Viaggio in Caucaso: da Baku a Tbilisi

Attualmente lavoro in Caucaso quindi l’appuntamento con Elisa, Lucia e Carlo è a Tbilisi il pomeriggio del 20 agosto. Il trio è partito qualche giorno prima ed è subito volato a Yerevan per un assaggio di Armenia. Nella capitale Georgiana ...

  • di rabbiross74
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Attualmente lavoro in Caucaso quindi l’appuntamento con Elisa, Lucia e Carlo è a Tbilisi il pomeriggio del 20 agosto. Il trio è partito qualche giorno prima ed è subito volato a Yerevan per un assaggio di Armenia.

Nella capitale Georgiana abbiamo prenotato un Hotel nella zona vecchia, dopo i saluti e una doccia li porto a cena alla Khinkhali House, in italiano la “casa del raviolo” : non è segnata sulle guide e si trova vicino a un sottopassaggio di Rustaveli ma vale la pena darsi da fare per trovarla. Khachapuri, la focaccia col formaggio, e vari tipi tipi di ravioli per un totale di circa 9 e in tutto ! Venerdi’ 21 agosto 2009: 1° giorno di Ramadan, un taxi prenotato dall’Hotel ci porta in aeroporto per il volo per Baku (Azal Airlines, prenotato dall’Italia per stare sicuri).

Arriviamo dopo circa 1h di volo, la vista dall’alto è impressionante, compriamo il visto all’arrivo senza problemi e all’uscita troviamo il tassista spedito dall’Hotel con un sorrisone a 32 denti...La maggior parte d’oro ! Diciamo che in Azerbaijan è un po’ uno status simbol e allo stesso tempo un posto sicuro dove mettere i propri risparmi.

Anche qui abbiamo scelto dalla guida uno degli Hotel di prezzo medio nella citta vecchia che è tutta completamente restaurata e molto carina.

Visitiamo le rovine del Palazzo Shiravani e poi cominciamo a esplorare la città. Elisa trova subito il « piccolo principe » in azero e ne compra una copia per la sua collezione, Lucia spedisce in posta le cartoline armene e quando ce ne accorgiamo temiamo il peggio ma l’impiegato non se ne accorge (armeni e azeri sono in conflitto per il Nagorno Karabakh).

Vicino al lungo mare saliamo sulla Torre della Vergine per ammirare da un lato il Mar Caspio con un po’ di piattaforme petrolifere in lontananza e dall’altro il boom edilizio che sta investendo la città, qui la crisi economica pare non essere arrivata.

Contrattiamo, con il poco di russo che ho imparato in questi mesi, un taxi per la gita a Qobustan del giorno seguente, speriamo abbia capito...

Le vie dello shopping sono piene di gente, macchine di lusso e negozi alla moda, i caffè sono pieni malgrado sia il mese del digiuno.

Sfidiamo la sorte e ci avviciniamo al mare che sembre denso, ci sono chiazze di olio in superficie e non è per niente invitante ma un dito dobbiamo pure immergerlo.

Per cena dolma (involtini di foglie di vite con carne e riso) e kebab (spiedini di carne).

Sabato 22 agosto 2009 Non solo il taxi è puntualissimo ma ha pure lavato l’auto. Ci dirigiamo a sud, il cielo è grigio come il mare e come la terra, cantieri navali e piattaforme petrolifere costellano la costa, raffinerie, oleodotti e altre industrie l’entroterra. Arrivati a Qobustan ci accorgiamo che il tassista non c’è mai stato e forse non sa nemmeno leggere visto che, malgrado i numerosi cartelli, non fa che chiedere indicazioni.

Dopo la visita al minuscolo museo seguiamo le frecce per il percorso fra le rocce per vedere i famosi « petroglifi » : incisioni sulla pietra fatte dai cacciatori-raccoglitori che una volta abitavano la zona. Raffigurano animali, scene di caccia, canoe (migliaia di anni fa il mar Caspio era decine di metri più alto e arrivava proprio sotto queste alture).

Non ci eravamo capiti e il tassista non ci vuole portare ai vulcani di fango perchè ha paura di rovinare la macchina cosi’ contrattiamo con un poliziotto di stanza ai petroglifi e ci porta con la Lada d’ordinanza. Prima di arruolarsi doveva essere un pilota di rally visto che percorriamo i 10km di strada sterrata fra mucche, oleodotti e pozze di nafta a palla ma senza mai sbandare ; ed eccoli li’ delle montagnette, ovviamente colore grigio che gorgogliano allegramente. Saltelliamo da un montarozzo all’altro, ogni tanto spaventati da un blob improvviso ma il fango è freddo e non c’è alcun pericolo

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