The Land Down Under in camper

3 settembre 2007 Inizio a scrivere questo diario ad esattamente due settimane di distanza dal nostro ritorno dal continente downunder. Premetto che non sarà facile trasmettere tutte le sensazioni e le emozioni che questo immenso Paese ci ha regalato, proprio ...

  • di silvia b.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

3 settembre 2007 Inizio a scrivere questo diario ad esattamente due settimane di distanza dal nostro ritorno dal continente downunder. Premetto che non sarà facile trasmettere tutte le sensazioni e le emozioni che questo immenso Paese ci ha regalato, proprio perché sono state immense come le sue dimensioni. Emozioni diverse ma tutte molto, troppo intense, tanto che ora, rientrati a Bologna e tornati alla vita di sempre, scrivere (e per questo pensare) diventa quasi doloroso; riempirsi nuovamente la mente dei colori, gli odori, i suoni, la luce e le stelle australiane mi fa sperare di potere un giorno rivivere tutto questo direttamente attraverso i miei sensi, ma mi riempie ogni volta di una nostalgia profonda, e la bocca mi si fa amara. Sarà perché abbiamo conosciuto mentalità più libere, libere da troppi condizionamenti burocratici, libere nel pensare che così tante nazionalità diverse possano convivere, libere nell’estensione di una terra che molto spesso è ancora dominio incondizionato della natura. Non dico di aver trovato il paradiso, dopo tutto anche gli australiani hanno i loro problemi, primo fra tutti il peso sulla coscienza dovuto alla questione aborigena. E in più la vita, al di fuori delle città, deve essere piuttosto dura! Abitare in mezzo al nulla, nel bush, o gestire una cattle station (allevamento di bestiame) estesa su un territorio grande quanto l’Emilia-Romagna non deve essere per niente semplice, e le occasioni di contatto sociale piuttosto rare. O ancora, le Roadhouse! Sulle strade deserte si fatica ad incrociare anima viva, ma quando ti fermi alla Roadhouse scopri un piccolo mondo... bar, ristorante, stazione di sevizio, motel, campeggio, minimarket e... gente! Sono come delle minuscole città dove le città non ci sono, centri di socializzazione obbligata in un luogo dove le persone le incontri solo ogni duecento, trecento kilometri. Durante il nostro viaggio abbiamo avuto modo di vederne diverse, come poi leggerete, e ognuna aveva le sue particolarità per distinguersi. Il bello qui era davvero viaggiare dentro al viaggio: ogni spostamento era un viaggio a se’, con lunghe distanze da percorrere in solitaria, e anche quando le distanze non erano così imponenti, viaggiare era sempre un’esperienza, perché la mancanza di traffico, i colori della terra e del cielo ci ripagavano delle ore al volante, e incrociare e salutare gli altri automobilisti e camperisti diventava lo scopo del tempo che si passava alla guida. Persino i road trains erano affascinanti sulla Stuart Highway! Questi bestioni di metallo che coi loro tre o quattro rimorchi ci sfrecciavano accanto a tutta velocità erano affascinanti e allo stesso spaventavano con la loro imponenza. Sono loro i re del nastro d’asfalto che taglia l’Australia da nord a sud, e purtroppo anche i principali responsabili della gran quantità di animali morti lungo la strada. L’odore di morte... anche questo ha fatto parte del nostro viaggio, entrava con prepotenza ogni tanto dai finestrini aperti come per ricordare che i famosi cartelli, i roadsigns australiani, non sono solo souvenir, ma informano su un pericolo reale (e che abbiamo sperimentato, soprattutto a Kangaroo Island).

Che dire ancora? Che era una meraviglia svegliarsi tutte le mattine con il canto degli uccelli e uscire a scoprire quale volatile aveva quel verso differente da tutti gli altri che avevamo già ascoltato in precedenza. Ammirare il cielo di notte, limpido e tanto più vicino del nostro, con la Via Lattea e la Croce del Sud. Ammirare il cielo di giorno, azzurro, in contrasto con il rosso rugginoso e a volte fosforescente della terra e col verde polveroso (o sarebbe meglio dire impolverato) della vegetazione. Andare a comprarsi una birra in un bottle shop e uscire con le stubbies nel sacchetto di carta marrone come nei film. Dormire in un campeggio che sembra uno zoo circondati da wallabies, koala e opossum e maledirsi per non aver comprato una torcia. Fare l’esperienza di provare contemporaneamente tante cucine diverse nei food courts cittadini e assaggiare tutte le carni diverse dalle nostre, canguro, coccodrillo, cammello, barramundi e finanche il povero simpaticissimo opossum. Riposarsi in una delle bellissime aree di sosta sempre, e dico sempre, provviste di BBQ (è il Paese del barbecue, grigliano tutto e dovunque!). Scoprire che esistono realtà come la School of the Air o i Royal Flying Doctors. Ma è ora di addentrarci un po’ di più nello spirito australiano e nel nostro spirito di viaggiatori attraverso una piccola parte dell’isola più grande del mondo..

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