Lungo i sentieri dell’isola del Giglio

Trekking al Giglio, dove l’inverno non sbarca mai, per l’ebbrezza liberatoria che dà calcare le gobbe della sua orografia capricciosa e per ammirare la straordinaria limpidezza delle acque che circondano le sue coste

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Trekking natalizio sull'isola del Giglio, dove l’inverno non sbarca mai

Sono al Giglio per la venerazione che ho per le cose belle che la natura ci regala, perché da anni covavo il desiderio di venire a svernare qui, per l’ebbrezza liberatoria che dà calcare le gobbe della sua orografia capricciosa e ammirare la straordinaria limpidezza delle acque che circondano le sue coste.

Ventidue chilometri quadrati di graniti plasmati dalla pioggia, dalla sabbia e dal vento nel corso di millenni, da scoprire pian piano, in poco meno di una settimana, senza lasciarsi strangolare da tempi capestro. Prima di partire nella mia mente si era già formata una mezza idea: quella che in passato fu battezzata “isola delle capre” (Aegilium) è intersecata da uno sviluppo complessivo di sentieri per una ventina di chilometri, numerati dall’1 al 29, classificati T, ossia turistici, adatti a risvegliare la sete d’avventura del pigro gitante da weekend, ma che non richiedono gesti atletici. Ciò che ignoravo era se avrei potuto fare affidamento su un tenace anticiclone, sulle mie gambe e soprattutto se pur tenendo gli occhi aperti ci si perdeva -magari senza l’ombra di un segnale nel telefonino-, e questo smorzava un po’ il mio entusiasmo. Però si sa che i dubbi sono una prova da superare quando si decide di non starsene tappati in casa a poltrire.

In questa vacanza mio marito è della partita: l’ho reclutato come taxista e compagno di escursioni, il guaio è che non possiede scarpe da trekking, né bastoncini telescopici, in più non è esattamente un patito delle salite e del sudore, al contrario sta in bilico tra i tentativi di dimagrire e la voglia di abbandonarsi languidamente a uno stile di ferie che non comporti di spostare il fondoschiena. Per evitare di accapigliarci cerchiamo di giungere a un compromesso: includeremo l’uso dell’auto, così non ci vedremo costretti a investire preziose energie muscolari quando non sarà necessario.

PRIMO GIORNO: Porto, Arenella, Castello, Campese, Promontorio del Franco, cala Cannelle e Caldane

Dopo una smilza colazione ci iniettiamo litri di tè e con il nostro veicolo diesel affrontiamo una maratona di curve nel chiarore mattutino. Incrociamo solo uno scoppiettante apecar con un colombo di plastica montato a mo’ di vessillo sul tetto. Stop alla baia dell’Arenella, una mezzaluna ghiaiosa delimitata da uno spuntone granitico liscio e levigato che somiglia alla testa e al becco di un gigantesco pterosauro. La spiaggia la raggiungiamo prendendo la stradina che si diparte dalla provinciale, tenendo l’hotel Castello Monticello alla nostra sinistra. Sostiamo a pochi passi dalla caletta baciata dai tiepidi raggi del sole, che purtroppo non è selvaggia: la presenza di un buon numero di villette costruite nei dintorni ne rovina la poesia.

Ci rimettiamo in movimento. Leo guida con l’aletta parasole abbassata per non restare accecato da una luminosità radiosa. Saliamo a Giglio Castello, un paesino di origine medievale racchiuso nella conchiglia delle sue mura come in un geloso amplesso protettivo. Dentro alla cinta muraria turrita si ammassano le antiche abitazioni, separate da vicoli angusti, calcolati apposta per il passaggio dei muli con la soma carica di ceste d’uva o di legna

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