Lungo la costa dell'Arakan

Alla scoperta di spiagge esotiche e dei misteriosi templi di Mrauk U

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Sono ormai trascorsi più di dieci anni dal nostro ultimo viaggio in Birmania e il Paese è inevitabilmente cambiato.

L’amatissima Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, è oggi libera dagli arresti domiciliari; con la vittoria alle elezioni del 2015 è stata nominata State Cancelor con competenze agli affari esteri, anche se la giunta militare conserva ancora una forte influenza nelle decisioni politiche.

Yangon non è più la capitale, ma rimane il maggiore centro abitato con i suoi nove milioni di abitanti oltre ad essere la principale porta d’accesso nel Paese.

La città è proiettata verso il futuro e sta perdendo quella sonnolenta atmosfera che l’aveva pervasa fino a poco tempo fa: le strade sono ingolfate dal traffico nelle ore di punta e sono sorti un po’ come funghi alti palazzi nei diversi quartieri. Carte di credito e cellulari sono diffusissimi ed il governo sta investendo molto nel turismo che ha conosciuto una crescita esponenziale nel 2016.

Dalla terrazza dell’albergo spazia il panorama sul lago Kandawgyi circondato dalla lussureggiante vegetazione del parco sul quale volteggiano stormi di corvi; spiccano le bizzarre architetture del Karaweik Palace a forma di chiatta reale e all’orizzonte rifulge in tutto il suo splendore la guglia dorata della pagoda Shwedagon… la vista ricorda ancora quella che decantarono Kipling e Orwell nei loro libri, testimoni degli splendori di questa terra agli inizi del ‘900, anche se sulla riva meridionale sono in costruzione altri mostri di cemento che presto condivideranno con l’edificio che ci ospita l’invidiabile colpo d’occhio.

Torniamo a visitare il Buddha reclinato della Chaukhtatgyi paya nel tardo pomeriggio. La grande statua di 65 metri fu inizialmente realizzata nel 1906, ma quella che si ammira oggi è in realtà un rifacimento degli anni ’70. Nelle vicinanze ammiriamo invece per la prima volta il Buddha seduto di 14 metri della Ngahtatgyi paya, una delle statue più affascinanti nel sud della Birmania.

Nel Museo Nazionale girovaghiamo tra le ampie esposizioni dei 5 piani del palazzo, in particolare colpiscono gli abiti e le suppellettili appartenuti all’ultimo re Thibaw Min spodestato dagli inglesi, tra cui il famoso trono del leone.

Rieccoci nella downtown, dove la modernità incombe sulla sbiadita grandeur coloniale della vecchia Rangoon. Molti edifici dalle cupole neoclassiche o dalle linee art deco’ appaiono sempre più decrepiti e fatiscenti, solo sulla Strand Road il Region Office Complex, adornato sulla facciata da un grandioso colonnato, è in ristrutturazione e destinato ad ospitare un nuovo albergo di lusso di una nota catena internazionale.

Nonostante i cambiamenti non sempre positivi, è bello ritrovarsi tra le strade di questa città brulicante di vita anche se il pensiero corre ai tempi andati ed a quella tranquillità perduta che oggi rendono Yangon una città meno diversa rispetto alle tante altre metropoli del sud est asiatico…

La meta principale del nostro viaggio è l’Arakan, alla ricerca di luoghi meno contaminati, ma prima ci concediamo una pausa di 5 giorni alla spiaggia di Ngapali dove saluteremo l’alba del nuovo anno.

Il breve volo di un’ora da Yangon atterra all’aeroporto di Thandwe, la vecchia Sandoway degli inglesi. Osserviamo dall’alto la catena montuosa dell’Arakan, ricoperta da verdi foreste, che delimita i confini dell’omonimo stato che si allunga sul golfo del Bengala e poi i vividi colori della baia con l’isola delle perle e le barche dei pescatori.

Donne con il cappello di bambù cercano di vendere all’uscita dello scalo cestini di riso glutinoso ai turisti appena sbarcati ed in attesa delle navette per i vari resort sulla spiaggia

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Commenti
  1. Monica Baro
    , 27/1/2017 10:06
    buongiorno, vorrei sapere come avete organizzato il viaggio, tramite tour operator locale? se si quale?
    grazie
    Monica

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