Alone in Bordeaux

Il mio fine settimana solitario in una città da fiaba, tra arte, architettura e bistrot pieni di charme

  • di AlixA
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Sto entrando nella città vecchia, più esattamente nell’antico quartiere di Saint-Pierre. Compreso tra Place de la Bourse e Place du Parlement, ha rappresentato per secoli il cuore della città, fin dall’epoca della Gallia romana e poi di quella medievale. I duchi di Aquitania stabilirono qui le sedi del loro potere, nell’attuale piazza del palazzo. Guardandosi intorno si scopre il passare del tempo, dalle case più antiche, del XV-XVI secolo, fino agli eleganti hôtel particuliers che testimoniano la ricchezza di Bordeaux nel suo periodo d’oro, tra Sei e Settecento. Place de la Bourse mi appare sontuosa proprio come me l’immaginavo. Per godermi il Miroir d’eau, lo specchio d’acqua realizzato nel 2006 tra Place de la Bourse e tra il Quai de la Douane et le quai Louis XVIII, attraverso la strada per raggiungere la riva della Garonna. L’architetto Michel Corajoud ha concepito quest’opera scenografica che crea uno specchio d’acqua davanti alla zona più monumentale di Bordeaux. Peccato che il tram e le auto sfreccino lungo la strada, rovinando la poesia dell’insieme. Passeggio tra le vie punteggiate di brasseries e bistrot. Place du Parlement, dietro la Place de la Bourse, è un grazioso carillon, completo di suonatore di fisarmonica e di colombi svolazzanti sulla fontana centrale. Per rifocillarmi entro in un luogo davvero magico, L’Autre Petit Bois. Sul soffitto di questo originale caffè, tra le folte chiome degli alberi, spuntano vecchi lampadari di cristallo. Alle pareti sono appesi una miriade di ritratti e fotografie d’epoca, mentre damaschi barocchi e sete colorate rivestono sedie e poltrone. Mi sento proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie!Dopo il mio pranzetto surreale seduta ai tavoli del bosco, mi rituffo per le vie cittadine, seguendo la promenade lungo la Garonna. Raggiungo il famoso e bellissimo Pont de Pierre, che, con le sue 17 arcate, ricorda il numero di lettere del nome di chi lo commissionò: Napoléon Bonaparte. Il ponte collega la sponda occidentale della Garonna con il quartiere di Bastide. Volgendo lo sguardo verso il centro cittadino, posso ammirare il profilo aguzzo della Tour Pey-Berland, il quattrocentesco campanile della chiesa di St-André; guidata dalla sua sagoma appuntita, mi avvio verso la basilica. Questa grandiosa cattedrale gotica, innalzata circa dieci secoli fa, ospitò le nozze di Eleonora d’Aquitania con il futuro re di Francia, Luigi VII. Il campanile è collocato in una posizione bizzarra, staccato dal corpo della chiesa, e slanciato verso l’alto per più di 50 metri.

La Cité du Vin e un pranzo... gattesco

La mattina seguente, acquisto ai distributori automatici il biglietto Découverte, per utilizzare i mezzi pubblici tutto il giorno (4,60 euro), e salgo sul tram per la Cité du Vin (25 euro). Il suo aspetto architettonico, che mi ricorda un po’ le immagini del mio vecchio libro di biologia del liceo (cellule, amebe o giù di lì), in realtà s’ispira al movimento del vino in una caraffa o ai meandri della Gironda. Questo spazio espositivo, originale e avveniristico, s’impone sullo skyline cittadino dal 2016 con i suoi 55 mt di altezza. All’interno si trova un’esposizione avvincente sulla storia del vino, che s’intreccia con quella della città. Il percorso interattivo e sensoriale è ultra moderno, la noia ne è bandita: qui s’impara e ci si diverte moltissimo. Ci sono anche spazi per conferenze e spettacoli, un angolo lettura, un bar-ristorante, una cantina e l’immancabile e costoso shop. Io mi reco senza indugio nella zona delle esposizioni temporanee, dove mi attende la mostra “Bistrot! Da Baudelaire a Picasso” dipinti, fotografie, filmati e brani di letteratura contribuiscono a creare l’atmosfera unica del bistrot francese, un luogo denso di poesia e dai mille volti. Celebrato da artisti come Toulouse Lautrec, Louis Aragon, Picasso, Otto Dix e Robert Doisneau, il caffè francese è ormai un luogo-simbolo nella letteratura e nell’arte, impresso indelebilmente nell’immaginario collettivo

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