Weekend a Belgrado

In giro per la capitale serba, una città da un passato doloroso ma con un futuro pieno di buone speranze

  • di Pasqualino Serafino
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

In questo diario di viaggio cercherò di darvi qualche dritta per godervi al meglio la capitale serba che io e mia mglie abbiamo visitato in un freddo weekend di marzo

10 marzo

Partenza da Roma Fiumicino per Belgrado con il volo serale delle 20.55 con Air Serbia (la prenotazione l'abbiamo effettuata sul sito Alitalia costo 170 a persona a/r). Il volo dura 1 ora e 20 minuti. Arrivati all'aeroporto c'è il controllo passaporti (per i cittadini italiani basta la carta di identità). A chi ha il passaporto questo viene timbrato, chi passa con la carta d'identità deve solo attendere che la polizia di frontiera scannerizzi il documento e inserisca i dati. Superato il controllo, troviamo i bagagli già sul nastro e così siamo pronti per recarci all'albergo. Molti turisti optano per il taxi ma noi ci affidiamo all'efficiente servizio pubblico: il bus 72 si prende salendo al piano superiore agli arrivi, i biglietti si fanno a bordo e costano 150 dinari a testa (circa 1 euro) e in 45 minuti si è a Zeleni Venac a 5 minuti a piedi dal centro trg republike.

Per il cambio ci sono le macchinette dove inserite e vi escono dinari, e gli atm. Io ho cambiato 10 euro in contanti per avere soldi piccoli per pagare il bus, e prelevato il resto dall'atm. Considerate che la vita costa meno della metà che in Italia (parlo di beni di prima necessità). Arriviamo alle 24 al Guest House Centar (40 euro a notte senza colazione), in pieno centro, con la reception 24 ore.

11 marzo

La sveglia alle 8 ci permette di essere pronti a girare la città. Partiamo da trg republike, col teatro nazionale. Poi attraversiamo Knea Mihailova, la via principale dello struscio belgradese con le grandi firme, di sabato mattina un pò sonnolenta, passando per studentski, altra piazza snodo dei mezzi pubblici. Al termine della lunga via pedonale si giunge all'attrazione principale, la fortezza del Kalemegdan, da cui si gode una splendida vista sullo spettacolare incrocio tra i due fiumi della città, Danubio e Sava. La fortezza porta i segni della dominazione ottomana sulla città, e contiene uno zoo, un museo militare e la statua del vincitore, innalzata per festeggiare la vittoria nella prima guerra mondiale, rivolta verso il fiume per non mostrare la sua nudità. Scendendo dal parco fortezza, si incontrano i palazzi dell'ambasciata francese, la cattedrale ortodossa di San Michele Arcangelo e il palazzo della Principessa Ljubica che vediamo solo dall'esterno.

Ci spostiamo poi nel quartiere Skadarlija, la Montmartre di Belgrado, quartiere romantico piena di ristoranti e bar dalle vie acciottolate e l'atmosfera festosa. Pranziamo da Salter Sis che per 2 euro persona ci prepara un panino ottimo e di grandi dimensioni, a base di pljeskavica, carne locale. Ci dedichiamo poi alla zona delle istituzione, passando per la via Terazije. Dopo il pittoresco Hotel moskva, sulla strada incontriamo il palazzo reale vecchio e quello nuovo, il parlamento, per poi affrontare la Kneza Milosa, strada che conserva i ricordi d un recente passato. Qui avevano sede i ministeri bombardati dalla Nato nel 1999, alcuni di questi sono stati lasciati sventrati e distrutti a testimonianza di ciò. Poco più avanti, il palazzo della Radio Televisione Serba è il culmine del ricordo di quanto è stato: qui morirono nel bombardamento del palazzo 16 giornalisti e nel parco di fianco una lapide li ricorda chiedendosi semplicemente "perchè?". Concludiamo la visita con un'altra chiesa bellissima, la chiesa di San Marco, davvero suggestiva sia all'interno che all'esterno, e con la Casa del sindacato dove sotto Tito il sindacato si riuniva, palazzo decadente oggi sede della Samsung. Torniamo in albergo per rinfrescarci per la serata che passiamo in un altro quartiere il Dorcol. Qui resta in piedi l'unico minareto della moschea di Belgrado ad aver resistito alle persecuzioni durante il difficile conflitto col Kosovo. Ceniamo in una kafana (tipico ristorante serbo)a base di carne al "Teatroteka", e concludiamo la cena in una gelateria nelle vicinanze

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