Armenia in fiore

Vaste distese di prati fioriti, monti innevati, canyon, monasteri

  • di frasca giuseppe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 11
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Una meta, l’Armenia, scelta di getto e all’unanimità, nel corso di un incontro primaverile, con gli amici viaggiatori di sempre. In effetti questa meta l’avevo riservata, nel passato, come completamento di un viaggio lungo la via della seta - iniziato a Xian, in Cina, oltre un ventennio fa e proseguito negli anni successivi- e per cercare di capire gli influssi culturali intercorsi fra i popoli stanziati all’interno del medio oriente e quelli stanziati lungo il mediterraneo. Del popolo armeno, fino a questa primavera, conoscevo poco: un popolo di ricchi mercanti, molto uniti dalla religione e dagli affetti familiari con quelli della diaspora ma in lite perenne con tutti i vicini pronti a fagocitarli, avamposto cristiano tra popoli musulmani, lingua e scrittura incomprensibile, vittime di un genocidio ad opera dei turchi. Di tale genocidio ne ero venuto a conoscenza in Iran, in occasione della visita ad un museo armeno: foto raccapriccianti documentavano esecuzioni di massa, la deportazione e soppressione per fame e malattie, nei deserti della Siria, delle popolazioni armene residenti in Turchia. Conoscenza approfondita dalla successiva lettura de “ La masseria delle allodole”.

Come al solito organizziamo un ”viaggio solidale” utilizzando alberghi, ristoranti e mezzi gestiti esclusivamente dai locali. L’undici giugno, nel pomeriggio, partiamo da Siracusa. Volo Alitalia da Catania per Roma in coincidenza con un altro volo Alitalia per Yerevan dove arriviamo alle 4,15. Troviamo ad attenderci la nostra ottima guida Shushan Martyrosan che ci accompagnerà per quasi tutto il viaggio. Nella tarda mattinata, dopo un riposo di poche ore ed una sosta al Segafredo per un caffè, partiamo per la regione dell’Ararat diretti al Monastero fortificato di Khor Virap, molto panoramico, ai piedi del biblico monte Ararat, oggi parzialmente coperto di nubi. In una fossa, che visitiamo, all’epoca piena di serpenti e di scorpioni, re Tiridate, nel III secolo d.C., rinchiuse San Gregorio evangelista. Dopo 13 anni di reclusione, San Gregorio –miracolosamente evitato dai rettili e nutrito di nascosto da una vedeva- guarì il re dalla pazzia e questi, convertitosi, fece dell’Armenia la prima nazione cristiana. In effetti la cristianizzazione dello Stato fu voluta – come avvenne successivamente con Costantino- per creare un collante culturale e religioso nella popolazione sottoposta a continue pressioni e forze centrifughe dagli stati confinanti. Accanto alla cappella, costruita sulla fossa, sorge la Chiesa principale di Surp Astvatsatsin. A poche centinaia di metri dal Monastero-fortezza , corre il filo spinato che delimita la zona di nessuno con la Turchia: nazione, quest’ultima, attualmente ostile all’Armenia. La sera pernottiamo a Goris, presso l’hotel Cristy a conduzione familiare. L’albergo, nuovo anche nella biancheria, ha ampie stanze ed il personale è gentile e disponibile. Squisita la cena, soprattutto l’arrosto di maiale che mi ricorda sapori dei tempi andati.

Il giorno successivo, 13 giugno, dopo avere visitato il “ponte del diavolo”, che sovrasta una gola dove scorre un impetuoso fiume che forma delle cascatelle e dei laghetti, ci rechiamo al fotogenico monastero fortificato di Tatev appollaiato sopra uno sperone di roccia. Nel complesso è visibile una colonna, detta “Canna”, la cui peculiarità era di annunciare, inclinandosi, l’arrivo dei terremoti o della cavalleria nemica. Il monastero, sede di monaci amanuensi, conserva ancora resti di refettori, stalle e cucine. Dal monastero raggiungiamo il paese di Tatev con la funivia più lunga del mondo (5.765 mt, € 6), sorvolando la spettacolare vallata del fiume Vorotan. Nel pomeriggio visitiamo Khndzoresk, un villaggio rupestre abitato fino al 1950, molto simile alla nostra Pantalica ed ai Sassi di Matera. Lungo la strada, come il giorno precedente e quelli successivi, ci fermiamo innumerevoli volte per ammirare e fotografare l’indescrivibile paesaggio transcaucasico con monti dalle cime innevate, gole profonde e prati di un verde vivo ingentilito da bande di fiori multicolori che danno vita ad una tavolozza armonica di colori mai visti prima. Il tutto allietato da un’aria profumata e frizzantina, considerati i 2.000 mt di altitudine.

La mattina successiva partiamo da Goris, per effettuare una prima sosta a Karahunge, un sito preistorico di megaliti, più piccoli ed antichi di quelli di Stonehenge, ma aventi la stessa funzione di culto e di antico osservatorio astronomico. Il sito, risalente al V millennio a.C., lo raggiungiamo dopo una piacevole passeggiata fra campi fioriti e profumati al centro di una immensa conca racchiusa da lontane ed evanescenti montagne innevate. Ci rechiamo, poi, al sito dove sorgeva l’antica università di Gladzor, l’Atene dell’Armenia. Attualmente è rimasta solo una chiesa medioevale e l’annesso cimitero. Nel pomeriggio breve visita ad un antico cimitero ebraico del XIII secolo e piacevole passeggiata nel villaggio di Yegheghis dove familiarizziamo con un vecchio erudito ex combattente e dove veniamo invitati a visitare una casa da una famiglia del luogo. Proseguiamo per il resort Lucy, ex colonia estiva comunista, dalle camere spartane. Comunque il resort è fornito di una bella piscina, un piccolo parco con divertimenti e passatempi, una cucina passabile e, in più, di telescopi per osservare il cielo stellato. Il giorno successivo, 15 giugno, partenza verso il nord est dell’Armenia con prima sosta ad un caravanserraglio, completamente coperto, appollaiato sul passo di Selim, a 2410 mt di altezza. Di qui passava la via della seta. I mercanti, provenienti dall’oriente e dall’occidente, trovavano rifugio, con i loro asini, in un antro buio, protetto da un doppio ingresso ad angolo retto, per impedire l’entrata di aria gelida e della neve che qui cade fino alla fine di aprile. Il paesaggio, come al solito, è spettacolare

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