Bruxelles, la sorpresa

Ingiustamente esclusa dalle mete turistiche più gettonate, Bruxelles si rivela invece una città bella e piena di sorprese. La sua popolazione multietnica pullula sulla base di una radice profonda e antica che si respira ovunque: sui tram vecchi e con ...

  • di LunaB
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  • Spesa: Fino a 500 euro
 

Ingiustamente esclusa dalle mete turistiche più gettonate, Bruxelles si rivela invece una città bella e piena di sorprese. La sua popolazione multietnica pullula sulla base di una radice profonda e antica che si respira ovunque: sui tram vecchi e con le porte strettissime che si fa perfino fatica a passarci, dalle finestre dei palazzi con ghirigori che tolgono luce agli interni ma conferiscono fascino al resto dell’edificio, sulle divise curiose dei capistazione alla Gare du Midi, nelle guglie senza tempo degli edifici che circondano la Grand Place. Un elemento sopra tutti che a mio avviso caratterizza Bruxelles è il silenzio, la tranquillità: una città grande, enorme, dispersiva, servita in ogni punto dalla fittissima e stratificata rete di mezzi di trasporto (autobus, metropolitana, tram sotterraneo) e dalle due superstrade che ne percorrono il perimetro centrale e quello più periferico, eppure... il vociare è brusio, i richiami dei camerieri fuori dei ristoranti della Petite Rue des Bouchers sono saluti in tutte le lingue, battute, elenchi di pietanze e prelibatezze sciorinati con garbo e senza “acuti”. Sono rimasta stupita la sera di capodanno. Una folla immensa che copriva interamente la Grand Place, in attesa della mezzanotte e di niente altro: niente concerti, niente fuochi d’artificio (che si svolgevano da tutt’altra parte), nemmeno lo spettacolo di suoni e luci che aveva animato la piazza per tutto il mese di dicembre e fino a pochi minuti prima. Sospeso anche quello: solo una fila di fari fissi dalle guglie del palazzo del municipio. Eppure c’era attesa, trepidazione e poi: un ooohh generale e prolungato, lo scambio di auguri, il saluto al nuovo anno fatto solo del coro di voci di una folla composta e del bagliore dei fuochi d’artificio in lontananza. Quasi a voler festeggiare comunque, anche in assenza di spettacoli e attrazioni varie, il capodanno lì, nella piazza più antica, nel cuore della città. Quando si riesce a superare lo spaesamento, ci si rende conto che tutte le cose da vedere, a parte la zona dell’Atomium (e del Bruparck con la MiniEuropa – interessante e ben architettata – di alcuni rifugi reali con le relative serre, aperte al pubblico solo per 10 giorni all’anno e del Pavillon Chinois) sono tutte lì, concentrate nel pentagono delimitato dal Petit Ring. Vale la pena passare davanti all’imponente edificio della Borsa, girargli attorno e prendere Rue de la Bourse per fare tappa nel bellissimo caffè Le Cirio: il più buon espresso (vero!) di Bruxelles. Prezzi esagerati, anche 3 euro per un caffè, ma lì se non proprio dell’espresso, quello del caffè lungo, o meglio ancora del the, è un rito, non si limitano a servire delle tazzine e ad avvicinarti la zuccheriera: le accompagnano con un biscotto, un cioccolatino, una minuscola brioche al mattino, e poi la crema di latte, un centrino mi merletto ad abbellire il vassoio. Merita una passeggiata attenta e con il naso all’insù (ma anche dietro le spalle, perché spesso si nascondono) il quartiere di St Gery che è tutto un rincorrersi di immagini dipinte sul lato senza finestre di caseggiati spesso malridotti, ma che riacquistano vigore grazie a una scena di Lucky Luke o al sorriso ammiccante di Isabelle. Irrinunciabile addentrarsi nelle vie di Ste Catherine dove nel periodo di Natale si snoda il tradizionale mercatino che oltre ai propri stand offre ospitalità ogni anno a quelli di un paese diverso (questo è stato l’anno dell’ Estonia: bellissimi i berretti di lana con la punta lunghissima da avvolgere attorno al collo come sciarpa!) e che termina con la pista di pattinaggio e la ruota panoramica. Vale la pena concedersi una sosta per pranzare con un piatto fumante di champignon e patate cucinati dentro enormi padelloni all’aperto: si fanno incontri, si parla con la gente del posto, si rubano i racconti delle persone occupate a rimestare in quei pentoloni prestando una meticolosa attenzione alla cottura. Un piatto colmo e due pezzi di baguette costano 7 euro, e li valgono tutti. Finito il pranzetto all’impiedi si può tagliare per Rue du Peuplier fino a raggiungere Place du Béguinage dove, proprio davanti a quella che è considerata una delle più bellle chiese del Belgio (St Jean Baptiste), c’è un grazioso bar-ristorante di una nota marca italiana dove poter gustare un altro buon espresso con vista direttamente sulla piazza, curato da un simpatico e cordialissimo cameriere che ci ha rincorsi fuori dopo che avevamo dimenticato il resto sul tavolo, non ipotizzando minimamente che potesse trattarsi della mancia. E a proposito di gentilezza, in ben due occasioni ci è capitato di trovarci a bocca aperta di fronte a delle signore che vedendoci con le cartine in mano, intenti a discutere fra di noi su quale cosa andasse vista per prima (e non a cercare le vie!), si sono prima avvicinate con mille domande per sapere ESATTAMENTE che cosa stessimo cercando, quindi prodigate in esaurientissime spiegazioni in francese, in inglese, anche soltanto con i gesti, per farci arrivare rapidamente e senza intoppi a una destinazione scelta a quel punto per forza di cose! Quando qualcuno dice a un bambino (ma anche a un grande!) disegna una casa, il rettangolino lungo e stretto che generalmente compare sul foglio, con sopra un tetto spiovente e un comignolo che fuma, è l’immagine più somigliante alle case di questa città: ognuna con il proprio giardino curatissimo, ognuna con il suo colore e pazienza se fa a pugni con quello della casa a fianco, ognuna con i suoi infissi colorati, su tono o a contrasto con quelli del resti della casa. Ma questo è solo uno degli aspetti di Bruxelles. Le altre facce sono le mura imponenti del Palais Royale, sono le pareti di vetro del gigantesco Parlamento europeo, le curve maestose dell’Arcade du Cinquantenaire, le eleganti vetrine e gli aristocratici edifici art nouveau della Avenue Louise e del quartiere di Ixelles. Per mangiare non c’è problema. Ristoranti per tutti i gusti e da tutti i prezzi: cucina greca, tailandese, naturalmente italiana e perfino regionale dei moltissimi ristoranti di Jourdan, le cioccolaterie con praline di ogni foggia, i fast food anche italiani che vendono pizza e arancini, una elegante pasticceria orientale proprio in una via che arriva alla Grand Place, dove poter gustare gli smielati dolcetti seduti su comodi cuscini sparsi sul pavimento. Vale la pena rubare mezza giornata di soggiorno per visitare la vicina e famosissima Bruges (un’ora scarsa di treno -puntualissimo e confortevole- a 7 euro andata e ritorno), magari fermandosi a mangiare al ristorante ‘T Dreveken, affacciato su una minuscola piazzetta e con le finestre che danno sul canale, dove con una cifra modica e un gradevole panorama si mangia alla grande su tovaglie di merletto e porcellana decorata a mano. Ma questa fiabesca cittadina piena di canali e angoli caratteristici ha questo di diverso dalla capitale belga: dà l’idea del paesino artificiale, mantenuto in quel modo ad uso e consumo dei turisti (moltissimi!) che ne percorrono ogni giorno le vie. Contornata dagli innumerevoli negozietti di souvenir, offre al visitatore proprio quello che si aspetta di vedere. Bruxelles invece sorprende: va scoperta e assaporata, cercata e ammirata in ogni angolo sempre nuovo e affascinante che è capace di offrire a chi solo ha la curiosità e la voglia di andarlo a scovare

Luna

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