Andalusia, missione riuscita!

Andalusia, magico incrocio di civiltà

  • di dpellizzon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il nostro giro dell’Andalusia ha come obiettivo dichiarato verificare se la campagna pubblicitaria (letta in un periodico) che promette arte divertimento e relax sia veritiera o meno.

Partiamo da Venezia ed arriviamo a Malaga di sera all’hotel Villa Guadalupe prenotato a "caso" via internet. L’hotel si rivela una splendida sorpresa poiché si trova su di un’altura e dispone di una terrazza panoramica dalla quale assistiamo alla festa del patrono della città consistente in due miseri botti; il cameriere ci assicura che di solito sono spettacolari ma questo anno a causa della crisi…

La mattina partiamo per Antequera cittadina situata su colline dalle quali si possono ammirare splendidi scorci e la cui architettura è chiaramente influenzata dai retaggi delle dominazioni romane e arabe; è bella anche la chiesa in stile barocco spagnolo.

Nelle vicinanze si trovano alcuni reperti archeologici della civiltà Dolmen e cioè costruzioni monolitiche preistoriche composte da pietre del peso di 180 tonnellate risalenti al 2.500 A.C.; è chiaramente riconoscibile lo stile Flinstoniano.

La sera siamo a Granata (hotel Dauro situato in piena zona pedonale) e facciamo la conoscenza del nostro primo tapas bar; la parola tapas potrebbe tranquillamente essere tradotta in veneziano con cicchetti cioè con una serie di piccoli piatti che vanno dal più semplice (come ad esempio pan grattato fritto con aglio) a quello più elaborato a base di pesce; la "comida" è ottima e i prezzi abbordabili e così ci abbuffiamo come Dolmen annaffiando il tutto con un vinello di 17 o 18 gradi.

La mattina successiva ci dedichiamo subito al pezzo forte delle vacanze e cioè alla visita dell’Alhambra.

L’Alhambra è una città-fortezza costruita nel XIII secolo dagli emiri arabi nel momento in cui la loro civiltà in Spagna era in grave pericolo con l’intento (più che riuscito) di stupire.

La fortezza è composta dai Palacios Nazarios, la residenza degli emiri, che sono di una incredibile raffinatezza decorativa; dell’Alcazaba cioè l’area fortificata; del Generalife, la residenza estiva degli emiri nella quale sono presenti vasche, fontane, piante, fiori e scorci panoramici creati con l’intento di richiamare il paradiso islamico. Nel sedicesimo secolo Carlo V costruisce il suo palazzo in stile rinascimentale, bello ma assolutamente non integrato al resto (molto simile a "steak and lobster" praticamente è come avere in un unico piatto filetto di carne e aragosta).

A Granada assistiamo anche ad uno spettacolo di flamenco andando direttamente alla fonte cioè nel quartiere gitano della città, non ci intendiamo molto di quest’arte ma il sudore e la passione ci sembrano autentici.

Dopo due giorni trascorsi a Granada visitiamo Baeza (Hotel La casona dell’Arco) e Ubeda, cittadine con edifici rinascimentali situate su colline di sterminate distese di ulivi. Le cittadine ci erano state presentate come vivaci, ricche di vita, di tapas bar e negozi di antiquariato ma noi riusciamo solamente a vedere città fantasma in stile far west con cespugli che rotolano mossi dal vento; evidentemente abbiamo trasgredito alla legge che impone di non uscire prima delle "cinco della tarde".

La sera successiva siamo a Cordoba (alloggiamo all’Hotel Macia Alfaros) dove passeggiamo tra i vicoli angusti e le piazzette della juderia nonostante la tv ci ricordi che "estamos vivendo la peor ola da calor de todo el verano" che tradotto significa temperature intorno ai 48 gradi.

La mattina successiva la temperatura scende incredibilmente a 27 gradi e così approfittiamo per visitare la Mezquita. In origine la costruzione era una chiesa cattolica venduta prima in parte e poi in toto ad un califfo arabo nel 784. La costruzione è stata poi ampliata e presenta una navata centrale che è uno spazio semplice (metafora dello spazio del deserto) con colonne bianche e rosse sovrapposte su due livelli, che rappresentano un’oasi con palme da dattero. Nel VXI secolo la parte centrale è stata abbattuta per far spazio ad un altare cattolico

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