Azzorre: un giardino nell'Atlantico

Un paradiso per gli amanti della natura in tutte le sue manifestazioni. Tutto da scoprire. Verdi, selvagge e a metà strada tra tradizione e modernità

  • di Max_74
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Nove isole sparse nel blu dell’Atlantico, a largo del Portogallo (al quale appartengono amministrativamente) e ad un quarto di strada dalle coste americane. Di origine vulcanica, tutte verdissime e dalla natura prorompente, ognuna diversa per cultura, paesaggi ed attrazioni. Disabitate fino al 1400 (secolo della loro scoperta), colonizzate da olandesi, spagnoli e portoghesi, al centro prima dei traffici verso le “Americhe” e poi dell’industria baleniera, oggi le Azzorre, anche grazie agli enormi investimenti degli ultimi vent’anni, si collocano tra le mete turistiche emergenti, a cavallo tra modernità e tradizione, tra nuovi e vecchi stili di vita. Complice il clima mite per buona parte dell’anno (da maggio a ottobre) ed il potenziamento dei collegamenti aerei da e per i due continenti, le isole (tutte dotate di aeroporto) stanno attraendo, infatti, un sempre maggior numero di turisti di varie nazionalità, per lo più interessati alla loro ricca offerta escursionistica, enogastronomica, balneare e termale. Nonostante non siano vicinissime all’Italia (due ore di fuso orario) è possibile raggiungere Sao Miguel, l’isola principale dell’arcipelago, nell’arco di una giornata (generalmente volando su Lisbona, Madrid o Barcellona) e con costi ragionevoli. Da lì, la compagnia Azores Airlines (gruppo SATA) garantisce, poi, collegamenti frequenti con le altre isole.

Io ho visitato le Azzorre nella seconda metà di maggio, periodo non ancora adatto al mare (la stagione ha inizio a giugno inoltrato), ma particolarmente indicato per esplorarne le bellezze in tutta calma, lontano dal relativo affollamento estivo. E’ bene, comunque, precisare che le isole non sono una meta balneare nel senso tradizionale: le spiagge non sono tantissime e, più spesso, l’accesso al mare avviene (non sempre comodamente) attraverso le numerosissime piscine naturali (piscinas), tipiche insenature della frastagliata costa lavica dove l’acqua si accumula al riparo dai marosi. La temperatura dell’acqua, inoltre, per quanto più mite di altre realtà oceaniche, non è confrontabile con quella del Mediterraneo.

Ciò premesso, ho organizzato il mio viaggio con cura scegliendo un itinerario che mi permettesse di ottimizzare gli spostamenti in funzione delle principali attrazioni e del tempo a disposizione (una decina di giorni). Dopo i primi quattro giorni a Sao Miguel ho raggiunto, pertanto, nell’ordine, Terceira (dove ho trascorso due giorni), Pico (tre giorni) e Faial (due giorni). In tutto quattro isole, una nella parte orientale dell’arcipelago (Sao Miguel) e tre in quella centrale (Terceira, Pico e Faial). Per gli spostamenti interni ho utilizzato automobili a noleggio, per quelli tra le isole, l’aereo, ad eccezione del trasferimento da Pico a Faial per il quale, data la breve distanza, ho preferito imbarcare il veicolo sulla nave della compagnia Atlanticoline. I collegamenti in aereo non hanno richiesto più di un’ora e mezza di volo, quello in nave, una ventina di minuti. Voli ed autonoleggi li ho prenotati con un certo anticipo da casa (on-line), gli imbarchi in loco. Ma vediamo più da vicino le singole isole e le loro caratteristiche.

Sao Miguel

E’ l’isola più grande ed importante dell’arcipelago, quella più popolosa, meglio attrezzata dal punto di vista ricettivo e con la migliore offerta per il tempo libero. Ma è anche quella che racchiude la maggior varietà di paesaggi e di attrazioni e che meglio sintetizza, a mio avviso, lo spirito e l’identità delle Azzorre. L’isola, di forma allungata, si estende da est ad ovest per un’ottantina di chilometri, attraversata da rilievi che si fanno più dolci nella parte centrale. Più incontaminata e meglio conservata la costa settentrionale, più trasformata e popolata quella meridionale. I collegamenti tra le varie località sono assicurati da una lunga e panoramicissima strada tortuosa che contorna l’intera isola, integrata da tratti più recenti, a scorrimento veloce, che agevolano gli spostamenti tra le due coste. I centri principali sono Ponta Delgada (capoluogo e sede dell’aeroporto) e Ribeira Grande, rispettivamente, sulla costa meridionale e settentrionale dell’isola. Altri centri importanti sono Lagoa, Vila Franca do Campo (capoluogo storico dell’isola), e Provoaçao (primo insediamento), sulla costa meridionale e Nordeste, all’estremità orientale dell’isola. Eleganti i loro nuclei storici disseminati di edifici dalle bianche facciate incorniciate nel basalto, secondo il tipico stile dell’isola. Molto belle le chiese e le piazze, arricchite con elementi in pietra lavica sapientemente lavorati. A Ponta Delgada davvero scenografica la chiesa madre (igreja matriz), dedicata a Sao Sebastiao, con lo sfondo delle “portas da cidades” e del municipio ma anche il “campo di Sao Francisco” con il suo contorno di edifici religiosi, aperto verso la fortezza di Sao Bras. A Ribeira Grande, invece, la piazza della “camara municipal” con la vista del caratteristico ponte sulla “ribeira” e la bella scalinata della chiesa madre (dedicata a Nossa Senhora da Estrela), dalla cui cima si gode la veduta della città. A Lagoa da non perdere il borgo di Santa Cruz, con la panoramica chiesa madre, ed il convento dei francescani mentre, a Vila Franca, l’intero centro storico, che si apre sullo scenografico isolotto (ilheu)“da Vila”, vale una sosta, così come il soprastante eremo (ermida) di Nossa Senhora da Paz, con le sue scenografiche rampe maiolicate. A Provoaçao, infine, notevole la chiesa dedicata a Nossa Senhora de Rosario, la più antica e tra le più belle dell’isola.

Ma è l’intera Sao Miguel ad essere punteggiata di cappelle, chiese e chiesette bianco-nere, tutte diverse ed ugualmente pittoresche, attorno alle quali si aggregano i centri minori con le loro casette bianche dai bordi colorati e le facciate contrassegnate dai caratteristici ”santini” maiolicati. Soprattutto lungo la costa settentrionale, dove il tempo sembra essersi fermato, vale la pena abbandonare la strada principale ed addentrarsi nei tanti villaggi (freguesias) che si susseguono: non resterete delusi. Personalmente ho trovato Mosteiros, con gli scenografici “ilheu” a fare da sfondo, Capelas, con il suo caratteristico porticciolo scavato nella roccia, Fenais da Luz, Maia e Porto Formoso, con la bella chiesa madre (dedicata a Nossa Senhora da Graça) che svetta sul piccola baia a ferro di cavallo, davvero deliziose.

E’, tuttavia, la natura la vera protagonista di Sao Miguel, sempre presente con il fogliame brillante ed i profumi della sua vegetazione lussureggiante, con i cespugli di ortensie fiorite, i prati punteggiati di mucche al pascolo, gli specchi d’acqua smeraldina (lagoas) nelle vecchie caldere vulcaniche, le fumarole e le pozze termali (caldeiras), le forme ardite dei verdi promontori che si gettano nell’oceano, le frastagliate coste basaltiche di colore scuro. L’invito è quello a cogliere e contemplare quanto più potete tanta bellezza approfittando dei numerosissimi punti di belvedere (miradouros) sparsi per l’isola, tutti ben segnalati e, quasi sempre, attrezzati con servizi per la sosta. Imperdibili, a mio avviso, quello di Pico do Carvao (con bellissimo colpo d’occhio sulla costa settentrionale e meridionale dell’isola), di Ponta do Escalvado (con vista sul tratto di costa nord-occidentale tra Ponta da Ferraria e Mosteiros), di Santa Iria (sull’omonima baia, con veduta sul tratto di costa compreso tra Ponta do Cintrao e Porto Formoso), di Salto do Cavalo (affacciato sulla parte sud-occidentale dell’isola) e di Ponta do Sossego (su un tratto della bellissima costa occidentale a strapiombo). Ma sono i percorsi in auto ed, ancor più, quelli a piedi a regalare gli scenari più indimenticabili

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