Il Sal 8 di Syusy... Alla turca

Syusy non si ferma mai. E quando non va lei stessa alla montagna, porta la montagna a casa! <strong>Giovedì 8 giugno</strong> inaugura a Bologna il "<strong>Sal 8 di Syusy</strong>", un salotto alla turca (non solo per l’ambientazione arabeggiante) dove organizzare ...

 

Syusy non si ferma mai. E quando non va lei stessa alla montagna, porta la montagna a casa!

Giovedì 8 giugno inaugura a Bologna il "Sal 8 di Syusy", un salotto alla turca (non solo per l’ambientazione arabeggiante) dove organizzare mostre, incontri, seminari, confronti su temi sempre diversi legati all’interculturalità. Siete tutti invitati al 13 di piazza S. Stefano per il primo di questi appuntamenti, a partire dalle 19.00. Una mostra di manufatti dell’Asia Centrale, frutto dei recenti viaggi di Syusy in Medioriente, e un incontro con ospiti sullo Sciamanesimo.

Per introdurre fin da ora il tema, qualche indicazione fornita da Aykan Begendi, studioso dei linguaggi della tradizione tessile asiatica, da sempre esperto conoscitore e mercante dei tappeti che ne custodiscono il segreto: Decorare una superficie chiara di stoffa soddisfa l’istinto creativo, ciò è evidente soprattutto in Asia Centrale, dove l’abilità nel ricamo è intrinseca alla cultura e dove i motivi e i colori sono diversi a seconda delle origine etniche delle ricamatrici. Una donna, sia che viva in un villaggio che in una tenda nomade, gode di prestigio a seconda delle sue abilità e della quantità dei suoi ricami. Quest'arte è appresa dalle ragazze fin dall'infanzia, trasmessa dalle madri e dalle donne della famiglia. In una società in cui la figura femminile è valutata soprattutto come moglie e governante della casa, il ricamo non attesta solo la sua abilità e il suo impegno, ma anche il piacere dell’espressione personale e della creatività individuale. Tale creatività è evidente nell’abbondanza di superfici ricamate che circondano la vita quotidiana. Perfino i vestiti e i tessuti più funzionali sono decorati: i paramenti che coprono le tende o i muri di fango, i cuscini, le coperte per le culle e per i letti, i tappeti e le borse. Perfino le imbracature per gli animali sono ricamate, gli scialli e i veli per coprire il capo delle donne, i bustini e le tuniche, i polsini e le maniche, le cavigliere e certamente gli orli delle gonne. Molti indumenti sono inoltre abbelliti da amuleti, perline, dischetti metallici, bottoni e cerniere. Spesso, agli ospiti viene addirittura offerto un pezzo di tela ricamata come segno di amicizia, o come talismano portafortuna per il viaggio. Nella loro abbondanza, come i fiori in primavera, i ricami portano una stravaganza vitale e colorata in un modo di vivere che risponde a un alto grado di conformità.

Il ricamo è il solo artigianato femminile che preserva i motivi tradizionali della tribù. Soprattutto presso il pastoralismo nomade, questi motivi sono largamente basati sui tradizionali simboli dello sciamanismo e delle forme naturali. I simboli dell’islam e delle forme d’arte "straniere" sono più evidenti nei disegni dei ricami urbani. Sebbene esista una forte individualità tribale nel tipo di punto usato, che in gran parte detta lo stile del modello da libero a geometrico, molti modelli sembrano aver subito cambiamenti impercettibili durante i secoli. Nella tessitura poi vengono impiegati tutti i tipi di filo: quello metallico nelle botteghe urbane, quello di lana, di cotone e di seta.

Una forma d'arte molto particolare è quella dei Suzani: dei ricami usati come grandi tendaggi per separare le alcove per dormire, oppure come coperte. Provengono da un’ampia area che comprende l’Uzbekistan, tradizionalmente facevano parte della dote delle giovani. Il disegno compariva da quattro o sei sottili strisce di cotone intessuto, ognuna delle quali era data a una diversa ricamatrice della famiglia, per poi cucirle tutte insieme. Questo spiega il leggero disallineamento dei disegni che spesso risulta come effetto finale. A fianco del "Sal 8 di Syusy", nella Nipple Gallery, potete visitare anche "Alma", la mostra personale del fotografo Roberto de Paolis. Il giovane artista romano nella sua prima mostra a Bologna presenta un gruppo di lavori della sua più recente produzione. Dice Giovanni Pintori: Le opere realizzate appositamente per gli spazi della galleria sono prodotte con particolari tecniche di ripresa fotografica stampate poi su un supporto vinilico trasparente di grandi dimensioni. Stampare su materiali trasparenti è stata la chiave di volta di questa ricerca, la naturale collocazione spaziale di un’immagine già essa stessa trasparente, ora, finalmente rappresentata senza fondi né fondali, libera di agire in uno spazio illusorio proprio. Queste opere, il soggetto nel compimento della sua azione, ci svela incessanti reincarnazioni di sé generate dal distillato scorrere della luce e del tempo, con i quali vengono registrate e deposte nel vuoto, intime relazioni tra l’artista e la sua opera. Bolognesi e non, partecipate numerosi! Se siete interessati a ricevere via e-mail segnalazioni sulle prossime iniziative, scrivete a redazione@velistipercaso.It e lasciate un indirizzo di posta elettronica come contatto. Preso nota delle coordinate?

Giovedì 8 giugno. Piazza S. Stefano 13, Bologna. Citofonate e... Chiedete di Syusy!

La Redazione

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