Bhutan, un viaggio avventuroso ed emozionante tra monasteri, antiche tradizioni e l’incontro con la regina

Alla scoperta del Regno del Drago Tonante, un piccolo ma straordinario regno medievale buddhista, dove non esistono i semafori, è illegale l’acquisto di sigarette e al posto del Pil è in vigore l’indice di ‘Felicità interna lorda’

  • di Uzbe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Il Bhutan è un piccolo angolo del mondo rimasto isolato tra le vette dell’Himalaya. Un minuscolo ma straordinario regno medioevale buddhista che si è aperto al mondo esterno da poco tempo e che, per il momento almeno, pur circondato dalle insidie della globalizzazione, riesce ancora a mantenere in vita le sue tradizioni e la sua identità culturale. Gli scenari naturali, i suggestivi paesaggi, la sua inconfondibile architettura che caratterizza ogni località grande e piccola, fanno di questo piccolo paese uno scrigno di incomparabile bellezza, permeato da un’atmosfera d’altri tempi, che ancora in pochi, anche per i costi e la non facile accessibilità, hanno avuto modo di avvicinare.

Il Regno del Drago Tonante è un piccolo stato (circa 730.000 persone in 47.000 km2) con scenari meravigliosi, punteggiati da antichi monasteri e maestosi dzong (fortezze con funzioni sia religiose, che amministrative), con una diffusa e sorprendente architettura buddhista integrata dalle tradizioni culturali e da spettacolari e colorate feste religiose. Senza contare che al posto del nostro Pil è in vigore l’indice di “Felicità interna lorda” elaborato dal Re e su cui sono basati i piani di sviluppo.

Partiamo in 10 con l’accompagnatore sul volo Venezia-Istanbul-Kathmandu. In Nepal il visto per il doppio ingresso, valido 15 giorni, costa 24 dollari, anziché i 45 indicati nel programma. Dopo una suntuosa colazione all’hotel Soaltee Crowne Plaza, che ci ospiterà anche al ritorno dal Bhutan, visitiamo la cittadina di Patan, che registra danni contenuti del terremoto ed ha conservato il suo fascino. Pranzo veloce e siamo nuovamente in aeroporto e ci imbarchiamo per il Bhutan. Nella discesa verso Paro l’aereo compie delle evoluzioni tra le montagne, lasciando intravvedere paesaggi spettacolari, verdi terrazzamenti e templi in posizioni ardite. Netto il contrasto con il Nepal sin dall’aeroporto pulito, in ordine e colorato. Veloce il rilascio del visto. Ad attenderci la guida e l’autista con il “gho” il costume tradizionale maschile e partenza per Thimphu, quando oramai è quasi buio. All’arrivo ci accolgono suoni diffusi per la festa domenicale con viavai di gente, in prevalenza giovani. Siamo stanchi e ci dirigiamo all’hotel Thimpu Tower con comode stanze, grande cortesia del personale e cena dai sapori piccanti che ci accompagnerà per tutto il viaggio.

Al risveglio il cielo è minaccioso. Per strada incrociamo studenti in divisa con ai polsi candidi manicotti ed il cestino del pranzo al seguito. Saliamo sulla collina dove stanno costruendo un tempio nel parco naturale Kuenselphodrang che domina la valle, dove svetta una statua dorata di Buddha Dordenma alta 51,5 metri, tra le più grandi al mondo, eretta per un’antica profezia risalente all’VIII° secolo, che si vede da molto lontano da ogni lato della vallata. Il tempio, con l’interno molto colorato, è terminato, mentre tutto intorno il cantiere è ancora aperto. Esce il sole. Scendiamo la collina e ci fermiamo al National Memorial Chorten, costruito e dedicato nel 1974 al re Jigme Dorji Wangchuck, tra gli edifici religiosi più importanti di Thimphu, dove molta gente gira attorno facendo roteare i rosari di preghiera. Partiamo per Punakha. La strada sale tortuosa fino al passo Dochu La (3140 msl). Ci sono 108 chorten, costruiti per commemorare le battaglie ai confini con l’Assan, avvolti nella nebbia. Un the caldo e qualche biscotto al bar del passo e iniziamo la discesa. La strada in fase di allargamento è molto fangosa e poco rassicurante. Non ci sono barriere e lo sguardo spazia adrenalinico su valli scenografiche, risaie a terrazza, templi, nuclei di case in stile bhutanese. Arrivati a valle, nei pressi del villaggio Sopsokha, con enormi e colorati falli dipinti sulle case ed esposti come souvenir nei negozi, una passeggiata tra i campi ci porta al tempio della fertilità Chimi Lhakhang, costruito nel 1499, accompagnati dalle bandiere di preghiera lungo l’ultima parte del percorso. Piccoli monaci giocano a calcio a piedi nudi con un pallone sgonfio. Il più piccolo, seppure impedito dalla lunga tonaca, si esibisce in un tiro niente male e segna. Mi passa davanti sorridente esclamando: “Balotelli, gol” e se ne va felice a far girare le ruote delle preghiere. Una giovane donna, con un grande fallo di legno in mano, compie dei giri rituali attorno al monastero quale auspicio di fertilità. Al ritorno nei campi incontriamo bambini sorridenti che ritornano da scuola e posano felici per le foto. Grande accoglienza al Green Resort di Punakha con canti tradizionali, lavaggio delle mani, drink di benvenuto e spettacolo folcloristico prima dell’ottima cena

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