Alla ricerca del paradiso perduto… con finale a sorpresa

Alla scoperta di Bali, luogo ideale per ritrovare la pace, la serenità e la voglia di vivere, con finale imprevisto a Singapore, che ci ha stupito per la sua capacità di conciliare passato e futuro

  • di lima
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il mito dell’isola di Bali non aveva mai esercitato su di me un forte richiamo, fino a quando non mi sono imbattuta, quasi per caso, nel capolavoro di Colin McPhee, “Una casa a Bali”. Lo scrittore canadese che capitò a Bali agli inizi degli anni Trenta e vi visse per quasi un decennio, scoprì una società stupefacente, in cui la cultura e le arti, in particolare la musica, rivestivano un ruolo di primo piano nella vita della comunità. Musica, danza, culti religiosi, natura lussureggiante nella sua descrizione si intrecciano nell’isola dell’amore libero, paradiso perduto e ritrovato, di cui è impossibile (e così fu anche per l’autore) non innamorarsi.

Pur consapevole che negli anni il turismo di massa ha inesorabilmente variato l’isola e la sua gente, decidiamo quindi di andare alla scoperta del gioiello dell’arcipelago indonesiano.

Approfittiamo di un’ottima tariffa con Singapore Airlines (una delle migliori compagnie aree mai provate) e dopo un breve scalo a Singapore atterriamo finalmente a Denpasar. Prima della partenza avevo contattato uno dei tanti balinesi che svolgono il servizio driver/guida e che a prezzi più che modici accompagnano i turisti negli spostamenti e nella visita delle principali attrazioni. Anche se l’isola è relativamente piccola bisogna tenere in considerazione che non tutte le strade sono in buono stato di manutenzione e che, soprattutto vicino ai principali centri, il traffico è davvero molto caotico. Per questo i tempi di percorrenza si dilatano notevolmente, la guida è a sinistra, le regole del codice della strada inesistenti e il noleggio dell’auto è fortemente sconsigliato!

Gede Teja (questo è il suo nome, sarò lieta di fornire i suoi recapiti a chiunque fosse interessato) ci accoglie puntuale e sorridente all’aeroporto, in un caldo e soleggiato pomeriggio di metà settembre.

Abbiamo deciso di fare base ad Ubud, cittadina situata sulle colline in posizione strategica, famoso centro di artigianato e cuore culturale e spirituale dell’isola. La raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza (40km).

La ricerca dell’hotel a Ubud può essere sfinente, c’è un’offerta infinita e per tutte le tasche! Alla fine la scelta è ricaduta sull’Amora Ubud Villas, una struttura di nuovissima apertura, situata su una collina a circa 1,5 km dal caotico e rumoroso centro cittadino, collegato dal famoso Campuhan Ridge Walk, uno dei sentieri naturalistici più belli e conosciuti della zona. Ogni camera dispone di una piscina privata, di una vasca da bagno all’aperto, gode di una vista panoramica sulla foresta ed è arredata in puro stile balinese. Vi è anche un’ottima Spa, un centro yoga ed un ristorante che si affaccia sull’infinity pool comune. Avendo pernottato 6 notti ci hanno omaggiato con un massaggio di benvenuto, oltre che con un’ottima e abbondante cena presso il ristorante. Inutile dire che ci siamo innamorati di questo posto!

Sempre tramite l’hotel noleggiamo per 10 euro al giorno uno scooter che ci permetterà di visitare Ubud e i dintorni.

L’aria che si respira è densa di spiritualità, di misticismo e di tradizione. Si tratta dell’unica isola indonesiana a maggioranza induista e basta passeggiare per strada per trovare ad ogni angolo le offerte floreali agli dei, persone intente a pregare o vestite con abiti tradizionali intente a partecipare ad una delle numerose festività sempre in corso

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