A spasso per il sud dell'Africa

Un viaggio zaino in spalla di seimila chilometri percorsi con qualsiasi mezzo attraverso cinque stati

  • di Federico Giotti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il diario che vi presento, descrive la seconda parte di un viaggio di 45 giorni nel Sud dell'Africa. Ho preferito dividere in due puntate il racconto, altrimenti troppo lungo e prolisso. Questa parte della vacanza l'abbiamo affrontata quasi esclusivamente zaino in spalla, a differenza della prima, dove abbiamo utilizzato un’auto a noleggio per gli spostamenti.

22 gennaio 2013, partiamo alle 16 con un bus della Intercape dalla stazione dei pullman di Pretoria, diretti a Johannesburg e poi a Bulawayo, in Zimbabwe. Abbiamo dovuto richiedere il visto per lo Zimbabwe direttamente all’ambasciata di Pretoria nei giorni precedenti, poichè non è possibile farlo direttamente in frontiera. Il costo è stato di circa 60 euro.

Viaggiamo tutta la notte e arriviamo a Bulawayo alle 8.30. Riusciamo a trovare una coincidenza per Victoria's Falls con un bus della Pathfinder alle 14. Girovaghiamo in attesa del pullman per la città rodesiana, ma a parte una piccola zona in stile coloniale britannico, non c’è nulla da vedere.

Il bus, perfettamente in orario, lascia la città di Bulawayo e dopo pochi minuti, usciti dal centro città, ci immettiamo su una lunga strada che per ore e ore attraversa una fitta boscaglia. Facciamo una pausa al Ngwane Lodge, stupendo resort immerso nella savana e avvistiamo alcuni elefanti. Proseguiamo molto veloci verso Vic Falls: ogni tanto appaiono villaggi con capanne e alberi di baobab a spezzare il monotono paesaggio, che da più di trecento chilometri ci sta accompagnando. Mano a mano ci avviciniamo a Victoria's Falls, più si fanno numerosi i villaggi e la gente che si incontra lungo la strada e che ci saluta. Anche la vegetazione è cambiata: molto più fitta e verde! Finalmente alle 20 siamo a Victoria's Falls! Troviamo subito un ostello e, stanchi per il lungo viaggio, andiamo a riposare! Un costante fragore fa da sottofondo alla notte africana: le cascate Vittoria sono a pochi chilometri da qui!

La sveglia il giorno seguente suona presto, anzi non suona proprio: non è nemmeno necessaria, vista la voglia di andare a vedere uno dei più begli spettacoli della natura. Il biglietto d'ingresso non è proprio regalato: 25 euro a persona non sono pochini, ma una volta entrati, dopo alcuni minuti, ci troviamo di fronte alla cataratta di sinistra e ci dimentichiamo tutto. La doccia è assicurata, soprattutto dal punto panoramico frontale, visto che lo spostamento d'aria prodotto dalla cascata, crea una pioggia a raffiche. Impensabile non avere un kway. Come due pazzi, bagnati fradici, ridiamo e continuiamo a fotografare cercando lo scatto migliore, immortalando ciò che rimarrà nei nostri cuori in eterno.

Usciamo dal parco lato Zimbabwe e ci dirigiamo, zaino in spalla, dalla parte opposta, in terra zambese. Attraversiamo il ponte di ferro sospeso sul fiume Zambezi e sbrighiamo le pratiche doganali. Otteniamo il visto direttamente in dogana (50 dollari) e dopo neanche mezz'ora siamo in Zambia. Entriamo nel parco di Mosi-Oa-Tunya, poco più economico del lato zimbabwano (20 dollari americani) e siamo dalla parte destra delle grandi cataratte! Da qua lo spettacolo è ancora più stupendo: le passerelle portano proprio davanti alle cascate centrali e si possono ammirare in tutto il loro splendore, anche in questo caso con una doccia assicurata. Un'enorme massa d'acqua si tuffa con un salto di 130 metri, largo circa un chilometro e mezzo: l'unica cosa che si può fare è fermarsi, prendersi una lunga pausa e contemplare la potenza e la bellezza della natura. Alla fine dobbiamo lasciare questo spettacolo per tornare alla civiltà e soprattutto per trovare un posto dove passare la notte. A Livingstone troviamo un ostello.

Il giorno seguente cerchiamo un passaggio per Kazungula, villaggio di confine, posto sul fiume Zambezi, unico punto di transito per arrivare in Botswana senza sconfinare in Namibia. Ci carica un ragazzo che si improvvisa tassista: per 5 euro ci scarrozza per ottanta chilometri e ci porta persino a visitare un villaggio. Affamati, ci fermiamo in una locale, dove mangiamo una specialità zambese: lo nshima, una specie di polenta, fatta col mais e cotta in una pentola di terracotta per ore e, nel nostro caso, servita con del pesce

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