Pedalando a Berlino

In giro per la città con la bici

  • di CTI75
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro
 
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Ci fermiamo con il Camper all’area di sosta Mitte Internationale Reisemobilstation in ChausseStrasse, n. 82, nella zona est di Berlino (23 euro a notte). C’è tutto, docce, wc, elettricità, carico e scarico e anche se non è bellissimo e anche se non siamo in un bella zona, tutta l’area è circondata da palazzoni, deduco popolari, siamo comunque in pieno centro e ci si può muovere tranquillamente in bici, oppure il metro è proprio a due passi (fermata Schartzkopffstrasse della linea U6).

Partiamo dal campeggio fino ad arrivare al centro sociale Thenee, entriamo a dare una sbirciata sono colpita da tutti questi colori luminosi e sgargianti che ci sono sulle pareti. Passiamo davanti alla Sinagoga, attraversiamo il ponte e arriviamo davanti al Pergam – Museum. C’è una coda lunghissima, credo siano tutti li per ammirare i resti dell’altare greco di Pergamo. Noi non siamo molto interessati all’arte greca e procediamo verso il Berliner Dom. Mariella vorrebbe entrare ma scopriamo che anche qui le chiese sono a pagamento. La cattedrale è grandiosa e imponente e si stenta a credere che durante la guerra sia stata completamente distrutta e che addirittura negli anni ’50 volessero completamente abbatterla. Davanti c’è un parco, le guide raccontano che c’era anche un palazzo (simbolo di Berlino) che durante il regime comunista non e’ stato fortunato tanto quanto il Duomo ed ora è solo un ricordo. Ora c’è un nuovo monumento il Humboldbox (non sono riuscita a capire cosa fosse). Proseguiamo verso il monumento in onore degli ebrei, di fianco all’università e mangiamo un hot-dog cercando nel frattempo in Bebe Platz il simbolo che indica che qui in questa piazza Hitler ha dato luogo al rogo dei libri. Ma purtroppo non riusciamo a trovarlo.

Facciamo una deviazione in Alexander Platz, più che altro perché l’alta torre della televisione la si vede da tutti i punti della città, che per altro. La piazza ora di per sé non dice niente se non si conosce la sua storia.

Riprendiamo la strada e passiamo davanti alle 2 chiese gemelle, le Gendarmenmarkt, percorriamo la Friedrichstrasse, attraversando i 3 quartieri fino al Check-point Charlie statunitense (ora non è altro che una spiaggia). Durante il MURO chi volesse visitare la zona est della città attraversava qui il "confine". Ora è stata ricostruita una copia del famoso posto di controllo, con tanto di cartello di avvertimento. Facciamo delle foto, anche se sembra tutto molto ridicolo il nostro atteggiamento se si ripensa a quello che hanno vissuto delle persone cosi poco tempo fa. Sbuchiamo alla tipografia del terrore, costeggiamo quello che è rimasto del muro. È impressionante, vedere il valico, il muro doppio con tanto di sbarre di ferro. La città è piena di "ricordi" di questo tipo, ma la mia immaginazione non riesce a ricreare questo sbarramento, guardo con attenzione le vecchie foto esposte per rendermi conto com’era allora e com’è adesso. Conosciamo una ragazza che ci racconta di essere stata a Berlino, l’anno dopo la caduta del muro e che rivederla ora, è tutto completamente diverso. Lì vicino dovrebbe esserci l’ex-quartiere generale della Gestapo, lo cerco ma non lo trovo. Avanziamo in Leipzigerplatz e Potsdamerplatz e ci appare il recentissimo e modernissimo Sony Center, da lì l’impressionante Monumento alla memoria dell’olocausto. Vi racconto la storia: per anni il parlamento tedesco ha "pensato" se era giusto erigere un monumento in onore alle vittime dell’olocausto di Hitler, soprattutto se farlo poi nel cuore di Berlino. Alla fine hanno deciso che SI bisogna farlo, ma cosa? Il risultato è qualcosa di …. Mi ha lasciato senza parole perché credo che sia una delle cose di Berlino che mi ha colpito più di tutto. Non hanno commissionato una fontana o una statua o una qualsiasi cosa banale, chiaramente non bastava un monumento qualunque. La scelta del luogo è simbolica almeno credo: a un passo dal Reichstag e dalla porta di Bradenburgo, forse l’averlo inserito nel quartiere governativo è una testimonianza silenziosa al riconoscimento dei tedeschi di come il genocidio ha segnato per sempre il paese. Vi domanderete cosa mai sia: l’architetto (non ricordo il nome) ha progettato 2711 pilastri in cemento, tutti un po’ decentrati ma diversi da loro solo per l’altezza (alcuni sono alti pochi centimetri e altri alti quasi 5 metri). Praticamente appare davanti agli occhi una foresta di lastre di cemento. Questo grigio campo di pietra si interseca con percorsi stretti e puoi vedere solo il sentiero che hai davanti ai piedi. Ora è un luogo di divertimento, vedi grandi e piccini che si rincorrono come dentro ad un grande labirinto

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