Viaggio nella Terra delle Aquile

Due settimane in Albania tra Tirana, Mount Dajti, Durazzo e Kruje

  • di PieBua
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Non è la destinazione, ma il viaggio che conta. Questo aforisma, spesso abusato, sposa perfettamente la mia ultima esperienza all'estero. Sono stato due settimane in Albania, sono partito da solo e sono tornato da solo. Sono partito incuriosito e sono tornato pieno di storie da raccontare. L'Albania, posso dirlo, è un paese davvero sottovalutato. Un paese che sa e che può offrire molto a chi decide di visitarla. Un paese che pare nascondersi tra le pieghe dei Balcani, perfettamente incastrato tra la Grecia e il Montenegro. Nella Terra delle Aquile le montagne e il mare, la bellezza e il degrado, la città e la campagna, la cultura balcanica e quella tipicamente occidentale, sembrano sposarsi perfettamente tra loro. Ne viene fuori un crogiolo di sensazioni contrastanti. In dodici giorni giorni ho avuto modo di respirare l'aria movimentata di Tirana e di vedere le onde dell'Adriatico incresparsi sul lungomare di Durazzo, ho assaporato storia che sa di Medioevo a Krujë e sono salito sul monte Dajti ancora innevato. Il bilancio complessivo è positivo. Sono tornato a casa consapevole di aver trovato una sorpresa. Consapevole soprattutto di voler tornare in Albania.

Ho avuto la fortuna di poterla vedere in un periodo generalmente poco frequentato come Marzo. Un meteo non ancora propriamente primaverile mi ha accompagnato per entrambe le settimane, con frequenti scrosci d'acqua a bagnare le strade. Ecco, a proposito di strade. Una delle cose che più colpisce uscendo un po' fuori dal centro urbano della capitale, è il manto asfaltato piuttosto precario. Qua e là numerose buche e pozzanghere fanno da cornice alle carreggiate, soprattutto in aperta campagna. Ho avuto modo di percorrere alcune di queste sia in macchina sia a bordo di pullman, e per la bellezza dei paesaggi di cui sono circondate meritano di essere battute.

La base dei miei spostamenti in terra albanese è stata la capitale, Tirana. Questa è una città da oltre un milione di abitanti, edificata su una piana molto ampia a ridosso di alcuni rilievi montuosi perfettamente visibili dal centro urbano. L'Adriatico dista a circa quaranta minuti di macchina, dunque è facilmente raggiungibile anche via mare. Tirana è gonfia di vita, nonostante il turismo non sia molto sviluppato. Gli alimentari quasi ad ogni angolo, i banchi di frutta e verdura, i cantieri aperti un po' ovunque, sono varie costanti che incontri camminando per il centro urbano. Piazza Skanderbeg è il fulcro di Tirana, il punto in cui tutto sembra convergere. Da lì passano le arterie principali della viabilità cittadina. E' davvero ampia e ben illuminata di giorno. L'ordine e la simmetria che la contraddistinguono stona con le numerose gru e gli scavi continui che si possono notare già ai suoi margini. Un enorme mosaico capeggia sulla facciata esterna del Museo Storico Nazionale, esso è intitolato semplicemente "Albania" e raffigura in modo emblematico un popolo dalla storia antica e millenaria come quello locale. Un popolo che discende dagli Illiri, vissuti nell'area balcanica fin dal VII secolo a.C. La piazza è dedicata a quello che è a tutti gli effetti un eroe popolare: Gjiergji Kastrioti Skanderbeg. Costui è stato un condottiero e patriota albanese, celebre per aver guidato militarmente l'esercito nella guerra contro gli ottomani nel XV secolo, uscendone ampiamente vittorioso. È presente una sua statua equestre, che è un simbolo della città, su un lato della piazza

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