Atene, sì o no?

Un viaggio nella storia alla ricerca delle origini della democrazia e delle arti, ma anche accoglienza e buon cibo

  • di girovaga54
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Viaggio comodo e non troppo lungo. Facciamo anche il biglietto di € 9,00 valido per viaggi illimitati sui mezzi pubblici per 5 giorni (lo sfrutteremo molto).

Usciamo dalla metro a Monastiraki, una piazza piena di bancarelle di frutta e di souvenir scadenti con una confusione indescrivibile. Attraversiamo Odòs Ermou (che poi scopriremo essere lunga tre chilometri) e lungo vie un po’ malmesse siamo già nel quartiere di Psirrì, dove in Odòs Agion Anargiron 5 (odòs sta per via, in greco) si trova “Live in Athens” (www.liveinathens.net), un complesso di appartamenti distribuiti in più edifici. Il nostro, il numero 4, è all’ultimo piano dotato di una enorme terrazza che si affaccia su una piazzetta raccolta (Plateia Iroon) ma zeppa di tavoli e sedie e che risulterà la nostra disperazione: a quei tavoli e su quelle sedie si mangia, si beve e si canta il rebetiko al suono del bouzuki fino a tarda notte. Sul comodino ti fanno trovare i tappi per le orecchie ma servono a poco. Quindi appartamento numero 4 da evitare.

I quartieri di Monastiraki, della Plaka e di Psirrì costituiscono il centro storico della città e non è ben determinato dove finisca uno e cominci l’altro. E già qui le prime considerazioni: la via dove alloggiamo è gradevole, anche perché piena di buoni locali, ma alcune strade intorno sono molto degradate e con palazzi fatiscenti ormai disabitati. Psirrì è il quartiere degli artigiani, soprattutto del cuoio e dei pellami, un quartiere fino a non molto tempo fa piuttosto degradato ma che dicono sia in via di riqualificazione, soprattutto perché ora è il quartiere della movida e la sera è quasi impossibile camminare. Non dà però l’idea di insicurezza o di pericolosità.

Usciamo quasi subito dall’appartamento e ci dirigiamo verso la Plaka: intanto, dall’alto, l’Acropoli ci guarda. La Plaka è considerato il quartiere più caratteristico di Atene perché mantiene le sue casette basse con le facciate ricoperte di bouganville e glicini: è però eccessivamente turistico, la lunga Odos Adrianou che la attraversa è un susseguirsi di negozi di paccottiglia tutti uguali. Ogni tanto si apre una stradina in salita verso l’Acropoli su cui si affacciano locali di vario genere o si trovano graziose piazzette ombreggiate ma piene di tavoli, cosicché non potremo mai sapere come sia veramente il loro aspetto.

Poi, ci ritroviamo all’improvviso in Plateia Syntagma, di fronte al Parlamento, capitando proprio nel momento del cambio della guardia degli Euzones. Qui lo scenario è completamente diverso, sembra un’altra città. Siamo nel cuore del quartiere delle istituzioni e dei grandi alberghi che si affacciano sulla piazza, con un traffico ben paragonabile a quello di Roma.

È ora di pranzo e ci accomodiamo da Tzitzikas e Mermigras (www.tzitzikasmermigas.gr), in Mitropoleos 12-14, dove gustiamo le prime e fin troppo abbondanti insalate greche. Fa parecchio caldo ma non rinunciamo all’itinerario a piedi proposto dalla Lonely che ci conduce proprio sotto l’Acropoli, nel caratteristico quartiere di Anafiotika, un dedalo di casette bianche opera degli scalpellini dell’isola di Anafi, immigrati ad Atene. Questo luogo mi piace moltissimo. Siamo poi di fronte all’Agorà Romana che ospita la Torre dei Venti. E’ sicuramente un bel sito archeologico ma a noi, che veniamo da Roma, impressiona il giusto. Camminiamo poi fino alla vasta Plateia Mitropoleos dove si staglia la Cattedrale di Atene. Ma il vero gioiello si trova a lato della cattedrale: parliamo della chiesa della Panagia Gorgeopikoos e di Agios Eleftherios, del XII secolo. E qui si impone dire che quella delle chiese bizantine sopravvissute allo sventramento della città è cosa curiosa: capita, infatti, che all’improvviso e nei posti più impensati, vi troviate davanti una di queste deliziose costruzioni che hanno tra l’altro degli interni veramente suggestivi. Ce sono parecchie, purtroppo alcune chiuse, tutte ad un livello di calpestio più basso dell’attuale per effetto della ricostruzione. Per fortuna che il rispetto per la religione sia prevalso e siano state conservate

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