Grande argentina

Volendo, come per gioco, trovare un aggettivo, una sola parola, che definisca il Paese, così d’istinto, senza star troppo a pensarci, direi “GRANDE!”. Sono grandi le sue dimensioni, le distanze, gli spazi, la natura, l’accoglienza e la cordialità della sua ...

  • di dabi
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Volendo, come per gioco, trovare un aggettivo, una sola parola, che definisca il Paese, così d’istinto, senza star troppo a pensarci, direi “GRANDE!”.

Sono grandi le sue dimensioni, le distanze, gli spazi, la natura, l’accoglienza e la cordialità della sua popolazione, grandi i viali, i palazzi, le piazze, i giardini della Capitale Buenos Aires, anche a tavola le porzioni sono generose.

16 gennaio 2007 Il viaggio comincia da Buenos Aires in una bella mattinata calda e soleggiata, ci siamo arrivati solo poche ore fa dopo un devastante volo e senza bagagli.

Le poche ore di sonno che ci siamo concessi non sono state sufficienti a rigenerarci, non siamo in perfetta forma fisica, ma l’entusiasmo fa miracoli, c’è un nuovo pezzo di Mondo da scoprire! Non perdiamo tempo, cartina alla mano, per prima cosa cerchiamo di orientarci: nella “scacchiera” del centro con isolati quadrati (quadras) non è particolarmente difficile. Da La Recoleta, elegante quartiere dove si trova il nostro hotel, camminiamo per alcune ore osservando incuriositi case, palazzi, monumenti, piazze, negozi, venditori ambulanti di caffè in thermos, venditori di fiori, giornali, pellame, lustrascarpe, paseador (dogsitter) con decine di cani di diversa taglia e razza al guinzaglio, stazioni della metropolitana che ricordano quella parigina, vasi di fiori appesi ai lampioni, migliaia di taxi gialli e neri che sfrecciano veloci nel traffico cittadino e molte, moltissime altre curiosità, il tutto scandito dalle note del Tango che provengono da negozi, locali e suonatori di strada.

Durante il nostro girovagare arriviamo, quasi per caso, in Plaza de Mayo; i “pañuelos” (fazzoletti bianchi) disegnati sul lastricato, che rappresentano il simbolo della protesta delle Madri dei Desaparecidos ci fanno, inevitabilmente, riflettere su quanto accaduto durante la dittatura militare.

Non ci soffermiamo molto in questa piazza in quanto ci torneremo nel pomeriggio nel corso di un tour guidato.

Proseguiamo, quindi, lungo Avenida de Mayo, trovato lo storico Caffè Tortoni ne approfittiamo per fare una sosta e consumare uno spuntino. L’interno del locale, che conserva ancora intatti bancone e arredi dei primi del ‘900, merita una visita, se poi ci si aggiunge un servizio di ottima qualità, sedersi ad uno dei tavoli è un piacere che difficilmente ci si può negare.

Le ore passano veloci, manca pochissimo all’appuntamento con Virginia per il City Tour guidato, ma siamo lontani dal luogo di incontro, per arrivarci prendiamo la metropolitana, comoda, veloce e molto economica.

Virginia è puntuale ed anche noi, si parte all’ora stabilita per una visita dei principali quartieri (barrios) della città.

Percorrendo strade trafficate attraversiamo Avenida 9 de Julio, il più ampio viale cittadino (per gli argentini il più ampio al mondo) qui ammiriamo l’imponente Obelisco, proseguiamo fino a Plaza de Mayo dove facciamo la prima sosta per visitare l’interno della Catedral Metropolitana, vediamo esternamente il Cabildo e la Casa Rosada che in questo periodo è oggetto di restauro.

Superato il Barrio San Telmo, con la graziosa Plaza Dorrego, piazzetta quadrata alberata con bar e tavolini all’aperto che ricorda molto alcuni scorci parigini, si raggiunge La Boca, piccolo vivace quartiere operaio, famoso per le case in lamiera ondulata dai colori accesi. Fatti quattro passi tra i vicoli e lungo il fiume continuiamo il giro passando per la Bombonera, lo stadio sede della squadra di calcio Boca Juniors, è inevitabile il riferimento a Maradona, un mito per tutti gli argentini che insieme ad Evita Peron, Carlos Gardel e Che Guevara è raffigurato ovunque su posters, insegne e cartelloni, non solo a Buenos Aires, ma in tutta l’Argentina

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