Tra fiamminghi e valloni

E’ vero, il Belgio non è una meta tra le più gettonate, soprattutto in inverno, ma il mio motto è che un viaggiatore non si può fermare a mete scontate ma deve andare oltre. Strano Paese il Belgio: due lingue ...

  • di Giovanni D
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

E’ vero, il Belgio non è una meta tra le più gettonate, soprattutto in inverno, ma il mio motto è che un viaggiatore non si può fermare a mete scontate ma deve andare oltre.

Strano Paese il Belgio: due lingue e due popolazioni in poco più di 250 km, tanta è la distanza che separa questo piccolo Stato europeo da un capo all’altro della sua estensione.

Incuriositi da questa nazione di cui sentiamo parlare tutti i giorni, se non altro perché è la sede di tutte le principali istituzioni europee, decidiamo di fare un long weekend di fine febbraio.

Partiamo con Alitalia da Brindisi (200 euro) ma solo la tratta nazionale la facciamo con la compagnia di bandiera, in quanto la tratta internazionale è effettuata da Brussels Airlines, una vera e propria compagnia low-cost, tanto che gli snack ed i giornali a bordo sono a pagamento.

Il nostro hotel è il Radisson Royal, a pochi passi dalla Gare Central, prenotato tramite expedia anche perché sul sito dell’hotel non vendevano la camera per le nostre esigenze (due adulti ed una bambina), prezzo per una business davvero enorme, con colazione compresa, poco più di 600,00 euro per 4 notti.

All’arrivo a Brussels ci accoglie un pallido sole che, tuttavia, non ci scoraggia; per raggiungere il centro vi consiglio il treno che fa la spola con le principali stazioni della città ad un prezzo di € 2,90 per adulti, mentre la bambina (9 anni) non paga.

La stazione ferroviaria si trova all’interno dell’aeroporto, basta scendere di due piani rispetto alla hall degli arrivi; le corse sono continue, passa circa un quarto d’ora tra l’una e l’altra.

In venti minuti si raggiunge il centro cittadino, noi siamo scesi alla stazione centrale e, dopo qualche difficoltà per uscire dalla zona binari (ci sono lavori in corso), ci ritroviamo nella piccola piazza che fronteggia la Gare.

Raggiungiamo il nostro albergo, a poche centinaia di metri, passando davanti la cattedrale di S. Michele che ricorda molto Notre Dame; siamo tuttavia in anticipo per prendere possesso della stanza sicchè, depositati i bagagli, facciamo un primo giro per prendere confidenza con la città Attraversiamo la Galeries Saint Hubert, divisa in due parti intitolate al re ed alla regina, dove si trovano alcuni negozi storici piacevolmente visitabili grazie alla volta vetrata che rappresenta un confortevole riparo dalle intemperie.

La galleria termina in una grande piazza dove si trovano molti locali in cui fare veloci spuntini; nulla a che vedere con la famosa rue de Bouchers che abbiamo intravisto passeggiando nella galleria e che ci ripromettiamo di visitare per cena.

Consumiamo il nostro primo pasto in un fast food della catena Quick, l’alternativa belga a Mc’ Donald, ma dopo esserne venuti fuori non sappiamo resistere alla tentazione di assaggiare i waffeln, cialde di pasta condite con panna, cioccolato fuso e quant’altro soddisfi la golosità degli avventori: ci sono chioschi un po’ dappertutto.

Rientriamo in albergo e, preso possesso della stanza, ci riposiamo preparandoci per la sera.

Il centro storico della capitale è facilmente visitabile a piedi, ci sono molti zingari che si posizionano nei luoghi di maggior interesse turistico per chiedere l’elemosina ma, nel complesso, si respira un’aria di tranquillità e sicurezza.

Certo una delle cose che ci ha colpito di più, durante il nostro soggiorno, è stata la scarsità di persone in giro per strada: chi è alla ricerca della movida madrilena è avvertito.

Prima di andare a cena non sappiamo resistere al richiamo della Grand Place, la torre gotica del municipio è come un faro illuminato fatto apposta per attirare i turisti

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