Gita a Bassano del Grappa

Paesi caratteristici del Veneto

  • di 44gatti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Per lunedì 2 giugno è mio marito stavolta a proporre una meta. E per fortuna, altrimenti io con la testa che ho, sarei andata dritta al lavoro come ogni lunedì, trovando i cancelli chiusi.

Da poco il Giro d'Italia ha fatto tappa al monte Grappa, e vedere in televisione tanti ciclisti trascinarsi così faticosamente lungo le pendici di quel monte ci ha appassionato. Così mi ha proposto di visitarlo insieme alla città di Bassano.

Consulto qualche guida, e dal vs. sito leggo velocemente qualche diario, giusto per farmene una idea.

Di buon mattino partiamo per Bassano e ci arriviamo verso le 9. Dopo aver ammirato dall'esterno il Tempio Votivo che custodisce circa 6000 caduti e le tre piazze principali: piazza Libertà, Garibaldi e Monte vecchio con le rispettive chiese, ci dirigiamo verso il famoso ponte tra stradine acciottolate e caratteristiche.

Costruito su progetto del Palladio e poi distrutto e ricostruito più volte, talvolta per opera della natura, talaltra ad opera dell'uomo, venne ricostruito nella sua forma attuale per il decisivo contributo e abnegazione degli Alpini. Non a caso è infatti chiamato "Ponte degli Alpini". La caratteristica principale è che è coperto. Ricordiamo ai figlioli che ci accompagnano la famosa canzone "Sul ponte di Bassano" e scattiamo qualche foto. In fondo poi, vediamo il Museo degli Alpini, cui si accede tramite una taverna-bar. E' significativa la vicinanza alpini-taverna-degustazione-grappa. Il piccolo museo, ben realizzato, è gratis, quindi la visita è altrettanto piacevole. Espone foto, divise, e altri oggetti bellici. Mi colpisce un tronco di legno che reca incisa con la baionetta la scritta "Pace W (viva) 1918".

Dall'altra sponda del fiume c'è anche una distilleria (Poli) anche questa a ingresso libero per il piacere del portafogli. L'addetta ci spiega come la grappa venga prodotta. Attraverso l'ebollizione dei viticci (da cui è tolto il gambo perchè amarognolo), il vapore vien fatto passare in un piccolo tubo in alto e poi, cade in un condotto a spirale immerso in acqua fredda che fa condensare il vapore. Nel museo annuso da alcuni appositi contenitori vari tipi di grappa, aromatica e non, ma alla settima sniffata debbo smettere altrimenti mi ubriaco senza aver neppure bevuto.

Una sosta all'azienda del Turismo per avere maggiori ragguagli sul monte e poi attraverso la strada "Cadorna" saliamo in auto fino in cima. C'è una leggera foschia ma la meta merita.Lo sbalzo di temperatura è però notevole perchè in poco tempo dalla pianura arriviamo a 1700 m. Il sacrario, voluto da Mussolini nel 1935 ospita circa 12000 caduti sia italiani che austriaci, spesso ignoti. La costruzione è grande, a semicerchi concentrici e in vetta sventolano le bandiere italiana ed austriaca.

Il monumento mi ispira grandezza. Grande fu la sofferenza, grande il sacrificio, grande il sangue versato e le vite spezzate. E' impressionante oggi camminare su queste balze pensando che a migliaia morirono nelle tre distinte battaglie tra l'autunno del 1917 e il 1918. E provo timore e rispetto a calpestare questi prati. Anche la vittoria ottenuta a un così caro prezzo mi sembra che conti ben poco.

Ma vi è anche la statua della Madonnina del Grappa, qui posta sin dal 1901 dall'allora cardinale di venezia Giuseppe Sarto che salì due anni dopo al soglio pontificio col nome di Pio X. In effetti qui in Veneto papa Sarto gioca un po' in casa, essendo nato a Riese (ora Riese - Pio X) nel trevigiano. E mi tornano in mente anche le parole del suo successore, che definì la guerra "inutile strage"

Ci infiliamo poi nel rifugio vicino, e lì mangiamo. Intanto inizia a piovere forte e non accenna a smettere. Ripresa l'auto cerchiamo le trincee, ma nonostante qualche indicazione sparsa non riusciamo a vederle anche a causa della pioggia. Lasciato il monte, ci abbandona anche la nuvola e torna il sole. Maser è la nostra prossima e ultima meta. Voglio visitare villa Barbaro, studiata ai tempi del liceo perchè è una delle più note ville nel veneto, costruite dal Palladio nel 1550 c.a. e abbellita dal genio del Veronese. Argute sono infatti le sue pitture a muro, specie quelle figure colte quasi all'improvviso dietri gli usci e dipinte ad altezza d'uomo. Ma la villa in sè mi pare dimessa, quasi in stato di abbandono. Anche il museo delle carrozze è chiuso e nell'ala non visitabile ma visibile sono abbandonate masserizie di vario genere che ne aggravano l'aspetto alla prima occhiata. Peccato.

Poi il rientro a casa. Nonostante la pioggia è stata una bella gita.

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