Partenza il 17/5/2018 · Ritorno il 21/5/2018
Viaggiatori: 2 · Spesa: Fino a 500 euro

Atene, sì o no?

di girovaga54 - pubblicato il

Premesso che la preparazione di ogni viaggio contiene già in sé il desiderio di ampliare le proprie conoscenze, il nostro viaggio ad Atene era stato negli anni più volte proposto e poi sostituito con altra meta. Diciamola tutta: il “mio” viaggio ad Atene, perché mio marito ne avrebbe fatto volentieri a meno, influenzato notevolmente dai sostenitori della tesi “Atene è brutta”.

È vero, Atene non gode della fama di essere una città attraente dal punto di vista urbanistico e infatti non lo è. Ma il “mio” viaggio in generale non è mai un mero itinerario, quindi un percorso fisico attraverso i monumenti più celebri, ma è anche un viaggio interiore, alla scoperta dei sapori, degli odori, delle abitudini, delle luci e delle ombre per cercare di penetrare un po’ nell’animo del luogo. Per questo credo di rientrare a pieno titolo nella categoria del “viaggiatore” e non tanto in quella del “turista”. Tra i due termini c’è una bella differenza e quando preparo un nuovo viaggio il mio scopo è quello di inserire nell’itinerario qualcosa fuori dai normali circuiti turistici, anche se a volte può risultare un po’ faticoso.

Ma veniamo a noi. Partiamo per Atene con la consapevolezza che gli unici monumenti di questa immensa città sono le sue vestigia: l’Acropoli, un paio di altre aree archeologiche e alcuni musei di ottima fattura.

E qui è subito la prima grande contraddizione di Atene: essa vive del suo passato, tenacemente aggrappata a quella rupe che incombe dall’alto e sembra controllare ogni cosa, e pare che gli Ateniesi quasi subiscano ancora l’influenza del mito che aleggia come fosse cosa vera ed attuale. Atene negli anni ’60 del Novecento ha cancellato tutto ciò che era intervenuto dopo la cristallizzazione di quel mito: interi quartieri rasi al suolo e ricostruiti senza nessun criterio urbanistico. Duemila anni di vita quotidiana annientati e sostituiti: Atene distrugge tutto quello che reputa “estraneo” al suo sacro territorio, costruito e stratificato nei secoli da altri popoli che l’hanno abitata, simile ad una donna violentata che cerca di ritrovare la sua purezza.

Ci riesce però solo dal punto di vista urbanistico, perdendo quindi la sua identità, ma non ci riesce a mio avviso dal punto di vista culturale. Atene è e rimarrà sempre un misto di oriente e mediterraneità e lo vedi nel suo cibo, nel modo di vivere della sua gente, pudica per la situazione politica ed economica che sta vivendo eppure allegra, contagiosa quasi nella sua voglia di vivere all’aperto e sempre in compagnia. Atene non dorme mai e da ogni locale, pur piccolo, fuoriescono musica e canti ad ogni ora.

Quindi, al di là delle bellezze del Partenone che ha attirato costantemente il mio sguardo, soprattutto quando è illuminato di sera, Atene, città sicuramente non bella, è riuscita a coinvolgermi e farmi trovare qualcosa di positivo per cui valga la pena di visitarla.

Dopo tutto ciò, vi propongo il mio diario più che altro affinché possa essere utile con le informazioni pratiche che contiene.

Giovedì 17 Maggio

Partiamo dall’aeroporto di Roma Ciampino con il volo Ryanair FR 1198 delle ore 06:30 (una levataccia clamorosa!!!) ed atterriamo ad Atene in perfetto orario alle 09:15. Dall’aeroporto in città si arriva comodamente con i mezzi pubblici: il bus E95 che fa capolinea in Piazza Syntagma e la linea 3 della metro (linea blu). Noi optiamo per quest’ultima anche perché ferma in Piazza Monastiraki a pochi passi dal nostro alloggio. Il biglietto a/r è di € 20,00 che si riduce a € 14,00 se il ritorno è nei tre giorni dall’emissione. Viaggio comodo e non troppo lungo. Facciamo anche il biglietto di € 9,00 valido per viaggi illimitati sui mezzi pubblici per 5 giorni (lo sfrutteremo molto).

Usciamo dalla metro a Monastiraki, una piazza piena di bancarelle di frutta e di souvenir scadenti con una confusione indescrivibile. Attraversiamo Odòs Ermou (che poi scopriremo essere lunga tre chilometri) e lungo vie un po’ malmesse siamo già nel quartiere di Psirrì, dove in Odòs Agion Anargiron 5 (odòs sta per via, in greco) si trova “Live in Athens” (www.liveinathens.net), un complesso di appartamenti distribuiti in più edifici. Il nostro, il numero 4, è all’ultimo piano dotato di una enorme terrazza che si affaccia su una piazzetta raccolta (Plateia Iroon) ma zeppa di tavoli e sedie e che risulterà la nostra disperazione: a quei tavoli e su quelle sedie si mangia, si beve e si canta il rebetiko al suono del bouzuki fino a tarda notte. Sul comodino ti fanno trovare i tappi per le orecchie ma servono a poco. Quindi appartamento numero 4 da evitare.

I quartieri di Monastiraki, della Plaka e di Psirrì costituiscono il centro storico della città e non è ben determinato dove finisca uno e cominci l’altro. E già qui le prime considerazioni: la via dove alloggiamo è gradevole, anche perché piena di buoni locali, ma alcune strade intorno sono molto degradate e con palazzi fatiscenti ormai disabitati. Psirrì è il quartiere degli artigiani, soprattutto del cuoio e dei pellami, un quartiere fino a non molto tempo fa piuttosto degradato ma che dicono sia in via di riqualificazione, soprattutto perché ora è il quartiere della movida e la sera è quasi impossibile camminare. Non dà però l’idea di insicurezza o di pericolosità.

Usciamo quasi subito dall’appartamento e ci dirigiamo verso la Plaka: intanto, dall’alto, l’Acropoli ci guarda. La Plaka è considerato il quartiere più caratteristico di Atene perché mantiene le sue casette basse con le facciate ricoperte di bouganville e glicini: è però eccessivamente turistico, la lunga Odos Adrianou che la attraversa è un susseguirsi di negozi di paccottiglia tutti uguali. Ogni tanto si apre una stradina in salita verso l’Acropoli su cui si affacciano locali di vario genere o si trovano graziose piazzette ombreggiate ma piene di tavoli, cosicché non potremo mai sapere come sia veramente il loro aspetto.

Poi, ci ritroviamo all’improvviso in Plateia Syntagma, di fronte al Parlamento, capitando proprio nel momento del cambio della guardia degli Euzones. Qui lo scenario è completamente diverso, sembra un’altra città. Siamo nel cuore del quartiere delle istituzioni e dei grandi alberghi che si affacciano sulla piazza, con un traffico ben paragonabile a quello di Roma.

È ora di pranzo e ci accomodiamo da Tzitzikas e Mermigras (www.tzitzikasmermigas.gr), in Mitropoleos 12-14, dove gustiamo le prime e fin troppo abbondanti insalate greche. Fa parecchio caldo ma non rinunciamo all’itinerario a piedi proposto dalla Lonely che ci conduce proprio sotto l’Acropoli, nel caratteristico quartiere di Anafiotika, un dedalo di casette bianche opera degli scalpellini dell’isola di Anafi, immigrati ad Atene. Questo luogo mi piace moltissimo. Siamo poi di fronte all’Agorà Romana che ospita la Torre dei Venti. E’ sicuramente un bel sito archeologico ma a noi, che veniamo da Roma, impressiona il giusto. Camminiamo poi fino alla vasta Plateia Mitropoleos dove si staglia la Cattedrale di Atene. Ma il vero gioiello si trova a lato della cattedrale: parliamo della chiesa della Panagia Gorgeopikoos e di Agios Eleftherios, del XII secolo. E qui si impone dire che quella delle chiese bizantine sopravvissute allo sventramento della città è cosa curiosa: capita, infatti, che all’improvviso e nei posti più impensati, vi troviate davanti una di queste deliziose costruzioni che hanno tra l’altro degli interni veramente suggestivi. Ce sono parecchie, purtroppo alcune chiuse, tutte ad un livello di calpestio più basso dell’attuale per effetto della ricostruzione. Per fortuna che il rispetto per la religione sia prevalso e siano state conservate.

Ci riposiamo un po’ e poi, sempre a piedi, ci spostiamo nell’adiacente quartiere di Thisio, sempre percorrendo odos Ermou e odos Adrianou e ceniamo in un locale molto decantato che però a noi non sembra niente di eccezionale: “To Steki tou Ilia” in Eptahalkou 5, specializzato in carne.

Siamo stanchi e vorremmo dormire ma ci riusciamo a stento per la confusione e la musica che vengono dalla piazzetta.

Venerdì 18 Maggio

Ci svegliamo con il cielo coperto, ma la cosa non ci dispiace perché stamattina dobbiamo affrontare la salita all’Acropoli e a farla sotto il sole si fatica parecchio. Metro blu per Sintagma (1 fermata) e metro rossa per Akropoli (1 fermata). Alloggiare a Monastiraki e dintorni si rivela peraltro comodo per gli spostamenti: potremmo andare anche a piedi, ma abbiamo fretta di arrivare per evitare la ressa anche perché oggi (cosa per noi inaspettata e gradita) è la Giornata della Cultura e tutti i musei sono gratuiti. E’ un bel risparmio perché il biglietto di ingresso all’Acropoli (che dà però diritto all’accesso anche ad altri siti nella stessa giornata) è di € 30,00. Ci dicono che è stato stabilito questo prezzo, fino a poco tempo fa molto inferiore, per via della crisi, visto che il turismo è praticamente l’unica risorsa della città.

Effettivamente l’Acropoli, ovviamente Patrimonio UNESCO, è uno di quei posti che vanno visitati una volta nella vita e devo dire che si prova una certa emozione a pensare, ad esempio, che nel Teatro di Dioniso, che mantiene ancora i sedili in marmo destinati ai dignitari, siano state rappresentate le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide che hanno costituito la base della mia cultura classica. Bellissimo l’Odeon di Erode Attico, opera romana, comunque, dove ancora oggi si tengono spettacoli di teatro, musica e danza. Poi attraverso gli imponenti Propilei, congestionati da decine e decine di turisti, si sbuca davanti al Partenone o, più propriamente, di quello che rimane del Partenone ma che trasmette comunque, pur costretto dalle eterne impalcature, una sensazione di possenza. Certo, nel momento del suo fulgore e con tutti i fregi colorati e le statue e i frontoni al posto giusto, doveva essere notevole, se non altro perché dedicato ad Atena Parthenos, protettrice della città. Personalmente ho preferito l’Eretteo, sia per la sua architettura che per la sua sacralità.

Ridiscesi dall’Acropoli, è d’obbligo la visita del Museo dell’Acropoli che si trova di fronte, un edificio moderno in vetro che ospita i reperti rinvenuti nel sito, comprese le cinque statue originali superstiti delle Cariatidi: bellissime!! e quello che resta del fregio originale del Partenone. Il Museo merita veramente un plauso anche per l’originalità degli allestimenti: da non perdere assolutamente.

Ci fermiamo a pranzo nell’ottima caffetteria del Museo.

Ritorniamo, con l’incrocio delle metro, a Monastiraki e decidiamo, anche sinceramente per sfruttare la gratuità degli ingressi, di visitare l’area archeologica dell’Antica Agorà, cuore dell’Atene del VI secolo a.C., dove si trovano importanti siti fulcro delle attività amministrative, politiche, sociali e culturali della città. Qui, più che altrove, possiamo affermare che sia nata la Storia, la Democrazia, la Filosofia. Qui è stato riportato alla luce il Nuovo Bouleuterion, cioè la sala del consiglio dei cittadini e la Stoà di Zeus Eleutherios, dove Socrate parlava di filosofia. Sono luoghi reali, finalmente escono dal mio immaginario e li vivo come del resto mi succede a Roma nell’area archeologica dei Fori Imperiali, dove su quelle rovine, la vita dei miei antenati si svolgeva quotidianamente. Ma torniamo all’Antica Agorà: ammirate ancora il tempio dorico di Efesto, incredibilmente ben conservato e la deliziosa chiesa bizantina dei Santi Apostoli. Tutto ciò è ritornato alla luce avendo deciso gli Ateniesi di abbattere l’intero quartiere turco che vi era stato costruito.

Ancora non paghi, decidiamo di visitare anche il Keramikòs, che raggiungiamo con una breve passeggiata. Il Keramikòs fu un cimitero dal 3000 a.C. al VI secolo d.C. e conserva ancora pregevoli monumenti funebri che vedrete però in copia lungo il percorso, essendo stati gli originali spostati all’interno del piccolo ma ottimo museo.

Torniamo a piedi all’appartamento e poi ceniamo a pochi isolati di distanza, da “Nikita”, che propone buona cucina greca casareccia, accomodati ai tavoli lungo la via.

Sabato 19 Maggio

Oggi vogliamo fare una puntata alle spiagge poco fuori Atene. Da Piazza Syntagma, crocevia di capolinea, prendiamo il tram 5 per Voulas, che attraversa tutta la città fino a correre lungo il litorale. Parecchi, con le loro borse da mare, scendono alla prima spiaggia utile a mezz’ora dal centro città: le spiagge sono quasi tutte libere, ampie e ben tenute. Il tram passa all’interno del sobborgo di Glyfada, ormai divenuta località chic, piena di belle ville e negozi delle migliori catene. Sembra che parecchi Ateniesi, per sfuggire al caos cittadino e al conseguente inquinamento, si siano trasferiti in questa località essendo appunto ben servita con i mezzi pubblici. Scendiamo al capolinea, stiamo un po’ su una panchina in spiaggia e poi riprendiamo il tram per il ritorno. Con il senno di poi eviterei questa gita fuori porta privilegiando la visita al Museo di Arte Bizantina che non ho avuto il tempo di vedere.

Tornati a Monastiraki, ci fermiamo per pranzo da “Akordeon” in odòs Christocopidou 7, un bel locale nuovo ospitato in una casetta ridipinta a colori vivaci.

Dopo il sacrosanto riposo, considerato che oggi la giornata è molto calda, ci riportiamo alla fermata Akropoli e con una breve passeggiata lungo odòs Dionissiou Aeropagitou (siamo nel quartiere residenziale di Makrygianni) imbocchiamo la Collina di Filopappo o delle Muse, cioè la collina boscosa piena anch’essa di siti di interesse archeologico, tra cui la Prigione di Socrate, che fronteggia l’Acropoli regalando così degli scorci fantastici del Partenone e degli altri monumenti. La luce del tardo pomeriggio è l’ideale per fotografare. Un po’ faticosamente si arriva in cima dove sorge isolato il monumento a Filopappo, costruito in onore del console romano, ma la fatica è ripagata dalla veduta di Atene a 360° (la città, tutta bianca, è immensa e vista da lontano, nasconde egregiamente le sue smagliature). Ogni modo, i viali della collina costituiscono l’occasione per una tranquilla passeggiata, sempre con un occhio al mito perché pare che qui sia avvenuta la battaglia fra Teseo e le Amazzoni. Attraversiamo l’area della collina della Pnice e quella delle Ninfe ridiscendendo nel quartiere di Thisio che, dopo una recente riqualificazione, è divenuto un quartiere residenziale. Ripercorriamo odòs Ermou e ceniamo nuovamente da Nikita, sotto casa.

La notte sarà infernale: gli ultimi avventori dei locali ancora cantano e suonano al mattino quando ci svegliamo.

Domenica 20 Maggio

Per oggi è prevista una gita fuori porta, o meglio “in mezzo al mare”. Abbiamo deciso di visitare Egina, la più vicina delle Isole Saroniche. L’aliscafo, prenotato già da Roma al costo di € 28,00 a persona a/r, parte alle 08:50 dal porto del Pireo, perciò siamo costretti ad alzarci molto presto per prendere, sempre a Monastiraki, la linea 1 verde della metro che arriva fino al porto impiegando circa venti minuti. Inoltre, sul biglietto di imbarco della compagnia Hellenic Seaways c’è scritto che bisogna arrivare mezz’ora prima. Eccoci al Pireo, un quartiere un po’ bruttino e caotico, il luogo da cui gli antichi Greci partivano alla conquista del mondo. Noi, invece, in quaranta minuti di navigazione, sbarchiamo su un’isoletta placida, famosa per la produzione dei pistacchi (li vendono dappertutto). Gironzoliamo un po’, poi non avendo visto in tempo che si poteva prendere un bus per arrivare nell’interno dell’isola, ci rechiamo al botteghino della compagnia per vedere se è possibile anticipare il ritorno, previsto con l’aliscafo delle 16:00, partendo alle 14:10. Ci dicono di sì: andiamo perciò tranquillamente a pranzo in un posticino carinissimo che avevamo adocchiato in precedenza, “Avli” in P. Irioti 17, mangiando gustosamente sotto un pergolato. Soddisfatti e acquistati ovviamente un po’ di pistacchi, ci imbarchiamo per il ritorno ad Atene.

Sosta in appartamento per rinfrescarci un po’: oltretutto minaccia pioggia. Poi metro rossa fino alla fermata Evangelismos che ci sbarca in pieno centro di Kolonaki.

Kolonaki è il famoso quartiere “bene” di Atene, larghi viali alberati, palazzi di un certo tono, locali di alta qualità e negozi di lusso: roba da ricchi, insomma. Una Atene completamente diversa per qualità della vita, ma senza una vera caratterizzazione neanche qui. Per caso ci imbattiamo nel Museo della Guerra che espone nel piazzale antistante l’entrata aerei, mezzi corazzati ed altro che mandano in solluchero Fabio. Era nostra intenzione salire sulla collina del Licabetto con la funicolare che si prende dopo una scarpinata niente male lungo una via chic del quartiere: ma inizia a piovere e desistiamo anche perché, onestamente, la città dall’alto l’abbiamo ormai vista e rivista. Mentre stiamo decidendo di riprendere la metro per tornare indietro, ci accorgiamo che non ce ne è bisogno perché, passeggiando, siamo arrivati già a Piazza Syntagma, lungo Leoforos Vasilissis Sofia, dove si trovano bei palazzi che ospitano le Ambasciate. Non pioviggina più e andiamo a cena nel quartiere Thisio da “ Gevomai & Magevomai”, in Nileos 11, a mio avviso la cena più buona del soggiorno.

Ritorniamo a piedi a casa, godendo del momento dell’accensione delle luci dell’Acropoli che avviene gradatamente creando un notevole effetto.

Lunedì 21 Maggio

È il nostro ultimo giorno ad Atene e abbiamo ancora parecchie cose da vedere. Lasciamo i bagagli in deposito presso la reception e, sempre partendo da Piazza Syntagma, con il tram 4 (in realtà si tratta di una sola fermata, quindi si può andare tranquillamente a piedi), scendiamo alla fermata Zappeion su Leoforos Vasilissis Olgas per visitare il Tempio di Zeus Olimpio (detto anche Olimpeion), o meglio le poche colonne che restano di quello che era il tempio più grande e imponente della Grecia. Il biglietto di ingresso di € 6,00 mi pare francamente esagerato, considerato che il tempio è visibile anche dall’esterno, però è vero che paghi il fatto di sentirti piccolissimo come non mai dinanzi alle colonne superstiti e pensi a quello che doveva essere un tempo.

Più avanti, sempre lungo Leoforos Vasilissis Olgas troviamo lo Stadio Panatenaico, costruito già nel IV secolo a.C., risistemato da Adriano nel 120 d.C. e poi definitivamente per ospitare le prime olimpiadi dell’era moderna nel 1896. Un bel colpo d’occhio, forse perché sapientemente incassato in mezzo a due colline verdi. Attraversando il viale, entriamo direttamente nei Giardini dello Zappeion dal nome del bel Palazzo Zappeion, in stile dorico, oggi sede di congressi e mostre. Confinanti con questi giardini, si trovano i Giardini Nazionali, una vera oasi in mezzo al caos della città: mi sono piaciuti molto, curatissimi e attrezzati con pergolati per un momento di riposo.

Pranziamo nella Plaka in un posticino delizioso, sommerso da bouganville, glicini, piante profumate: “Glykis” (www.glykys.gr) in Angelou Geronta 2. Pur sembrando scortesi, siamo costretti a lasciare metà delle pietanze nel piatto per quanto sono abbondanti.

Abbiamo ancora parecchio tempo a disposizione perché l’aereo partirà in serata e perciò decidiamo di ritornare su Loeforos Vasilissis Sofias (tra Piazza Syntagma e Kolonaki) per visitare il Museo di Arte Cicladica: un museo interessantissimo, sia per i reperti esposti sia per l’innovativo allestimento. Peraltro, il lunedì il biglietto di ingresso, di € 7,00 viene ridotto del 50%.

Ecco, devo dire che i musei di Atene sono effettivamente delle eccellenze.

È proprio ora di andare a riprendere i bagagli: metro 3 per l’aeroporto con il biglietto già in nostro possesso e volo Ryanair FR 1299 delle 20:05 in perfetto orario.

di girovaga54 - pubblicato il