Tra re e stregoni

Scritto da Maria Ruzzene Un viaggio in Benin? Dov’è? In Africa. Ah… e cosa c’è? Boh… non so, te lo dico quando torno… Ecco, sono più o meno così le conversazioni prima della partenza, l’attesa è forte, ma finalmente arriva ...

  • di ouidah
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Scritto da Maria Ruzzene

Un viaggio in Benin? Dov’è? In Africa. Ah… e cosa c’è? Boh… non so, te lo dico quando torno…

Ecco, sono più o meno così le conversazioni prima della partenza, l’attesa è forte, ma finalmente arriva il fatidico momento: il viaggio è lungo e stancante; dal Veneto abbiamo ottenuto la generosa concessione della partenza da Venezia (h 6.45) anziché da Milano (h 10.30), quindi è sufficiente alzarci alle 3 (tre) di notte del 3 agosto 2008; poi, in men che non si dica (Roma, dove il gruppo si compone, Tripoli, Cotonou) ci troviamo a Ouidah, e, dopo una rapida cena, alle 4 (quattro) di notte del 4 agosto 2008 ci possiamo finalmente coricare nei comodi letti della Maison de la Joie.

Inizia l’avventura.

4 agosto 2008

La sveglia ha una simpatica e singolare suoneria, a base di galli capre bambini e forse maiali. Colazione, poi graduale presa di coscienza di chi siamo e dove siamo.

Chi siamo: fin dall’inizio è evidente che il gruppo (Nelia, Renata, AnneMarie, Silvyane, Fabrizio, Gabriella, Marina, Maria e il “capo” Flavio) gode di ottima intesa, soffre di acute crisi di riso (oltre che di epidemie di artrosi), e saprà accettare le sfide di questo paese così diverso dal nostro; adotterà felicemente un ulteriore membro nel gruppo, la residente Valentina (tesista a Ouidah), subito eletta mascotte per diritti d’età.

Dove siamo: la Maison de la Joie è una casa-famiglia costituita da Flavio e sua moglie beninese, e gestita da Justine e dalla sua famiglia; dei più di 30 bambini e ragazze in difficoltà ospitati qui, non riusciremo mai a capire più di qualche nome, ma non importa: i rapporti (giochi, coccole, canti, foto) si instaurano rapidi, indipendentemente dalle parole; e quando in mattinata ci allontaniamo per iniziare la visita alla città, sono già baci e abbracci.

Questa mattina visitiamo la foresta sacra (con le statue delle divinità vudù), il tempio del Pitone (con relativi pitoni, tanti) e il forte portoghese (con il museo sulla storia della città; non è proprio gli Uffizi, e noi non abbiamo ancora smaltito la fatica del viaggio… c’è chi giura di aver dormito in piedi durante la visita guidata, e chi si sacrifica a fare le domande giuste per sveltire la conclusione).

Pranzo alla Maison, riposino, poi visita di una mostra sulla condizione della donna in Africa, quindi percorso degli schiavi: piazza (ChaCha) dove venivano scambiati per paccottiglia, e dove c’è l’albero dell’oblio (attorno cui giravano prima della partenza), spazi dove venivano tenuti in catene e al buio prima di essere imbarcati, fossa comune, albero del ricordo, attorno a cui compivano vari giri per assicurare alla loro anima il ritorno in patria dopo la morte, porta del non ritorno (monumento sulla spiaggia in memoria di tutti gli schiavi partiti da questo sanguinario regno del Dahomey), porta del ritorno (è un monumento ai missionari cattolici, non c’entra molto con gli schiavi, ma c’è chi sostiene che proprio gli schiavi divenuti liberi e ritornati in Africa dalle Americhe hanno portato ricchezza; la religione cattolica ha aiutato a migliorare le condizioni ed è in sincretismo con i riti tradizionali). Arriviamo in riva all’Oceano, bagniamo le braghe, beviamo e mangiamo cocco, tornando acquistiamo i tessuti per gli abiti di sartoria africana… magari stasera arriva la sarta… Cena alla Maison

5 agosto 2008

H 9.00 partenza in pulmino per Porto-Novo; è necessario attraversare Cotonou, la città più grande del Benin e più inquinata del mondo: gli zemidjan (moto-taxi) sono infiniti, gialli, pittoreschi, con una media di 3 trasportati per moto, e di un casco su 100.000. In 2 ore completiamo l’attraversamento e proseguiamo fino alla capitale Porto-Novo (molto più umana), dove visitiamo il centro Shongai (scuola pilota di agricoltura basata su tecniche tradizionali e riciclaggio). Qui Nelia manifesta la prima patologia del viaggio: ingerisce un anacardio ad uno stadio “proibito”, pare possa farle infuocare tutto il cavo orale… ma sembra sopravviverà. Pranzo al centro, segue visita al Museo Etnografico, dove la guida ci descrive TUTTI i pezzi (Gabri taglia l’aria con un “Mercì”, libera traduzione: “è sufficiente”, ma non serve, seguono altre 4 sale…). Proseguiamo a piedi verso il Palazzo Reale del re Toffà, i bambini ci salutano sorridenti “bon arrivè, jovò!”: impariamo che jovò siamo noi, i bianchi. Al palazzo, la guida non ci descrive niente, probabilmente ha fretta, e poi tanto sappiamo già… Ritorno alla Maison per la cena; poi batik di Ismael, la sarta non si vede

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