Bruxelles: capitale della birra e delle patatine

Bruxelles è uno di quei posti che in Italia non suscita niente, o per lo meno quasi niente. E’ vista come la capitale della burocrazia europea, quindi forse la si vede come un posto pieno di gente incravattata che si ...

  • di Silvia e Gabri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Bruxelles è uno di quei posti che in Italia non suscita niente, o per lo meno quasi niente. E’ vista come la capitale della burocrazia europea, quindi forse la si vede come un posto pieno di gente incravattata che si scambia favori e mazzette... Ma a marzo Silvia ed io, Gabriele, abbiamo deciso di provare proprio Bruxelles. Il nostro metodo di scelta è stato cercare il volo europeo più economico e voilà, eccovi servito Bruxelles, partenza da Bergamo con SN airlines. Poco più di un’ora di aereo ci porta così verso la nostra nuova meta. Una volta atterrati è questione di altri 60 minuti prima di trovarci nella camera di un alberghetto (Van Belle) al confine di Anderlecht con il centro città, il treno è puntuale, pulito e veloce. Ci troviamo nel quartiere maghrebino e più precisamente nella zona dei concessionari di macchine! Ce ne sono almeno 4 in 100 metri, ed uno più piccolo dell’altro, fantastico! Non perdiamo tempo in albergo perché abbiamo fame e voglia di conoscere la capitale del Belgio. Dopo un gustosissimo Shawarma attraversiamo la ‘Borsa’, ci tuffiamo nella Grand Place (Grote Markt) e ci sediamo. Siamo sazi e stanchi, così, seduti, ci godiamo una delle piazze più spettacolari che abbiamo mai visto. Stiamo pensando che in Italia non abbiamo capito niente della capitale d’Europa. Continuiamo a guardare e piano piano ci immergiamo silenziosi nell’atmosfera del posto. La piazza del mercato è un mosaico pazzesco di edifici, colonne, statue, oro, torrette, bandiere, stemmi, colori, rumori, fiori e birra! Ascoltiamo e non sentiamo parlare italiano, cosa rara sul pianeta terra! Gli spagnoli invece dominano la scena, senza dubbio.

A parte questa bellissima piazza Bruxelles ci è subito apparsa come una città dove la vita è serena. Le case spesso vecchie e scrostate non impensieriscono gli abitanti del posto, tantomeno i negozi che da noi non passerebbero un controllo dell’ASL neanche da 1 km di distanza!!! Le insegne sono vecchie e gli interni spesso retrò per noi italiani, abituati a frequentare solo i posti più alla moda! Altro aspetto è la multietnicità: decine sono le ragazze arabe con il velo e decine sono gli uomini arabi con barba lunga e tunica. Tantissime le coppie miste, con variazioni di ogni tipo: mi è mancato solo l’eschimese con la vietnamita e forse ho visto tutti gli abbinamenti possibili! No, no, questo non è lo sfogo di un contadino che esce dal paesello per la prima volta, ma è la constatazione di come il razzismo e la paura del ‘diverso’ in Italia sia ancora presente in tutti gli strati della società.

Ma torniamo a noi. Il nostro giro attraverso il centro ci porta a vedere i classici del posto, ovvero il Manneken Pis (il bambinetto che fa la pipì), la sorellina (impegnata nella stessa attività), la Cattedrale, l’Ilot Sacre con il suo dedalo di viuzze e ristorantini, la zona di Saint Gery con i suoi bar da aperitivo, la Galleria di Saint Hubert con i suoi bellissimi marmi, l’Atomium e la piccola Europa, la Rue Neuve con i suoi centri dello shopping più alla moda, la piazza di Santa Caterina con lo spettacolo dei rumeni (canti, balli e salsicce), le facciate sparse qua e là disegnate a fumetto per commemorare quest’arte da sempre così diffusa in Belgio, i palazzoni costruiti da Leopoldo II (detto l’esagerato), il quartiere delle Maroles e la piazza del Grand Sablon. Tutte queste cose mettetele vicine, shakerate e riempite con una fiumana continua di gente del posto e turisti (per lo più spagnoli, ripeto!), bancarelle, mercatini, vecchi furgoni Volks con anziani pescatori che vendevano le loro lumache di mare, numerose friggitorie, parola che da sola provoca brontolii al nostro stomachino, birrerie, cioccolaterie e poi ancora birrerie ed altre cioccolaterie, e piccoli giardinetti, e poi ancora tantissimi bambini e ragazzini per le strade come qui da noi non si vedono più da 15 anni. L’atmosfera è quindi perfetta per lasciare un ricordo eccezionale di Bruxelles! Ma non è finita. La domenica iniziamo a girare a caso, dirigendoci verso la fermata del metro Clemencau. Scopriamo un mercato rionale enorme. Quelle che sembravano 4 bancarelle si sono rivelate 4000! Pressoché completamente arabo, il mercato, aveva clienti di ogni dove e merci di ogni tipo, dalle maniglie ai ferri da stiro, dalle TV 36 pollici alle arance, dai cuscini ai tergicristalli. Favoloso, rumoroso, caotico, speziato e colorato

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