Guerrieri, santi, pecore e zafferano

Patrizio fra meraviglie storiche e naturali nel cuore dell’Abruzzo

 

Se vi dico la parola “tirino”, cosa vi viene in mente? In alcuni dialetti (ad esempio quello bolognese), il tirino è una sorta di bacetto, uno schiocco di labbra di apprezzamento per una bella ragazza. In ogni caso, viene in mente qualche cosa di grazioso, di piccolo, di delicato. E il Tirino, che in realtà è un fiume abruzzese, tiene fede a tutti questi pregiudizi positivi: è piccolo (normalmente ha una portata limitata), scorre per pochi chilometri (meno di 30), è graziosissimo e dolcissimo e le sue acque e sono incredibilmente limpide. È timido e si limita a subire le vicende della storia del suo territorio: dopo i lavori del traforo del Gran Sasso, pare abbia subito una diminuzione del flusso delle sue acque verdi-azzurre, ora invece col terremoto e la modifica delle falde pare che abbia ripreso a scorrere più ricco. Il suo nome deriva da Tritano, e si riferisce alle sue tre sorgenti, che lo fanno nascere nella provincia dell’Aquila, per poi farlo finire in quella di Pescara, appunto come affluente del fiume Pescara. Siamo sotto al Gran Sasso, naturalmente all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Io, che notoriamente non sono uno sportivone, ho fatto un po’ di rafting lungo il suo corso, a bordo di canoe canadesi col gruppo di Paolo Setta (che ha promosso un progetto di valorizzazione del territorio con la Cooperativa Il Bosso, Wolftour discover Abruzzo, Viaggiatori nel Parco e altri, e collabora concretamente anche con enti, scuole, operatori turistici ed associazioni per diffondere la sensibilità ecologica, divulgare la cultura scientifica, promuovere la conoscenza dell’ambiente e del territorio e sviluppare programmi per il turismo sostenibile e responsabile) e vi assicuro che navigare e pagaiare sul fiume è stato divertente, sicuro e rilassante. E ricco di sorprese…

Il sedano d’acqua

Il Tirino è appunto azzurro-trasparente per la sua acqua, ma è soprattutto verde, sulle sponde e anche sotto l’acqua. C’è ovunque una rigogliosa vegetazione sommersa ed emersa: lungo la riva, salici bianchi, pioppi neri, canne di palude ecc… Grazie alle acque limpide e cristalline, che lasciano penetrare i raggi del sole per diversi metri sotto il pelo dell’acqua, sul letto del fiume ci sono tappeti di sedano d’acqua che realizza la fotosintesi clorofilliana anche se immerso. In passato, questa pianta veniva utilizzata sia come alimento per l’uomo che come foraggio per il bestiame. La bassa temperatura del fiume e la gran quantità di ossigeno sono un habitat perfetto per la trota e il gambero di fiume (c’e n’è una varietà autoctona del Tirino, prezioso bio indicatore ecologico). Per fortuna ci sono i vincoli del Parco Nazionale del Gran Sasso, che preservano questa zona naturalistica davvero sorprendente. Pare che sulle sponde ci siano ancora un sacco di animali selvatici: la folaga, il tuffetto d’acqua, il moriglione, lo svasso, il fischione e le garzaie assieme agli aironi cenerini. Ma io non li ho visti: troppo impegnato a non rovesciare la canoa con una pagaiata sbagliata… Ma viceversa, una cosa l’ho vista bene: giusto vicino al corso del Tirino mi sono imbattuto nella Chiesa di San Pietro ad Oratorium. Risale circa al 7-800 d.C. e l’hanno costruita i Longobardi, poi è stata rifatta e restaurata nel 1100, e da allora è stata un’importante abbazia, vista la sua posizione strategica lungo la valle. Il Tirino comunque deve avere un suo caratterino, se è vero che dell’abbazia non è rimasto niente, distrutta dalle sue piene…

Il Sator

La chiesa è deliziosa, con le sue linee romaniche essenziali, perfettamente inserita nella natura. Ma la sua particolarità sta soprattutto in una sorta di lapide, fissata (capovolta) sulla facciata, a fianco del portale, con incise cinque parole: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR. Queste parole possono essere lette indistintamente da sinistra a destra e viceversa, ma anche dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, una sorta di Teletris… Se anagrammate, formano la parola PATER NOSTER, ma è solo un depistaggio. Questo “segno”, chiamato appunto Sator, è stato spesso scoperto incastonato nella pietra, sul fianco di chiese e templi antichi e antichissimi, sparsi lungo tutta l’Europa. Se lo si osserva, la parola TENET compone una croce al centro ed è l’unica che non varia in qualsiasi verso la si legga. La parola SATOR in latino significa “creatore” o “seminatore” o “contadino”, AREPO è l’unica parola non latina, non si trova in alcuna lingua antica, ma qualcuno ha voluto farla risalire al termine celtico àrepos, che vuol dire “carro” o “aratro”

  • 1393 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social