Guerrieri, santi, pecore e zafferano

Patrizio fra meraviglie storiche e naturali nel cuore dell’Abruzzo

TENET in latino significa “contiene” o “governa”. OPERA in latino significa creare, “ogni opera della creazione”. ROTAS in latino significa “ruota” (o movimento terreno, agire umano).

IL MISTERO DEGLI ANTICHI COSTRUTTORI

Quindi, ecco i possibili significati: “il Creatore delle terre tiene, cioè governa, le ruote celesti”. Oppure, “il seminatore sul suo carro fa funzionare le ruote e crea, produce opere” (fornendo un senso più legato all’agricoltura). Comunque sia, vuol dire “fatto a regola d’arte”. È stato trovato un Sator persino nei resti di Pompei, anche se la maggior parte degli edifici in cui è contenuto un Sator risale all’epoca medievale. Lo si trova in costruzioni sacre che hanno qualcosa a che fare con l’ordine dei Templari. C’è soprattutto una lettura alchemica del Sator, che parte da considerazioni di carattere geometrico, non dimenticando che per i costruttori e sapienti edificatori di templi e costruzioni sacre, la geometria aveva un’accezione religiosa. Probabilmente il Sator è una sorta di “regolo” geometrico-architettonico che ha permesso di costruire le facciate delle chiese in modo da ottenere sempre forme diverse, ma in proporzione armonica tra loro e con l’uomo. Quindi, anche se il Sator rimane a tutt’oggi un oggetto misterioso, può essere considerato uno strumento operativo (e quindi concreto) utilizzato dagli antichi costruttori per dare alle loro opere proporzioni “auree” di geometria sacra, espressione dell’armonia universale. Ma da dove viene? Fa riferimento a una setta, o corporazione di “iniziati”? È un vero, affascinante mistero, nascosto nella semplicità di una chiesetta lungo le rive di un piccolo fiume ameno…

SANTI E GUERRIERI

Non è un caso se il progetto di Paolo, dei naturalisti-canoisti e degli altri enti locali di promozione turistica si chiama Santi e Guerrieri. Qui siamo nel territorio di Capestrano, cittadina resa famosa dalla scoperta del Guerriero di Capestrano, celebre statua databile al VI secolo a.C. ed esposta a Chieti, nel Museo archeologico nazionale d’Abruzzo. Se ne può ammirare una copia qui a Capestrano, nel Castello Piccolomini. Risale appunto al VI secolo a.C., ma è stato scoperto da un contadino nel 1930. Il guerriero di Capestrano è… strano: ve lo ricordate? È grande, alto circa due metri, con un gran cappellone (pare sia un elmo da parata) e una forma del corpo un po’ rotondeggiante, vagamente femminea. Visitando la valle, che scorre tra massicci di origine calcarea (a Nord le alture di Rocca Calascio e Castel del Monte, a Ovest la Serra di Navelli, fino a scendere giù, nei pressi di Bussi sul Tirino, con Monte Cornacchia e Monte Scuncole, seguendo la dorsale del Gran Sasso) c’è comunque grande abbondanza di borghi e castelli da visitare. Oltre al Castello Piccolomini di Capestrano, c’è il Castello dei Duchi di Cantelmo di Bussi sul Tirino, la zona archeologica di Capestrano (dov’è stato appunto rinvenuto il “Guerriero di Capestrano”) e poi la Chiesa di Santa Maria di Cartignano. Come ben potete immaginare, la mia attenzione si è poi rivolta al territorio agricolo. La valle è piena di colture e produzioni enogastronomiche, perché il Tirino sarà anche bello, ma è soprattutto utile: lungo il suo corso è pieno di orti, storicamente chiamati “padure” e “cannavine”, con i loro particolari sistemi di irrigazione attraverso i canali che prendono l’acqua proprio dal Tirino. Oltretutto, il fiume dona alla valle un microclima mediterraneo che nell’area di Ofena, definita “Forno d’Abruzzo”, perché è “caldino”, favorisce la coltivazione della vite, da cui il famosissimo Montepulciano d’Abruzzo

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