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Balcani 2009

16/6/2009 Balcani 2009 Venerdì 29 Maggio Finalmente Balcani ! E’ da un mucchio di tempo che desideravo scrivere questa frase ed oggi posso scriverla, anzi lo faccio ancora una volta ed in modo liberatorio: Finalmente Balcani !! Appuntamento all’area di ...

  • di motoclaudio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

16/6/2009 Balcani 2009 Venerdì 29 Maggio Finalmente Balcani ! E’ da un mucchio di tempo che desideravo scrivere questa frase ed oggi posso scriverla, anzi lo faccio ancora una volta ed in modo liberatorio: Finalmente Balcani !! Appuntamento all’area di servizio dopo la barriera di Melegnano dell’autostrada del Sole per raggiungere Ancona dove alle 21.00 è previsto il traghetto della linea croata Jadroljnia che per 280 euro a testa ci porterà fino a Spalato e riporterà indietro martedì prossimo insieme alle moto e con l’opportunità di poter dormire pure in una tranquilla cabina doppia.

L’arrivo è previsto per le 7.00 a Spalato, poi strada costiera via Dubrovnick fino a Kotor nel Montenegro e arrivo a Tirana, capitale dell’Albania, dove alloggeremo la prima sera. Domenica attraversamento dell’Albania ed ingresso in Macedonia fino alla capitale Skopje dove faremo la seconda sera: poi saranno solo Balcani liberi in moto con l’unico vincolo di essere martedì alle 21.00 a Spalato per la partenza del traghetto di rientro in Italia.

Viaggio caldo e noioso in autostrada lungo i 450 chilometri per arrivare ad Ancona dove alle 18.30 inizia pure una fastidiosa pioggia che ci accompagna nelle procedure di imbarco movimentate solo da uno zelantissimo funzionario della guardia di finanza italiana che con urli e insulti obbliga tutti i motociclisti ad indossare il casco prima di effettuare la salita sulla rampa d’ingresso della stiva del traghetto.

Veloce assegnazione delle cabine prenotate in precedenza attraverso il sito internet della compagnia di navigazione e alle 22.15 non siamo ancora partiti nonostante abbiano già annunciato che si arriverà domani a Spalato alle 6.00 Cena mangiata per fame allo squallido ristorante della nave, pianto di bambino in corridoio, odore di gabinetti intasati, rumore di eliche in manovra, rollio di onde: il “viaggio” inizia qunado prendiamo possesso della nave, esplorandola mentre salpa. Tra gente che sistema scomodi materassini e una non sgradevole cena con tovaglia bianca, ci inebriamo del senso dell’avventura quando dal ponte osserviamo l’imbrunire e le stelle sferzati dalla brezza marina. Sembra di essere ai tempi dell’università quando si andava in Grecia, solitamente in “posto ponte”. Siamo pervasi da una gradevole sensazione di ignoto e di avventura. Buona notte a tutti ! Sabato 30 Maggio Scrivo queste note dalla terrazza dell’Hotel Tirana, affacciato proprio sopra piazza Skanderbeg centro nevralgico dell’Albania, ed animato a tutte le ore, dopo che abbiamo percorso più di 500 chilometri da Spalato. Siamo infatti arrivati con una vera puntualità svizzera e siamo riusciti a sbarcare e passare il controllo doganale per essere già sulla strada costiera alle 7.00. Fino a Dubrovnick è un susseguirsi di curve, cartelli con appartamenti e stanze in affitto e belle calette con spiagge sassose. Poi il panorama inizia a farsi più brullo e selvaggio per finire davanti alla zona del fiordo di Kotor dove se non si vuole percorrerlo sulla strada costiera un comodo traghetto con 1,5 euro permette l’attraversamento in meno di 10 minuti ed il risparmio di oltre 40 chilometri. Sostiamo brevemente nel centro di Podgorica, capitale del Montenegro, con la sua architettura ancora socialista ed i negozi con le firme italiane e poi di nuovo in moto verso il confine con l’Albania. Ci fermiamo in un bar trendy con poltrone in simil vimini, e la birra ghiacciata è un’ottimo refrigerio dopo i primi 300 km. La simpatica cameriera ci osserva con un pò di curiosità, veniamo da lontano e siamo evidentemente viaggiatori allegri che non accettano compromessi. “Claudio, stai solo attento alla testa !” è quello che mi dice il doganiere albanese restituendomi il passaporto e la carta verde non valida per circolare in Albania ma convinto che per il poco tempo che vi rimarremo dovremo stare sicuramente attenti al modo di guida spericolato e incosciente, peggiore solo in Kossovo come potremo constatare nei prossimi giorni. Alcuni chilometri di strada dissestata subito dopo il confine e la curiosità di alcuni abitanti al passaggio delle nostre moto, poi inizia la strada principale con la polizia che controlla tramite il telelaser la velocità fino ad arrivare alla periferia caotica di Tirana ed un enorme centro commerciale chiamato “Casa Italia”. Un ampio viale conduce direttamente alla famosa piazza di pianta quadrata delimitata ai lati dal palazzo dell’opera, quello della banca nazionale in puro stile fascista, alcuni ministeri ed il palazzo del congresso sormontato da uno splendido mosaico socialista che rappresenta le varie classi sociali presenti cinquanta anni fa in Albania: il soldato, il contadino, il burocrate, lo studente, l’operaio, la massaia ed il muratore. Al centro lo spazio occupato dal piedistallo della statua ormai rimossa di Hoxha è desolatamente vuoto. Due giovani e sorridenti impiegate ci accolgono alla reception dell’hotel, situato in uno degli angoli della piazza e con i suoi 15 piani fino a poco tempo fa considerato uno degli edifici più alti dell’intera Albania e incredule ascoltano il nostro percorso effettuato in un solo giorno per arrivare a Tirana, attraverso differenti stati balcanici. Piacevoli sono i dintorni della piazza, dove andiamo per un aperitivo e per la cena a base di carne alla griglia ai margini del parco cittadino Rinia frequentato da famiglie con i bambini che giocano sull’erba ben tenuta. Moltissimi sono gli albanesi che parlano l’italiano e sono ben felici di poterlo parlare con noi spiegandoci anche il loro astio verso la vicina Grecia che oltre ad essere stata paese invasore aveva chiuso le frontiere negli anni dell’esodo successivo al crollo dell’ex Yugoslavia, sparando su coloro che volevano entrarvi, al contrario dell’Italia che fin dal 1991 aveva accolto le barche ed i gommoni stracarichi di disperazione e speranza

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