Australia east coast

Viaggio mitico quello alla scoperta dell’ultima nuova frontiera: la grande barriera corallina, Sydney e Brisbane

 

Ero qui, nel nostro studio redazione di Bologna in cui facciamo tutto (dai siti agli articoli fino ai montaggi video) a chiacchierare con Silvia, Cristian e Giacomo. Tutti quasi trentenni (loro), a parlare di viaggi “mitici”. Cristian è reduce da un viaggio lungo un anno in Australia. Giacomo parte a sua volta per un soggiorno di un anno in Australia, la settimana prossima. Cristian raccontava a Giacomo e io mi sono ricordato della mia Australia, una delle tappe fondamentali del nostro giro del mondo in barca, con Adriatica. Io, in realtà, ho visto un’Australia particolare. O, meglio, ho visto una fetta di questo immenso Paese: io e Syusy, infatti, ce lo siamo diviso. Lei ha fatto l’interno, io la costa in barca, in arrivo dalla Nuova Zelanda e facendo rotta poi verso Bali. Forse l’Australia “mitica” (quella degli Aborigeni e di Chatwin delle Vie dei canti, per intenderci) è più legata all’interno e, magari in una prossima puntata, ve la racconta Syusy. Ma anche la Grande barriera, o le grandi città come Sydney e Brisbane che ho visto io, appartengono al nostro immaginario, rappresentano l’ultima Nuova Frontiera (e Dio sa quanto bisogno abbiamo di immaginare che ci sia un’alternativa alla nostra vita decadente eurocentrica). Se quello di Syusy è stato un viaggio nella storia dell’Australia, il mio, in un certo senso, è stato un viaggio nel futuro. Entrambi, comunque, abbiamo fatto un viaggio nella Natura, perché quella (e qui sta il bello) in Australia c’è dovunque. Eccovi la prima puntata del mio viaggio...

ROTTA SU SYDNEY

Adriatica è arrivata a Sydney dalla Nuova Zelanda, salpando da Aukland, in aprile, cioè in autunno. È stata una traversata durissima (io per fortuna ero tornato in Italia a montare le puntate, per cui me la sono risparmiata) e gli skipper Gigi e Irene hanno, a un certo punto, dovuto mettere la barca alla cappa (cioè gliel’hanno data su e si sono rintanati sottocoperta) perché l’Oceano Pacifico era davvero arrabbiato. Ci siamo ritrovati. appunto. A Sydney, dove sono tornato a bordo. La città mi è subito apparsa la sorellona maggiore di Aukland e la pronipote di Genova: un posto in cui davvero il mare è centrale. Tutto fa perno attorno alla baia. La gente si sposta in barca e tutti vivono la natura e l’acqua in particolare. Ho girato un po’, mi sono perso nei tanti parchi, nelle strade tutte nuove, nelle piazzette moderne sotto la rotaia del treno sopraelevato. Se a Roma non puoi perderti il Colosseo, qui non puoi ignorare l’Opera House, accanto al Sydney Harbour Bridge: con le sue “vele”, sul mare, è il simbolo della città. A me ha ricordato dei cappelli di monaci tibetani o, meglio, di suore felliniane. Non dimostra i suoi quasi 40 anni, sembra fatta ieri. Dentro l’edificio è tanto bello quanto strano, con i grandi salvagenti fonoassorbenti appesi al soffitto (che hanno aggiunto dopo, visto che all’inizio l’acustica faceva un po’ schifo). Ma oltre alla visita turistica, in una città come Sydney, c’è di più.

TUTTI FELICI E CONTENTI

Quando ci sono andato, all’Opera House stava facendo le prove l’allora direttore artistico del teatro, l’italiano Gianluigi Gelmetti, uno dei nostri grandi direttori d’orchestra, che dirigeva contemporaneamente l’Opera di Roma. Era entusiasta di Sydney e degli australiani: “Qui c’è uno spirito diverso, qui ho trovato un’orchestra di alto livello, formata soprattutto da gente entusiasta e disponibile all’innovazione. Se proponessi di suonare a testa in giù, lo farebbero con curiosità ed entusiasmo: amo l’Australia, è un luogo speciale. Del resto sono solo una ventina di milioni di abitanti in un territorio enorme, con una natura stupenda, sono ricchi, sono giovani...”. “Se chiedi a un abitante di Sydney se è felice, certamente ti risponderà di sì”, mi ha detto Luigi, italiano, che si è trasferito qui a far l’architetto, che aggiunge: “Qui sono positivi. E, del resto, la vita qui è più facile. Per esempio: una bella casa, nuova, in centro, di tre o quattro vani, è capace di costare 250 mila euro, cioè molto meno che da noi”. Quello della felicità e della Terra delle Grandi Opportunità era un tema che mi appassionava molto e, infatti, ci sarei tornato sopra. Ma andiamo con ordine..

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