Da Capo Horn a Rio

DA CAPO HORN A RIO DE JANEIRO FEBBRAIO – MARZO 2002 Il desiderio di un viaggio in Patagonia mi perseguitava da anni e così la scorsa primavera, nell’ambito di un progetto di viaggio di tipo “Round World” mi sono così ...

  • di Luca Sist
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DA CAPO HORN A RIO DE JANEIRO FEBBRAIO – MARZO 2002 Il desiderio di un viaggio in Patagonia mi perseguitava da anni e così la scorsa primavera, nell’ambito di un progetto di viaggio di tipo “Round World” mi sono così deciso a considerare come tappa questa remota destinazione. Tralasciato poi a settembre il progetto Round World per problemi post-caduta torri (nonostante avessi già comprato e studiato quasi tutte le edizioni della Lonely Planet del pianeta) mi sono così concentrato solo sul sud america.

Dopo le torri di NY interveniva però anche la grave crisi economica argentina e dopo i duri scontri di dicembre di Buenos Aires sinceramente la situazione non era delle più incoraggianti ad intraprendere un viaggio di piacere da quelle parti. Nonostante queste difficoltà ho però tenuto fede al programma e sono partito modificando solo qualche data e qualche itinerario; è stato sicuramente uno dei miei viaggi più belli. Sono venuti con me Sandro e Franco. Cristina, mia moglie, ci ha raggiunto a Buenos Aires due settimane dopo.

Dalla mia moleskine…… Sabato 9 febbraio Partenza nella fitta nebbia padana. Sono stressatissimo da amici e parenti che mi guardano come se partissi per l’Afghanistan. Sono talmente stressato che se fossi solo e non avessi già anticipato i biglietti aerei me ne andrei a Cortina a sciare per un mese e mezzo. Voli regolari. Air France non delude; immaginavo chissà quali tagli alla qualità dei servizi dopo la crisi, invece tutto sommato non ci sono stati grossi cambiamenti. Il viaggio inizia “bene” soprattutto per Franco e Sandro che all’aereoporto di Parigi vengono subito “agganciati” da tre simpaticissime ragazze italiane in vacanza. Naturalmente noi, da veri boys scout, non aderiamo all’invito di fermarci con loro nella capitale francese e tiriamo dritto per la nostra destinazione. Le turbolenze incontrate in Atlantico favoriscono un buon sonnellino ed il tempo “vola”. Ero terrorizzato da oltre 14 ore di volo senza scalo, che invece sono trascorse senza troppi disagi.

Domenica 10 Arrivo a Buenos Aires con la paura di essere sbranato vivo dalla popolazione ed invece la città appare molto tranquilla. Formalità sbrigate molto velocemente. Il taxista che ci traghetta all’aereoporto nazionale dimostra un certo fatalismo e ci rassicura che i problemi sono più o meno quelli di sempre. Vista dal finestrino del taxi BA è molto bella anche in periferia (paghiamo 25 USD ma impieghiamo solo 40 minuti perché è domenica e non c’è traffico). Ottimo clima. L’aereoporto nazionale è molto più bello di quello internazionale nonostante si trovi in una posizione non molto felice (praticamente in mezzo alla città). La coincidenza per Ushuaia parte in orario (voliamo con Aerolineas Argentinas con un bel cimelio d’antiquariato) e dopo 30 ore, da quando abbiamo abbandonato l’uscio di casa, mettiamo piede sul suolo della mitica Terra del Fuoco. Prima di atterrare sorvoliamo anche il mitico arcipelago di Capo Horn e tutto il Canale di Beagle e Puerto Williams (Cile). Appena scesi decidiamo di noleggiare un’auto (una WV GOL a 45 usd al giorno). Partiamo così subito per il Parque Nacional della Terra del Fuoco (ingresso 3 usd) dove piantiamo la tenda in una splendida baietta chiamata “Baia Azul” .Nonostante sia molto tardi c’è ancora molta luce (siamo in piena estate australe a quasi 60 gradi di lat. Sud) e decidiamo di tornare ad Ushuaia per una lauta cena, nonostante la stanchezza ed ulteriori 25+25 km da percorrere su una strada non proprio rilassante. Effettivamente la cena meritava il rientro a Ushuaia ed infatti abbiamo il piacere di gustare la prima meravigliosa carne argentina. Strepitoso Lomo Chorezo a prezzi stracciati (nonostante il cambio del Peso con il dollaro sia ancora vicino alla parità). La nottata in tenda rende bene l’idea di cosa sia il tempo variabile di queste zone, con vento, pioggia, freddo, caldo, calma che si avvicendano continuamente. Ho un ricordo incredibile delle nubi scure e minacciose provenienti dal pacifico che si condensano sul canale di Beagle trasformandosi in una pioggia impalpabile asciugata all’istante dal vento fortissimo. Tutto intorno per decine di chilometri (per lo meno fino ad Ushuaia) non c’è traccia di essere umano a parte noi

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