Viaggi fai da te? La risposta di Pat

<strong>Pubblichiamo le-mail che ci ha scritto Dario:</strong> <em>Simpaticissimi amici non so quando e se leggerete questa mail in ogni caso se qualcuno è demandato a rispondere per voi deve sapere che la mia dimostranza a voi rivolta è la seguente: ...

Pubblichiamo le-mail che ci ha scritto Dario: Simpaticissimi amici non so quando e se leggerete questa mail in ogni caso se qualcuno è demandato a rispondere per voi deve sapere che la mia dimostranza a voi rivolta è la seguente: perché insistete e accelerate questo processo già in atto di chiusura delle agenzie di viaggio? Infatti con la rubrica del "fai da te" all'interno del vostro sito non fate altro che peggiorare la già precaria situazione degli agenti di viaggio.

Non basta andare alle falde del kilimangiaro per consigliare di non rivolgersi alle agenzie di viaggio, ora anche voi, eh no! Siamo in tanti a seguirvi e a consigliare ad altri di fare altrettanto ma tutto l'entusiasmo che ci accompagnava all'inizio lo stiamo usando ora per disincentivare chiunque nel leggere il vostro sito o guardare le vostre trasmissioni. Con rammarico Dario E la risposta pubblica di Pat: Caro Dario, non sono d'accordo. Noi non incentiviamo in nessun modo il tramonto della funzione fondamentale dell'Agenzia di Viaggio. A me capita, anzi, di lavorare attivamente sia assieme ai Tour Operator che alle Agenzie. Mi è capitato per esempio di condurre una serie di seminari in cui i Tour Operator incontravano le Agenzie, e raccontavano loro il senso delle proprie proposte, per mettere appunto le Agenzie nelle condizioni migliori di venderle al pubblico, mediando nel modo giusto, con un minimo di competenza. Quando qualche radio o TV o giornale mi intervista non manca mai la domanda sul "turista fai da te" e io non ho dubbi nel NON consigliare di fare da soli a priori. Secondo me infatti un turista che va all'avventura corre molti rischi. Il più banale è quello di stare in un posto e di vedere e capire la metà di quello che capirebbe se fosse organizzato almeno in parte e magari accompagnato da una guida. Nei nostri viaggi televisiva questa figura fondamentale è SEMPRE in primo piano. Poi, naturalmente, ci sono posti e posti. Per esempio, andare in Yemen da soli è da pazzi, non per problemi di sicurezza (è un posto sicurissimo) ma per problemi contingenti di burocrazia e soprattutto per un problema di comprensione di un Paese meraviglioso ma complesso. Andare in Egitto da soli è inutile: si finisce per fare il solito tragitto ma senza la dovuta organizzazione, tanto vale rivolgersi ad una Agenzia.

In Polinesia invece, secondo me, bisogna stare attenti alle proposte turistiche "chiuse" che spesso sono inutilmente esose, mentre viceversa magari le pensioni familiari da trovare in loco sono convenienti. Eccetera eccetera. Certo: tutto questo prevede che l'Agenzia sia il terminale competente e consapevole del Tour Operator e che abbia gli strumenti per funzionare da vero consulente del turista che spesso non sa esattamente cosa vuole e va indirizzato. In questo senso il lavoro dell'Agenzia è delicato: se mandate la gente nel posto sbagliato, o perché non sapete bene cosa implichi il viaggio oppure perché vi basta vendere il viaggio a tutti i costi, rischiate poi che il cliente si lamenti. In realtà dovete essere un po' psicologi per capire uno cosa vuole, che cosa si aspetta, che cosa ha investito emotivamente in un viaggio. E dovete essere un po' sarti: per cucire il viaggio su misura addosso al cliente. Dirò di più: un viaggio non è semplicemente un vestito che deve calzare a pennello, un viaggio è come un paio di scarpe, se le scegli della misura sbagliata sono proprio dolori! Quindi come vedi nella difesa della funzione dell'Agenzia, sfondi una porta aperta.

Dopodiché non puoi accusarci di affossare le agenzie perché pubblichiamo gli itinerari e le esperienze dei nostri lettori! Se le agenzie vogliono sopravvivere alla sfida di internet devono rilanciare, offrire di più e meglio, specializzarsi, rapportarsi meglio sia al tour operator che ai clienti, offrire contesti culturali più profondi (librerie, videoteche, film girati nei posti), consulenze e servizi che uno da solo non può procurarsi, proposte alle aziende ecc ecc. E poi, soprattutto, prima di lanciare accuse o allarmi, facciamo una minima analisi dei target: coloro che vogliono "fare da sé" per partito preso, in termini di mercato e di segmento socio-economico non sono molti, ed essendo comunque ben motivati a farlo non sentono ragioni. E rappresentano pur sempre una possibile fascia di clienti a cui vendere magari non il pacchetto tutto compreso, ma magari il viaggio aereo+una notte in albergo oppure il drive&fly (o come si dice) o altre proposte flessibili, quando ce ne sono.

Purtroppo la crisi del turismo c'è, ma credo abbia ben altre ragioni.

Ciao, a presto Patrizio

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