Viaggio nella Terra delle Aquile

Due settimane in Albania tra Tirana, Mount Dajti, Durazzo e Kruje

  • di PieBua
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Proprio nel Museo Storico Nazionale è possibile avere una panoramica abbastanza completa della storia del posto, a partire dai primordi fino ad arrivare all'epoca contemporanea. Vengono toccati tutti i periodi più interessanti, compresa la dittatura dello scorso secolo. Riguardo quest'ultima si possono scrivere molte cose. A Tirana sono ancora ben visibili i segni lasciati da uno dei regimi più spietati della storia umana. Si tratta del periodo che va dal secondo dopoguerra fino ad almeno il 1985 ( la data conclusiva sarebbe da porre nel 1991 con il crollo dell'Urss), dominato in maniera indiscutibile da Enver Hoxha. In tutta l'Albania si trovano disseminati circa 170.000 bunker, un'enorme eredità di cemento lasciata da un quarantennio militarizzato terribile per la maggior parte degli albanesi. Nella capitale è possibile visitare diversi musei tematici che si focalizzano proprio su questa fase storica. I più importanti sono il Bunk'Art 1 e il Bunk'Art 2, costruiti direttamente dentro a due bunker sotterranei. Entrambi mostrano attraverso contenuti multimediali le varie sfaccettature di un mostro politico capace di uccidere migliaia di persone. I campi di lavoro, i metodi di tortura, lo spionaggio, tutto viene ampiamente documentato. È possibile leggere anche i nomi delle vittime certificate. L'esperienza politica di Hoxha è poco conosciuta in Italia, soprattutto a causa della esagerata chiusura del paese nei confronti del mondo esterno.

I segni della militarizzazione del territorio possono essere individuati facilmente anche fuori dalla capitale. Nella mia salita sul monte Dajti ho potuto scorgere molti bunker monoposto, spesso sepolti dalla vegetazione crescente.

Il monte Dajti, dall'alto dei suoi 1613 metri, è una sorta di balcone naturale sulla capitale e su tutto il territorio circostante. Un punto privilegiato da cui godersi una vista profonda. È possibile salire fino a quota 1050 metri con una comoda funivia, la Dajti Ekspres, che impiega circa 15 minuti. La partenza di questa si trova nella periferia di Tirana, quindi è facilmente raggiungibile con un taxi o con i mezzi pubblici. La salita a bordo della cable car è caldamente consigliata: si può apprezzare un paesaggio che varia drasticamente. Si passa infatti dai tetti delle case ai margini della città alla campagna, fino ad arrivare alla montagna pura nell'ultimo tratto.

Una volta giunti alla fine della corsa, si possono percorrere differenti sentieri. Il Mount Dajti si trova all'interno di un parco nazionale fondato nel 1960 e rappresenta un'attrazione tra le più amate dagli abitanti locali. Una natura ancora pressoché incontaminata rende questo genere aree protette tra le più apprezzabili in Europa. I due itinerari principali portano rispettivamente sulla punta del Mount Dajti e su quella del Mount Tujanit. Per gran parte dell'inverno, i rilievi montuosi della zona restano innevati, offrendo una cornice particolare a Tirana.

Un contesto completamente diverso, è quello di Durazzo, che ho avuto modo di vedere in una giornata fortemente piovosa. È il porto più importante d'Albania, oltre ad essere la seconda città del paese per numero di abitanti. Onestamente, non mi è piaciuta. Sarà che le condizioni meteo non erano delle migliori, sarà che nel mio immaginario mi aspettavo qualcosa di più. In ogni caso, come dicevo all'inizio, a volte "Non è la destinazione, ma il viaggio che conta". Il viaggio da Tirana a Durazzo è stata una vera avventura. A bordo di un pullman bianco degli anni '80, pieno di umanità, con i sedili morbidi e consumati dal tempo, mi sono spostato dalla capitale alla costa adriatica in circa 40 minuti di tragitto. Il prezzo era di soli 200 lek, meno di 2€

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