Cento torri e mille poesie

Una giornata ad Asti

  • di Francesca Bertha
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 6
    Spesa: Fino a 500 euro
 

“Via, via, vieni via con me”, canta Paolo Conte, e stavolta abbiamo preso alla lettera le parole della famosa canzone, venedo a visitare Asti, la città natale del grande cantautore.

Conosciuta anticamente come la città delle cento torri, Asti, libero comune nel Medioevo, fu da sempre un importante centro artistico, commerciale e anche bancario, grazie alle cosiddette casane, dei banchi che esercitavano attività di cambio valuta e di prestito su pegno.

Famosa per i suoi vini, tra cui l’Asti spumante, la città è sede ogni anno di un importante concorso enologico, la Douja D’Or. Ma anche la tradizione medievale trova spazio tra le più belle manifestazioni della città, grazie all’antichissimo Palio, che si svolge nel mese di Settembre.

Iniziamo la nostra passeggiata in città dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita in tipico mattone rosso in cotto su una precedente basilica, e che al suo interno conserva le opere di importanti pittori e scultori astigiani. Nel 1535 invece, nella Collegiata di San Secondo, ci fu un miracolo eucaristico: allo spezzare dell’ostia consacrata durante la messa, sarebbero stillate delle gocce di sangue nel calice e sulla patena.

Asti ha dato i natali anche a uno dei più importanti intellettuali del Settecento: il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, a cui oggi è dedicata una piazza della città. Ma a proposito di scrittori, è di Asti anche il poliedrico Giorgio Faletti. Quando arriviamo al Palazzo Catena, importante edificio medievale della città, incontriamo una signora che ci racconta una storia misteriosa che ci ricorda le atmosfere dei libri di Faletti: in questo palazzo abiterebbe tuttora il fantasma di Iginia d’Asti, protagonista di una tragedia di Silvio Pellico. Se ciò fosse vero, Iginia sarebbe in buona compagnia, perché la leggenda vuole che in centro vaghi anche un altro spirito femminile, quello dell’irrequieta contessa Adelaide, discendente di Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel decimo secolo.

Se qui la storia si respira ad ogni angolo, questo vale anche per la via in cui si trova il ristorante dove ci fermiamo a gustare le specialità del territorio: siamo presso il Ristorante Campanarò, in via Secondo Arò, a due passi dalla via principale della città. Arò, avvocato e patriota, fu l’eroico presidente della Repubblica Astese, proclamata nel 1797 a seguito di una sommossa per la scarsità del grano. La Rivoluzione Astese fu poi tragicamente debellata, ma resta un capitolo importante della storia della città.

Gestito con amore e fantasia da Duilio e Susanna, il Campanarò, chiamato “Piccolo Ristorante in Città”, è un ambiente caloroso e familiare, dove si gustano tante specialità del luogo. “Questo ristorante è nato due anni fa da un nostro sogno, quello di Susanna di esprimersi ai fornelli e da quello mio di riaprire un locale in città, dopo un certo periodo in cui lavoravamo in campagna, fuori Asti. Nella preparazione dei nostri piatti utilizziamo esclusivamente dei prodotti piemontesi di primissima qualità”, ci racconta il signor Duilio mentre ci accomodiamo a tavola. Sin dagli antipasti veniamo piacevolmente rapiti in un mondo autentico e pieno di gusto: iniziamo con della carne cruda alla monferrina, con una terrina di carni bianche marinate nel passito, farcita con pistacchi e prugne, oltre all’ottimo vitello tonnato. “Lo prepariamo rivisitato alla nostra maniera, con la salsa senza maionese e la carne cotta in modo particolare, che lascia intatto il suo colore e e il suo profumo”, ci spiega la signora Susanna. I nostri amici assaggiano invece degli antipasti caldi di stagione, degli sformati di verdure, dei tortini con i porri e gorgonzola, oltre alle cipolle ripiene di Castelmagno e l’uovo in cocotte col tartufo bianco. Passando ai primi, non rinunciamo certo all’agnolotto gobbo, fatto in casa, come tutta la pasta proposta dal locale. Prendiamo gli agnolotti alla monferrina e gli gnocchi serviti col ragù di salsiccia e la crema di zucca e salvia. Visto che ad Asti ci troviamo sull’antica via del sale, anche molti piatti di pesce fanno parte della tradizione: così assaggiamo anche le lasagne di merluzzo. Non ci risparmiamo nemmeno per quanto riguarda i secondi, e ci dividiamo tra lo spezzatino di cinghiale con le prugne, la trippa, specialità della signora Susanna, e lo stracotto di manzo al Barbera. Annaffiamo il tutto con dei vini piemontesi, scelti tra le circa 180 etichette proposte dal locale. Chiudiamo in dolcezza, con la bavarese di pere, la mousse al gianduia, oltre alle buonissime crostate che la signora Susanna prepara fresche tutti i giorni.

Dopo una giornata così piacevole, chi ci chiederà com’è Asti, risponederemo sempre con Paolo Conte: “It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful: è meravigliosa”

Francesca Bertha

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