Valle del Wakhan tra wakhi e kirghisi

VIAGGIO AFGANISTAN • VENERDI 30 LUGLIO 2004
E' alle 3.30 del mattino che lo squillo della sveglia mi fa sobbalzare dal letto ed iniziare così questa nuova avventura. Avrei per la verità un po' di sonno. I preparativi degli ultimi giorni ...

  • di Viandante47
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VIAGGIO AFGANISTAN • VENERDI 30 LUGLIO 2004
E' alle 3.30 del mattino che lo squillo della sveglia mi fa sobbalzare dal letto ed iniziare così questa nuova avventura. Avrei per la verità un po' di sonno. I preparativi degli ultimi giorni mi hanno impegnato molto. I controlli dei materiali fatti più volte, i problemi con i pesi che alla fine risultano sempre eccessivi: cosa togliere, cosa aggiungere. Alla fine poi chiudo tutto e sarà poi all'arrivo che verificherò se nulla è stato dimenticato. Ciò che manca sarà comperato sul posto. La corsa in macchina fino a Schio per prendere Gianni e Daniela. Mustafà che arriva alle 4.00 per accompagnarci fino a Verona e riportare la macchina a Bassano. La strada per Schio è veloce e in meno di mezz'ora siamo a casa dei compagni di viaggio. E' cambiata parecchio quella strada che tante volte avevo percorso per andare lavoro. Le indicazioni che Gianni mi aveva dato il giorno precedente non sono sufficienti per portarmi a destinazione devo ricorrere alle moderne attrezzature che la tecnologia mi mette a disposizione (cellulare) per farmi guidare nell'oscurità di Schio. Si caricano i voluminosi bagagli dei compagni di viaggio. Si sposta, si spinge si modificano le sistemazioni ed alla fine, un po' sulle ginocchia, un po' sotto ai piedi riusciamo a caricare il tutto. Poi via una veloce corsa fino a Verona. Benché sia il giorno d'inizio delle vacanze estive il traffico è contenuto e sonnolento. Non si è ancora mosso il grande flusso dei vacanzieri. Arriviamo perciò velocemente all'aeroporto e procediamo subito al disbrigo delle pratiche per l'imbarco. Come prevedevo superiamo di parecchio il peso che ci è concesso portare (33 KG) ma una gentile ragazza del check in ci fa pagare un sovrappeso di soli 7 kg. Imbarchiamo il tutto con destinazione Istanbul. Non possiamo fare l'imbarco diretto per Kabul non essendo in possesso dei biglietti per tale destinazione perché dobbiamo ritirarli alla Ariana di Istanbul. Al nostro arrivo ad Istanbul, per il ritiro dei bagagli ed il loro reimbarco , dobbiamo pagare il visto di ingresso in Turchia di 10 € a testa. Sarà la prima delle probabili gabelle che dovremo certamente pagare anche in futuro. Finalmente riusciamo a ritirare i bagagli ed i biglietti, ed alle ore 21.30 siamo i primi a fare il check in ed a ritirare le carte di imbarco. Con sorpresa notiamo che il volo anziché partire all'1.30 come previsto, parte alle 23.45, di conseguenza anche l'arrivo a Kabul sarà anticipato. La vettura della cooperazione Italiana con Falcone sarà all'aeroporto alle 9.00. Dovremo aspettare. Il viaggio si svolge regolarmente con un dignitoso aereo della compagnia di bandiera Afgana. Non è pieno , parecchi sono i posti vuoti. Ciò che colpisce maggiormente è la totale assenza di personale di servizio femminile. Le poche donne a bordo sono delle occidentali e qualche afgana tra i passeggeri. Tutte all'approssimarsi dell'arrivo provvedono a coprirsi il capo con veli e fazzoletti.

• SABATO 31 LUGLIO 2004
E' l'alba del sabato (ore 6.00) quando tocchiamo il suolo Afgano e confesso con una certa emozione. E' la prima volta che mi succede. Certamente le notizie che ho acquisito in tutti questi anni dalla stampa e dalla televisione hanno condizionato il mio stato d'animo al momento dell'arrivo. Mi sento in una condizione di vigile attenzione nello spostarmi anche all'interno dell'aeroporto. Al contatto poi con la realtà locale tutto si tranquillizza. Mi sembra di essere in uno dei tanti aeroporti del terzo mondo già altre volte utilizzati. E' vero che qui si nota una maggiore presenza di velivoli militari. Ciò che colpisce invece è la non rara presenza di occidentali che molto spesso sono accompagnati in auto per la partenza con la scorta di guardie del corpo in pieno assetto di guerra, protetti da giubbetti antiproiettile ed armati con i mezzi più moderni. Non so se sbaglio ma ciò mi da l'impressione di un eccesso di prudenza e solo una esibizione di forza e potenza militare. A me sembra tutto tranquillo. Le persone sono cordiali e gentili. Se posso fare un paragone mi sono sembrati più duri ed arcigni i poliziotti turchi che non quelli Afgani. Al nostro arrivo come immaginavo non abbiamo trovato la macchina a riceverci. Siamo arrivati con circa 3 ore di anticipo. Decidiamo di attendere l'ora stabilita per l'appuntamento. Nell'attesa giro un po' per l'aerostazione. Esploro questo primo angolo di Afganistan e subito noto i primi segni di quella tipica incuria e cattiva manutenzione che caratterizzano questi poveri paesi. Gli arredi malconci, i muri sbrecciati, soffitti che portano ancora i segni dei vecchi scontri che ci sono stati in questi luoghi, serramenti sconnessi con sozze vetrate con attaccata ancora la polvere di chissà quanti mesi. Ad una di queste stanno lavorando due individui armati di luridi stracci che intingono in una bacinella di acqua color fango. Non riesco a capire se il loro compito sia quello di pulire la vetrata o spalmare la polvere ad essa attaccata impregnandola del lerciume dei loro stracci. Nell'indifferenza generale continuano a svolgere imperterriti il loro lavoro. Tra il via vai continuo di chi arriva e parte, tra i saluti e le lacrime della gente scruto in continuazione il piazzale antistante gli arrivi alla ricerca della nostra macchina. All'ora stabilita non è arrivato ancora nessuno. Chiamo più volte col telefono l'Ambasciata Italiana ma il funzionario che avevamo contattato dall'Italia risulta irreperibile. Durante uno di questi tentativi, vengo fermato da una signore che parla la mia lingua e si presenta come colonnello dell'esercito italiano, il quale sentendomi parlare nel suo stesso idioma ed intuendo che stavo colloquiando con l'Ambasciata Italiana, si offre di portarci con la sua vettura alla sede dell'Ambasciata. Nel ringraziarlo per la sua cortesia gli spiego che sto cercando di contattare Falcone della Cooperazione Italiana perché con lui eravamo d’accordo di incontrarci all'arrivo. Fortunatamente il colonnello conosce il numero del suo cellulare ed in pochi minuti lo contattiamo. Finalmente riesco a parlargli e mi avvisa che sarebbe giunto da noi entro pochi minuti. Scopro poi al suo arrivo che era già venuto all'aeroporto all'ora stabilita ed avendo saputo che il volo era arrivato con tre ore di anticipo ha pensato che fossimo già andati all'hotel e quindi è ritornato in città. E pensare che quando è arrivato ci aveva anche notato ma non aveva pensato di contattarci!!!. Arriviamo finalmente al nostro hotel Kabul Inn dove troviamo la macchina prenotata per noi e dove dopo una breve chiacchierata e bevuta di the decidiamo di riposarci un po' fino alle 17.00. Andremo poi al suo ufficio per concordare assieme i piani futuri e per organizzare la cena per la sera in compagnia di alcuni suoi amici italiani e con Alberto Cairo della Croce Rossa Internazionale. All'ora stabilita ( 17.00 ) ci troviamo con Gianni e Daniela per andare presso l'ufficio della Cooperazione a trovare Fabrizio Falcone. Rimaniamo li fino alle 19.30. Ci presenta alcuni suoi collaboratori locali ed italiani. Programmiamo il nostro itinerario di visite ed incontri per i giorni seguenti. Ci fissa l'appuntamento con i responsabili dell'AKDN ( Aga Kan Development Network) e si stabilisce per domani sera la cena con Cairo ed amici. Con un suo collaboratore del Panjir si programma un incontro per il nostro rientro a Kabul con i famigliari di Massud ed una visita alla vicina valle del Panjir. Siamo un po’ stanchi per viaggio e decidiamo di rientrare in albergo. Daniela corre direttamente a dormire mentre io Gianni consumiamo una breve cena al ristorante dell'albergo. Rimaniamo a chiacchierare del nostro progetto di viaggio e delle idee per il futuro. Delle necessità che i nostri attuali e futuri progetti abbiano tutti delle finalità di carattere umanitario. Che il viaggio non sia fine a se stesso, che abbia un proseguo anche con possibili sviluppi in un rapporto futuro. Commentiamo anche le notizie avute da Fabrizio sulla gente locale e sugli interventi umanitari. In loco si parla di interventi notturni fatti dagli aerei americani diffondendo pesticidi sui campi di papaveri rendendo non più coltivabile tutto il territorio per un lungo periodo. Di notte si sentono gli aerei volare sulle campagne ed una sottile pioggia cade su tutto. Il terreno risulterà poi inquinato e non solo per i papaveri sarà impossibile la coltivazione. Parliamo e commentiamo queste ed altre notizie. Alla fine la stanchezza prende il sopravvento e decidiamo di andare a dormire

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