La natura infinita..

Quelli che come me hanno avuto la fortuna di visitare il Nicaragua, non potranno non amare la Bolivia, che si presenta al viaggiatore senza fronzoli né comodità, senza alcuna concessione al turismo dei gruppi organizzati e del tutto compreso. Questo ...

  • di Claudio Jack
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

Quelli che come me hanno avuto la fortuna di visitare il Nicaragua, non potranno non amare la Bolivia, che si presenta al viaggiatore senza fronzoli né comodità, senza alcuna concessione al turismo dei gruppi organizzati e del tutto compreso.

Questo è un paese difficile, sia per l’altitudine che sugli altipiani andini non scende quasi mai sotto i tremila metri, sia per il freddo che nella zona desertica del salar de Uyuni e del deserto di Soliloi (l’omologo del vicino Atacama cileno), tocca dopo il tramonto i 30 gradi sotto lo zero. Una volta acclimatati però, si rimane letteralmente affascinati dalla bellezza dei paesaggi di una natura estrema, ma soprattutto dalla sincera umanità di un popolo ancora puro, che, pur vivendo in uno dei paesi più poveri dell’America Latina, è capace ancora di sorridere con gli occhi.

Siamo partiti in tre, io, mia moglie Paola e Tommaso che ha più viaggi che anni, avendo cominciato nella pancia della mamma in Guatemala dieci anni fa, al solito senza fare prenotazioni e solo con una idea di massima dell’itinerario che avremmo percorso.

Questa volta, però siamo partiti senza neanche il biglietto aereo sicuro... Raggiungere la Bolivia con un budget abbastanza limitato, infatti non è facile.

Siamo arrivati a Madrid con un volo low cost (MyAir) e da lì, il giorno seguente abbiamo raggiunto Lima con la LAN. Lì finivano le nostre certezze, infatti la ricerca dall’Italia di un volo per La Paz si scontrava inesorabilmente contro il muro del costo eccessivo, ma con una buona dose di ottimismo seguendo il principio che una volta sul posto la soluzione si trova sempre, siamo usciti dalla zona arrivi e siamo subito rientrati nell’atrio delle partenze dell’aeroporto “Jorge Chavez” di Lima.

Un’ora dopo eravamo già in volo con la TACA, verso La Paz che abbiamo raggiunto in serata.

L’aeroporto “El Alto” fa fede al suo nome essendo, a 4050 m, lo scalo internazionale più elevato al mondo , dove gli aerei, a causa dell’aria più rarefatta, necessitano di un maggiore spazio di frenata e conseguentemente di pneumatici speciali, ma noi l’impatto più duro l’abbiamo avuto una volta scesi.

Un leggero senso di stordimento accompagnato dalla sensazione di oppressione al petto ci ha subito fatto comprendere che il soroche, il mal d’altitudine, non sarebbe stato solo un fastidio come già riscontrato per esempio a Quito, ma ci avrebbe imposto ritmi e comportamenti diversi dal solito... Fatti pochi passi si sentiva già la stanchezza e la mancanza d’ossigeno che tutti conosciamo dopo aver fatto alcune rampe di scale di corsa, ma noi eravamo solo in coda alla dogana... Una volta usciti, a tutto ciò si è aggiunto il freddo pungente della notte invernale andina, che ci ha consigliato la precipitosa apertura dello zaino alla ricerca delle giacche da neve e dei cappelli di lana. Era il 13 giugno.

Subito su un taxi, abbiamo percorso la lunga superstrada in discesa che raggiunge il centro città, cinquecento metri più in basso. La Paz infatti sorge lungo un canalone e la parte centrale è rappresentata dal fondo di questo, dove il clima è più mite. Orientarsi è quindi abbastanza facile, per il centro basterà andare sempre in discesa... Abbiamo trovato subito la sistemazione per la notte all’Hostal “Tambo de Oro”, vicinissimo alla stazione centrale dei bus (e per questo molto comodo per gli spostamenti), dove si possono trovare gli uffici per la prenotazione dei viaggi, internet veloce, caffè e ristorantini oltre a negozietti di vario genere. Il centro città è a circa 10 minuti di cammino. Il prezzo per una tripla con bagno ed acqua calda è stato di 15 dollari a notte. Nel prenotare gli hotels, è essenziale accertarsi della effettiva presenza dell’acqua calda che, negli alberghi che abbiamo utilizzato, in genere è prodotta da piccoli scaldaacqua elettrici posti sopra la doccia. Spesso bisogna accontentarsi di acqua appena tiepida o di erogazione solo in certi orari. L’esperienza di rimanere insaponati senza più acqua calda, come ci è capitato in un paio di occasioni, non è certo raccomandabile quando fuori la temperatura è sottozero ed in camera è solo di poco superiore... provare per credere! La prima notte, oltre alle difficoltà legate alla differenza del fuso orario, abbiamo sofferto il freddo nonostante le cinque coperte il cui peso dava una sensazione di oppressione, acuita dalla mancanza di ossigeno che imponeva spesso di annaspare cercando aria con profondi respiri

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