Barcellona, da Gaudì al Camp Nou

Long weekend nella capitale catalana tra arte, sport e spiagge

  • di dpellizzon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Non appena scaricati i bagagli all’hotel Paral-lel (buon consiglio di un turista per caso) siamo ansiosi di immergerci nella vita di Barcellona e ci avviamo immediatamente verso la più famosa via della città La Rambla. Il lungo viale alberato parte praticamente dal mare e porta fino a Plaza de Catalunya; lungo la strada passeggiano fiumi di turisti, si esibiscono artisti di strada e alcune prostitute e stazionano statue umane; per completare il quadro del folclore locale ci manca solamente di vedere all’opera qualcuno dei tanto rinomati e temuti borseggiatori.

Al numero 91 della Rambla si trova il mercato della Boqueria dove i molti chioschi espongono in modo coloratissimo verdure, pesci, dolci e carne; noi siamo attratti dalla incredibile varietà e qualità dei prosciutti, attenzione però i prezzi in alcuni casi sono piuttosto salati (e un equivalente al nostro “che faccio signò lascio?” potrebbe lasciare il segno).

Passeggiamo fino alla Cattedrale di Barcellona dedicata a Santa Eulalia, una magnifica struttura gotica che risale alla fine del XIII secolo con una facciata elaborata e un bel chiostro con palme e 13 oche bianche che rappresentano l’età in cui venne sacrificata la santa.

Rimaniamo in zona e ci inoltriamo nel cuore della città veccia il Barrio Gotico, un labirinto di palazzi, piazzette e strade ciottolate chiuse al traffico e ricche di negozi e soprattutto localini. Ovviamente non possiamo perdere l’occasione.

I tapas bar sono tutti affollatissimi riusciamo comunque ad “impegnarci” (evidentemente a noi i luoghi d’arte mettono appetito) in una notevole varietà di piatti alcuni fantasiosi come la tapas al “formaggio, marmellata, cipolla e noci”. Al momento di saldare il conto il cassiere contando il numero di stuzzicadenti (ogni uno rappresenta una tapas) ci dice che sarebbe stato meglio per noi se ci fossimo mangiati anche qualche bastoncino.

Il giorno successivo decidiamo di utilizzare gli autobus aperti a due piani per turisti facendo un abbonamento di due giorni. Come prima tappa scendiamo alla Fondazione Mirò che contiene una collezione importante di dipinti, sculture, disegni e un’enorme opera tessile. Alla fine della visita della durata di un’ora e mezzo però non siamo ancora riusciti a capire se l’artista ci piace o no.

Seconda tappa, dall’elevato valore culturale, il Camp Nou il famoso stadio del Futbol Club Barcelona. La visita con audioguida consente di visitare la zona degli spogliatoi, la tribuna presidenziale, il terreno di gioco, la cappella privata e il tunnel che immette nel terreno di gioco (chissà cosa si prova ad essere un giocatore, ad esempio del Milan, in attesa di entrare in uno stadio con 100 mila persone pronte a fischiarti). La visita termina con il museo, un’area con luci soffuse e persone che al massimo bisbigliano per non compromettere la contemplazione delle opere esposte; un enorme tavolo multimediale consente di rivedere tutte la immagini più significative della squadra cittadina; io rivedo volentieri per un paio di volte, tra gli sguardi di disapprovazione dei presenti, la finale di Atene 94 (Milan 4 Barcellona 0).

Ultima fermata Plaza de Catalunya dove ci rilassiamo entrando nel centro commerciale El Corte Inglès. Il tramonto sulla città ammirato dalla terrazza panoramica è una cosa da non perdere.

Per cena il portiere d’albergo ci consiglia un posto tranquillo e passiamo così da un estremo (la confusione del tapas bar) all’altro, un locale con specialità galiziane completamente deserto

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