fiume.

E’ stata per noi una vacanza bellissima, penso proprio di poter usare la parola indimenticabile, ma ciò che ho voglia di fermare su questo foglio è un’esperienza umana che mi sono trovata a vivere, un’esperienza importante anche se non bella.

Dopo il nostro soggiorno a Split, in italiano Spalato, abbiamo ripreso il nostro viaggio verso sud, passando per le isole di Brac e Hvar, tornando a scendere sulla costa da Drvenik a Gradac tra le insenature della terra e il blu molto forte del mare, fino a Ploce dove dall’estuario del fiume Neretva siamo risaliti contro corrente fino a Metkovic.

Metkovic è una nuova città di confine, perché chiaramente prima della guerra in quel punto non c’era la dogana.

A Metkovic pernottiamo da una famiglia contadina, con la quale non siamo riusciti a scambiare una parola, abbiamo comunicato completamente a gesti e a sguardi.

Il mattino successivo abbiamo passato il confine con la Bosnia ed Erzegovina e siamo stati subito fermati, perché un contingente ONU spagnolo stava annientando delle mine.

Dopo una ventina di minuti siamo ripartiti destinazione Mostar e raggiungendo i primi paesi siamo subito stati incuriositi dalle tante bandiere croate che sventolavano sulla strada e dalle case, c’erano inoltre delle scritte della Comunità Democratica Croata con espressioni tipo “Restiamo uniti e insieme”, che stavano a rappresentare la volontà della gente di questi paesi, in altre parole la volontà di staccarsi dalla Bosnia e unirsi alla Croazia, indipendentemente dal fatto che anch’essa sia stata riconosciuta dalle Nazioni Unite.

Continuando il viaggio verso Mostar la strada attraversava campagne che parlavano ancora di guerra: molte case distrutte e poche in ricostruzione, colline e montagne nere, incendiate, cimiteri composti da croci di soldati croati-cattolici e lapidi di soldati bosniaci-musulmani, caduti durante il conflitto.

L’entrata a Mostar mi ha scosso.

Immaginavo di trovare una città ancora molto distrutta, ma non sapevo precisamente cosa sarei andata a vedere, non ero mai stata così vicina alla guerra.

Veramente la guerra è finita ormai da cinque, sei anni e ciò che ho visto io sono soltanto muri con crepe, squarci, case sbriciolate, sventrate, schegge di pietra ovunque e ancora case e palazzi rimasti in piedi ma con segni evidenti di grossi colpi di cannone o non meno terrificanti a vedersi, piccoli e migliaia buchi di mitraglia.

E’ stata l’esperienza più terribile che io abbia avuto, i miei occhi hanno visto per la prima volta la guerra, o meglio, in realtà ho visto soltanto il passaggio della guerra... Ho visto solo i muri della guerra...Ma il dopo guerra mi è sembrato altrettanto duro, ‘quanto’ la guerra stessa.

La città di Mostar è divisa dal fiume Neretva, molte case e il Ponte Vecchio, sono ancora distrutte, ma un enorme muro si è invece innalzato, sì, la guerra ha distrutto tanti muri, ma ne ha innalzato uno invisibile che solo la pace potrebbe far cadere... Abbiamo visitato la città, la parte croata non ha molto da offrire dal punto di vista culturale, quindi abbiamo passato più tempo nella parte islamica, più caratteristica e quasi completamente ricostruita: dove abbiamo pranzato e abbiamo a lungo parlato con il ristoratore e con un artigiano, entrambi molto gentili e disponibili

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