Matrimonio in grande stile nella Costa Blanca

Slow-life, vita quotidiana, relax ed edonismo ad un matrimonio in grande stile nella Spagna della Costa Blanca

  • di peggy sue
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Cercando il drappo per coprire la giostra, andiamo in un emporio cinese. C’è lo stesso odore di plastica tossica che hanno i negozi cinesi in Italia. Compro due collarini da cane rosa e azzurri con gli strass, per la Louise, il cagnetto che ho lasciato a casa. Prezzo totale 4 euro.

FASHION VICTIMS

Quando torniamo in albergo sono le cinque e mezza. Costringo Davide a farsi la barba di un paio di giorni, e lui poveretto si scanna. “Ma perchè ti do retta?!” è una delle sue frasi preferite.

Ci aspettano giù alle sette e mezza. Davide indossa pantaloni di Armani e una t-shirt bianca di Mangano con cravatta e bretelle stampate. Io decolletè di vernice nera, e tubino color ghiaccio dalle linee decostruite, di Malloni (il top del mio guardaroba, regalo di Davide). Federica si mette sneakers lilla e bianche, pantaloni da uomo della Diesel, camicia a quadrettini bianchi, neri e lilla, e bretelle vere. Le diciamo che sembra la versione dandy di Buddy Holly. Silvia, più punkeggiante, indossa jeans a cavallo ultra-basso, maglia con strass rosa e fiori finti nei capelli.

In tivù c’è un programma che fa vedere delle case incredibili: una con un mulino a vento incorporato, l’altra costruita intorno ad un faro. C’è una coppia gay che organizza serate in discoteca, che vive in un appartamento high-tech a Barcellona, attraversato da un sipario rosso recuperato in un teatro. Un altro gay che colleziona stampe di Rembrandt e giocattoli meccanici del Diciannovesimo secolo. Prima di scendere vediamo un altro programma tipo Domenica In, in cui una tipa si scopre le tette e fa un balletto zozzone. Agghiacciante.

In ascensore incontriamo Paqui, con una super toilette rosso fuoco, lunga. Sembra uscita da un film di Pedro Almodovar.

Fuori ci sono tutti gli invitati. Gli uomini sono tutti in giacca e cravatta, le donne con vestiti appariscenti e colorati. Tutte con bellissime borsette gioiello, e scialli di seta o lino.

Vediamo German da lontano, elegante ed elettrizzato.

Incontriamo Alba, un’amica di Aida ai tempi dell’Erasmus, che veniva spesso a casa nostra. Alba abita a Barcellona, ha una marea di ricci a molla, e parla l’italiano da dio. Chiacchieriamo del conflitto d’interessi del nostro premier, e della legge sulle intercettazioni. Raccontiamo ad Alba della D’Addario e della signorina con le zizze di fuori che abbiamo visto in tv.

THE BRIDE

Ad un certo punto da lontano si vede arrivare una carrozza con cavalli grigi, bardati con sonagliere. I palafranieri hanno cappelli neri a tesa larga e rigida, e pantaloni a vita alta grigi con doppia fila di bottoni.

Sopra ci sono la sposa e il padre della sposa. Aida ha un vestito stupendo, dalle linee lunghe e fluenti stile primi del Novecento, che copre tacchi vertiginosi. Fra i capelli ha piccoli fiori bianchi, veri, molto hippy. Camminano sul tappeto rosso fino al gazebo in cui avrà luogo la cerimonia civile.

AIDA E GERMAN

Queste nozze sono qualcosa di completamente diverso dai matrimoni a cui siamo abituati in Italia. Per primo parla un giovane assessore che fa le veci del sindaco, Fidel, sorriso che ricorda Stefano Dionisi e completo stra-figo di Hugo Boss. Introduce la celebrazione con un discorso, e poi passa la parola ad altri quattro, due persone per la sposa e due per lo sposo. Amici e parenti, che parlano liberamente, raccontano aneddoti, fanno auguri e riflessioni sulla cerimonia in corso, sulla natura dell’amore e dell’unione coniugale, e varie ed eventuali a loro piacere. In questo modo la cerimonia risulta unica, personalizzata, non uniformata come nei matrimoni civili italiani, nei quali te la cavi nel giro di cinque minuti recitando un copione standard. Questo è un matrimonio evento. In questo modo si marca una bella differenza fra la cerimonia cattolica e quella civile.

Non capisco molto dei discorsi. Fidel tira in ballo la gestalt, dicendo che gli sposi devono essere un’unione di due elementi che valga di più della somma delle singole parti. E Gibran, con la storia del cipresso che non deve fare ombra alla quercia, e della quercia che deve ricambiare il favore al cipresso.

Rodrigo, il fratello di German, fa il discorso più lungo, acclamato, e brillante. Racconta come ha conosciuto i due sposi. German gli era stato portato sotto forma di fagotto neonato, e l’incontro era stato traumatico: non appena Rodrigo l’aveva preso in braccio, German gli aveva fatto la pipì sulla sua magliettina preferita. L’incontro con Aida invece era stato più roseo. German aveva invitato Rodrigo a mangiare con questa ragazza che “gli piaceva molto”. La sorella maggiore di German e Rodrigo si trovava lì e aveva chiamato la nonna e la madre, e insomma la povera Aida si era ritrovata ad una cena di famiglia, invece che a una cena con il fratello del moroso.

Io invece Aida l’ho conosciuta nel nostro appartamento di via Marconi a Bologna, in mezzo all’andirivieni dei mille coinquilini che hanno abitato lì con noi. Ma Aida ha lasciato il segno. Voce roca come la madre, chiacchiera lenta, non l’ho mai vista incazzata. Molto cool. Molto mondana. In cucina giocavamo spesso al Duro, un gioco che aveva inventato lei, a base di bicchieri di vino, monete con cui centrare i bicchieri, e una canzoncina, quando facevi centro:

“Bevilo tutto bevilo tutto bevilo tutto tutto tutto. E l’ha bevuto tutto, e non gli ha fatto male. L’acqua fa male, il vino fa cantare!”

E il giorno dopo, mentre tutti erano in preda a postumi ontologici, Aida, fresca come una rosa, se ne andava a lezione ad Ozzano.

German invece l’ho conosciuto questo Natale, quando Aida è venuta a trovarci in Italia. È una di quelle persone, con cui riesci a fare le chiacchiere pur parlando due lingue diverse. Abbiamo fatto una cena per la Befana, e abbiamo rispolverato il Duro.

Aida è la terza delle mie amiche a sposarsi. La prima è stata Francesca, che ha fatto una festa di matrimonio con tanto di foto e abito bianco, senza però sposarsi di fatto né in chiesa né in comune. La seconda è stata Gudrun, che ha chiamato a fare una performance Domino, un nonnetto en travesti che sembrava un po' William Burroughs e che cantava delle canzoni francesi, e che abbiamo scoperto essere il mimo della Dolce Vita di Fellini. Aida è quindi la terza.

Durante la sua cerimonia il vento soffia forte nei microfoni e negli amplificatori, creando fischi ed effetti di feed-back. La cosa forse più bella delle unioni civili in Spagna è che le promesse di matrimonio le scrivono gli sposi. German rischia di mettersi a piangere. Aida parla a voce bassissima. L’unica cosa che capisco è “Ti amo, perchè sei il mio complice”.

E insomma è fatta. Gli sposi si baciano. Un bacio da film, full of love.

Poi scompaiono a fare le foto, mentre gli invitati si fiondano sul buffet.

SUPER PAPPE

Ci sono delle sfogliatelle ripiene di formaggio cremoso e acciughe. Altre con i funghi. Dei cucchiai neri di plastica col manico incurvato tipo coda di scorpione, con una rosellina di salmone affumicato, una spruzzata di salsa e un pomodorino fritto. Dei flute pieni di insalata con ananas e cocktail di gamberetti. Crocchette di patate. Spiedini di calamari.

Ci diamo tutti dentro, con cibo e vino.

Traslochiamo in un giardino d’inverno in cui avrà luogo la cena. Siamo in duecento invitati. Su ogni tavolo ci sono degli involucri argentati, che contengono macchine fotografiche usa e getta. È un’idea molto buona, in questo modo buona parte delle fotografie non vengono fatte con apparecchi digitali individuali, ma con queste macchine usa e getta a disposizione di tutti. E alla fine rimangono agli sposi.

Un complesso jazz suona pezzi di Billy Holiday.

Fidel ci racconta di adorare Raffaella Carrà e Loredana Bertè. Noi gli raccomandiamo la Rettore. Gli raccontiamo dello spogliarello trash che abbiamo visto in tele all’ora del tg, e lui ci spiega che è un programma popolarissimo, presentato da un tale che è ritenuto il re dei talk show della televisione spagnola. Ma noi non lo conosciamo, esattamente come nessuno al tavolo conosce la De Filippi. Discutiamo sull’eventualità di fare conoscere il re dei talk show spagnoli alla De Filippi, che di sicuro in seguito all’incontro importerebbe la tetta nuda sulle reti Finivest

  • 1960 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social