Sorpresa albanese

Il gusto amaro che avevo in bocca ed il rollare dei motori che annunciavano la manovra di discesa verso la mia destinazione finale, mi hanno svegliato da quel torpore, frutto di una notte di divertimenti ed ore piccole, che mi ...

  • di franxx
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Il gusto amaro che avevo in bocca ed il rollare dei motori che annunciavano la manovra di discesa verso la mia destinazione finale, mi hanno svegliato da quel torpore, frutto di una notte di divertimenti ed ore piccole, che mi aveva catturato una volta seduto su questo colorato sedile.

Ho stropicciato gli occhi, stirato le membra stanche e subito mi sono reso conto che dal finestrino che spuntava curioso alla mia sinistra s'intravvedevano delle montagne scure e rigogliose contornate da un mare pieno d'azzurro e così vicino, e solo in quel momento mi sono guardato attorno ed allora ho visto tutte quelle facce bruciate dal sole e dalla fatica, ho sentito la forte fragranza di quei profumi dozzinali ed economici, ho scorto quegli occhi pieni di gioia, la gioia di tornare a casa ed allora tutto mi si è fatto più chiaro: stavo arrivando in Albania, una terra vicina eppure misteriosa che semplicemente aveva rapito i miei sensi e catturato la mia curiosità.

Ancora una manovra dell'aereo e quelle montagne sono diventate sempre più grandi e verdi e il mare più scuro ed intenso ed ecco che in un'istante mi sono trovato dinnanzi ad una bionda poliziotta che imprimeva un timbro bluastro sul mio passaporto, il mio benvenuto qui nella terra delle aquile, qui in Albania.

Una volta sbrigate le formalità doganali ho trovato la mia via d'uscita verso quel sole che splendeva possentemente e dove sono stato preso d'assalto da bambini in cerca di monete, occhi che cercavano famigliari ed amici e tassisti che offrivano i loro servizi. Montato su di una vecchia mercedes bianca mi abbandono pigramente su di un sedile consunto e strappato e spendo il tempo che ci vuole per arrivare a Tirana scrutando con curiosità il paesaggio che mi sfila davanti: asini e cavalli a spasso sulla strada, un bambino che mi saluta seduto sulla ringhiera arrugginita di un ponte, vecchie ossute che sembrano aspettare qualcuno che le venga a prendere e portare via da quel polveroso ciglio di strada, montagne secche e spoglie, fabbriche fattiscenti che sembrano debbano crollare da un momento all'altro, bunker militari mai usati e simbolo di una paranoica paura di un'invasione Italiana e campi; campi coltivati pieni di frutti e campi abbandonati a se stessi e diventati cimiteri per immondizie di ogni tipo. Pian piano questa campagna desolata e silenziosa mi abbandona e viene rimpiazzata da blocchi grigi e cupi di appartamenti che mi annunciano l'arrivo in una Tirana piena di gente a spasso a godersi una passeggiata domenicale, un gelato o chissà cos'altro.

Vengo scaricato davanti al Qendra Stefan, l'hotel dove risiederò per un paio di giorni e dove Josif il padrone mi accoglie calorosamente e mi confermerà poi la spontaneità e l'ospitalità di questo popolo, ma la mia voglia di conoscere Tirana è forte e dopo una rapida doccia ed un veloce cambio scendo in strada e m'immergo in queste strade ampie e malmesse, popolate di un vociare allegro e rumoroso che mi fa subito sentire bene e a mio agio.

Il mio tragitto mi porta a Piazza Skandenberg, il cuore di questa città dove un mosaico in pieno stile socialismo reale mi ricorda che io questa piazza l'avevo già conosciuta tramite i miei libri di geografia, e dove palazzi che sono reminescenze della triste ed inutile invasione fascista del '39 si mescolano ad edifici di perfetta matrice Stalinista, a statue di eroi del folklore popolare e ad una timida ma dignitosa moschea. I miei occhi scrutano ogni palazzo ed ogni suo dettaglio e possono solo immaginare la storie che hanno vissuto. Da Piazza Skandenberg proseguo per un viale dritto e lungo, Boulevard Deshmoret e Kombit, lasciandomi alle spalle l'Hotel Dajti costruito dagli Italiani durante l'occupazione e mai rinnovato, il parco cittadino popolato da una gioventù allegra e vivace, il museo di arte moderna, l'ex palazzo del Partito Comunista, l'insolito ex mausoleo a piramide di Enver Hoxha, il "padre" dell'Albania moderna e comunista, e vari edifici governativi fino ad arrivare al polveroso stadio Qemal Stafa

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Commenti
  1. ari_met
    , 11/4/2010 17:26
    deve essere stato sicuramente un viaggio stupendo, leggendo queste tue parole mi è venuta una voglia di visitare l'Albania.. Spero di andarci quest'estate!

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