DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno .7

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione PARAGUAY 4) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 4. Sezione BRASILE 5) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 5. Sezione BOLIVIA 6) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 6. Sezione CILE 7) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 7. Sezione BOLIVIA 8) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 8. Sezione PERÚ Per leggere il racconto completo bisogna seguire quest’ordine

Superata la migración boliviana di Tambo Quemado la strada asfaltata di recente puntò verso nord. Il paesaggio era dominato dalla mole imponente del Volcán Sajama, el Señor del aire, che con i suoi 6542 metri è la vetta più alta della Bolivia. Anche se c’è un’accesa disputa al riguardo. Molti sostengono infatti che per errori nelle misurazioni la vetta più alta sia in realtà il Cerro Ancohuma, sul crinale occidentale della Cordillera Real. Ufficialmente è alto 6427 metri, ma sembra che superi i settemila. Se ciò fosse vero l’Ancohuma non solo sarebbe la montagna più alta della Bolivia, ma supererebbe addirittura l’Aconcagua in Argentina, classificandosi al primo posto tra le vette andine. Sembra incredibile, ma da queste parti non esiste ancora una cartografia precisa. Va considerato che per questa gente le montagne sono divinità, dimore degli Apus, degli Auquis e degli Achachilas. E misurare una divinità non ha alcun senso.

BOLIVIA ADDIO Fu un’emozione tornare a La Paz dopo due mesi, perché la sentivo già mia, riconoscevo le sue strade, i suoi profumi e sapevo come orientarmi nel suo consueto marasma. E fu anche un sollievo trovarsi a ‘soli’ 3600 metri di altitudine. Finalmente mi si riaprì l’orecchio destro. Ritornai all’alojamiento di Calle Illapu e riuscii ad ottenere la stessa stanza dell’altra volta. C’era una bella giornata di sole, l’ideale per una passeggiata. Mentre camminavo in mezzo alla fiumana di gente che gremiva il marciapiede, un tizio mi superò in tutta fretta perdendo dalla tasca un sacchetto di plastica avvolto con cura. Un signore che procedeva di fianco a me lo raccolse prontamente, si voltò verso di me e, sempre continuando a camminare, mi domandò: “Hai visto dov’è andato?” “No.” Notai in trasparenza che il sacchetto era pieno di banconote. “Che razza di culo” pensai, mentre accennava una corsa per cercare di raggiungere il distratto. Ma ormai si era dileguato tra la folla. Più avanti lo raggiunsi. Sembrava quasi dispiaciuto.

“Sono soldi!” mi disse sottovoce.

“Eh, ho visto” gli risposi. “Maledetto” pensai.

“Dividiamo?” Dopo i fasti di Mykonos, dove per ben tre volte avevo trovato dei soldi per terra, l’avidità prese il sopravvento. Lo seguii in un portone, ma arrivò subito il tizio tutto trafelato. “Scusate, non avete per caso trovato una busta per terra? Mi è caduta poco fa... C’erano dei soldi dentro” ci disse.

“Noóooo” rispose il fortunato e tirò fuori il suo portafoglio miseramente vuoto. “Guardi qui, non c’è niente. Non abbiamo visto nessuna busta. Dai” si rivolse a me, “fagli vedere che non abbiamo trovato nulla.” “Sì, per favore” mi supplicò lo sbadato.

Mi limitai a negare, assicurandogli che non avevo trovato un bel niente. Che era vero, in fondo. Si scusò ed uscì. Ci guardammo in giro furtivi e cambiammo portone. Ma la storia si ripeté identica.

“Ma siete proprio sicuri di non averlo trovato voi? Sono disperato, c’erano tremila dollari dentro.” Avrei negato qualunque cosa! “Erano segnati e saprei riconoscerli. Se non vi dispiace vorrei controllare che non ce li abbiate voi.” Il signore gli mostrò nuovamente il portafoglio, svuotò le tasche, fece di tutto. Insistettero entrambi perché gli mostrassi il mio portafogli. Si ostinò a tal punto che gli feci vedere che avevo solo bolivianos. Al che me li sfilò brutalmente e iniziò immediatamente ad impacchettarli in una busta di plastica. “Ecco, vedi... Erano messi in questo modo.” Era successo tutto in una frazione di secondo. Non feci in tempo ad allungare la mano per riprendermeli che gridò: “La polizia!” e si mise il sacchetto in tasca, losco come se si fosse trattato di cocaina. Ma anche se fosse stata davvero la polizia? Probabilmente faceva leva sul senso di colpa che cova molta gente nei confronti della legge. Ma non fu quello a farmi rinsavire. Quel grido mi fece tornare in mente l’episodio di Varsavia. Lo sbadato mi diede il pacchetto e fece per uscire. Lo afferrai per il collo e lo sbattei contro il muro. Il compare, perché erano d’accordo, uscì di corsa dal portone. Vìstosi alle strette tirò fuori il pacchetto coi miei soldi, solo che non riuscivo a controllarli. Con la mano sinistra lo tenevo per il bavero, nella destra avevo il portafoglio vuoto, il pacchetto fasullo e i soldi veri. Nel tentativo di divincolarsi si trascinò in strada, ma non lo mollavo. Una volta che accertai che i miei soldi c’erano tutti, e che non erano falsi, allentai la presa e scappò a gambe levate. L’episodio aveva richiamato una folla di curiosi, che decise di venirmi in aiuto quando ormai erano già lontani. “Di sicuro erano peruviani” mi dicevano per consolarmi, sicuri che avessero portato a termine la loro malefatta. Qualunque episodio succeda, per i boliviani è sempre colpa dei peruviani. Adesso capivo l’avvertimento che mi aveva dato l’albergatore di Estancia Cacapi. Ma andava bene così, erano solo due poveracci che avevano tentato di turlupinare il turista fesso. La colpa era mia, che mi ero comportato con troppa sicurezza e disinvoltura. Nel pacchetto non c’era carta straccia come pensavo, bensì vecchi pesos boliviani fuoricorso che adesso conservo come ricordo

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