MI MO SVANA (Siamo con Voi)

Siamo tornati da circa due giorni da un breve itinerario attraverso la Bosnia Erzegovina (BiH) e Repubblica Serba della BiH. Abbiamo preparato grande parte di questo viaggio proprio leggendo i racconti sul sito che ci ospita, oltre che sulla inossidabile ...

  • di Luca Montelatic
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Siamo tornati da circa due giorni da un breve itinerario attraverso la Bosnia Erzegovina (BiH) e Repubblica Serba della BiH.

Abbiamo preparato grande parte di questo viaggio proprio leggendo i racconti sul sito che ci ospita, oltre che sulla inossidabile Lonely Planet (edizione EDT) e quanto altro fosse a disposizione.

Il proposito che ci ha spinto in queste zone (io ero già stato nove anni fa in Albania e Kossovo) era capire cosa fosse mai successo oltre le pagine dei giornali e, per fortuna, oltre quel poco di televisione che avevamo visto e dimenticato prontamente.

Ciò che ci è apparso immediatamente, anche da una prima lettura, è il contenuto di taglio superficiale e grossolano usato per riportare notizie storiche sociali e culturali, poste in secondo piano rispetto ad altre tecnico pratiche o puramente turistiche.

Si nota cioè un vero e proprio “scollamento” fra la realtà incontrata nel Paese e la preparazione “sensoriale” che da una previa lettura di informazioni, dovrebbe scaturire.

Tutto ciò accade non per vetustà e quindi non contemporaneità fra quanto scritto e quanto vissuto, ma piuttosto, per scarsa comprensione, e forse interesse, intorno a ciò che è successo ed alla cultura di un popolo tutto, Serbi e Croati compresi.

Anche alla vista di quelle case sventrate, di quelle schegge che erodono di vergogna i muri e gli alberi, non si riesce assolutamente a darne, non solo un significato, ma un tempo uno spazio, un riferimento geografico, militare, una ragione turistica se non quella di fare silenzio e capire.

Questo, certo, nessuna guida può dire.

Non si può e deve parlare di sporcizia o lussuria per le vie di Mostar, di malodore o profumo a Bascarsija di Sarajevo, di orrore o perfezione per le piazze di Banja Luka se non si pensa al silenzio che non solo la guerra ha generato ma, specialmente, la completa ignoranza (nel senso completo del termine) dei governi (tutti) della Unione Europea, quando avrebbero già dalla caduta del Muro di Berlino dire e, soprattutto, fare la propria parte, facilitando il processo di naturale disgregazione, frizionando il più possibile dissapori in atto qui da secoli.

“Nemo profeta in Patria est”. A tutt’oggi i Bosniaci non sono apprezzati dai Serbo_Bosniaci a due passi da Sarajevo stessa, i Musulmani Erzegovini non sono apprezzati, in Patria loro, dai cattolici Croati e, Bosniaci ed Erzegovini, non vedono di buon occhio la convivenza “in Patria” con la repubblica SRPSKA (Serba a maggioranza ortodossa).

E questo non appare manifestamente, ma rigurgita dal profondo, parlando con la gente, vivendo nelle case.

Ci è capitato un fatto abbastanza eclatante a tal riguardo: cercavamo nelle immediate vicinanze di Sarajevo il “Tunnel della Speranza”. Chi ci diceva di recarsi prima, chi ci diceva di andare dopo l’aeroporto, rimbalzavamo a destra e sinistra. Ci fermammo in prossimità dell’entrata della Aerostazione e, ad un gestore di trattoria, chiedemmo nuovamente l’ubicazione, facendogli vedere relativa foto e scritta in Bosniaco. Ci farfugliò qualcosa, poi sogghignando un po’ seccatamente capimmo la parola “propaganda”. Ad una nostra ulteriore richiesta, poiché non avevamo ancora capito, ci fu detto che era tutta pubblicità di “quelli li” e che sia lui, sia tutte le persone a lui vicino, erano le meno giuste a cui domandare tale informazione, in quanto Serbi, abitanti in territorio Serbo della Bosnia. Tutto questo nella prima periferia di Sarajevo! Il muro di Berlino non esiste più, ma il velo di quel muro si è spostato altrove, dentro la storia di un’altra città, nelle periferie ove i bambini, senza accorgersene, fanno rimbalzare il pallone da una parte ad un’altra di quella che si crede la stessa città

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