La Birmania, un Paese che ti lascia un segno nel cuore

Viaggio particolarmente emozionante, per la sua gente e per le incredibili bellezze artistiche

  • di dariaegiorgio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

21/12/2014

A distanza di 11 mesi dalla prenotazione del volo intercontinentale Milano-Bangkok e quindi di un lunghissimo conto alla rovescia, finalmente si parte: siamo alle stelle! Atterriamo all’aeroporto di Bangkok Suvarnabhumi con pochissimo ritardo e prendiamo velocemente la navetta free per il Don Mueang. Con un viaggio di un’ora e mezza siamo nel nuovo aeroporto e di qui, con un’ora di volo, raggiungiamo finalmente il Myanmar. Dopo i soliti controlli e pratiche varie, velocizzate anche dal fatto che avevamo già il visto on line, attraversiamo in auto la città che ci dà un’idea di ordine e pulizia, mai riscontrata negli altri grandi centri del Sud Est asiatico. Siamo diretti al Three Seasons hotel. Ci sembra di essere stati improvvisamente catapultati negli anni ’20: la camera pare una cella e il bagno è spaventoso. Usciamo per una veloce cena in un modernissimo pub e al ritorno, in strada, Giors vede una blatta enorme ed io un brutto ratto. Sentiamo anche i topi squittire… come primo impatto con Yangon non c’è male! Ci rendiamo quindi subito conto che la nostra prima idea di pulizia era forse un tantino sbagliata!

23/12/2014

La sveglia suona alle 4, abbiamo dormito solo 4 ore! La titolare dell’hotel ci ha preparato un buon the caldo e ci consegna una borsa con vari spuntini (banane, toast con marmellata, frittelle e frutta) per il viaggio. Infatti oggi si vola di nuovo: meta Mandalay. Qui conosciamo subito il nostro driver, molto ossequioso e cordiale. Ci accompagna immediatamente all’hotel, questa volta di ottimo livello: evviva, finalmente si può fare la la doccia! Verso le 10 partiamo per Mingun che si trova aldilà del fiume Ayeyarwady. Dobbiamo quindi fare una traversata in barca di un’ora, fa un freddo cane. Ma appena messi i piedi sulla terraferma, il caldo sole dei Tropici, inizia a scaldarci velocemente. Visitiamo subito la Mingun Paya, che avrebbe dovuto essere la più grande pagoda del Myanmar, non fosse che il re che l’aveva commissionata morì prima che essa fosse stata terminata. Inoltre il violentissimo terremoto che si verificò nel 1838 causò delle profonde crepe. Pertanto la pagoda è visitabile solo in parte ed ovviamente, come accadrà in tutti i luoghi sacri del Myanmar, a piedi nudi. A pochi passi si trova la più grande campana sospesa al mondo. Le sue dimensioni sono tali che al suo interno ci possono stare comodamente in piedi più persone ed il suo rintocco è così possente che ogni volta che qualcuno la percuote c’è da tapparsi le orecchie. Visitiamo anche il Tempio bianco che spicca nel cielo terso, sgombro da nubi. Fa molto caldo e decidiamo così di rifocillarci in un ristorantino costruito intorno ad un alto albero che quindi risulta essere radicato all’interno della costruzione. Vicino al nostro tavolo si trova il quadro elettrico del locale: a dir poco, spaventoso!! Gironzoliamo poi da soli per la città, precisamente nella zona dei mercati. L’ambiente ci ricorda tanto l’India: strade polverose, uomini che masticano il betel, tanti bimbetti sporchi. Tutte le donne hanno la crema tipica spalmata sul viso (ottenuta da una miscela di acqua e polvere ricavata dal legno di thanakha, simile alla pianta del sandalo; secondo la cosmesi birmana ha degli effetti portentosi per la bellezza della pelle ed ha un ottimo potere protettivo dai violenti raggi solari dei Tropici). Inoltre buona parte degli uomini indossa il longyi, la lunga gonna, annodata stretta in vita, che altro non è che un enorme rettangolo di stoffa, solitamente a quadretti scuri. Per sentire un po’meno la stanchezza, decidiamo di sederci ad un bar all’aperto dove prendiamo una specie di caffè, una brodaglia molto lunga, che viene servito con focaccine dolci. Ci piace osservare i monaci, le persone che contrattano tra loro per poi acquistare la merce, le donne che si dividono tra il lavoro e la custodia dei figli, gli uomini che masticano e sputano in continuazione, le persone accalcate sui mezzi di trasporto, gli scooter a bordo dei quali viaggiano sempre quattro o cinque persone più i relativi bagagli. Continuiamo a girovagare per la città e per la cena ci fermiamo in un locale tipico, frequentato principalmente da Birmani, dove ci gustiamo un’ottima zuppa di noodles. Intanto è stato allestito il mercato notturno, passiamo tra le bancarelle per ritornare in hotel, non è particolarmente invitante e poi la stanchezza si fa sentire sempre più, quindi verso le 9 siamo a letto, a dir poco stremati

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